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Apple: crei un ebook con Author? Non avrai altro venditore al di fuori di me

FEDERICO GUERRINI
Non è la prima volta che Apple viene criticata per l’impostazione totalmente autarchica e chiusa dei suoi prodotti. Qualche tempo fa, il guri del free software Richard Stallman ebbe a rallegrasi, con un’espressione infelice, per la “fine dell’influenza negativa di Steve Jobs sul mondo del software”. Ma la visione di Jobs di un universo cibernetico il più possibile centralizzato in cui la Mela è arbitra e signora di tutto ciò che accade al suo interno sembra essere sopravvissuta alla grande al suo fondatore. Ne sono testimoni alcune clausole inserite quasi di soppiatto nell’Eula, la licenza di utilizzo del suo ultimo, magico prodotto, iBooks Author, un software in grado di semplificare all’estremo il processo di creazione di un ebook. Nella sezione 2b dell’accordi di licenza con l’utente finale, c’è un paragrafo che ha fatto sobbalzare molti, in particolare la frase: “se il tuo lavoro (l’ebook, n.d.a) è distributo dietro un corrispettivo, potrai distribuirlo soltanto attraverso Apple”.

Un po’ come se Microsoft chiedesse i diritti Stephen King ogni volta che questi scrive un romanzo con Word. Qualcuno – Ed Bott di Zdnet – ha definito per questo motivo l’Eula “incredibilmente avido e malvagio”. Avido, perché dietro tutta questa strategia c’è l’ansia della Mela di prendersi il 30 % del ricavato di qualsiasi lavoro creato con Author. Per i lavori diffusi gratuitamente, infatti, non c’è alcun vincolo con Apple. Il termine malvagio potrebbe sembrare eccessivo, ma ci sono altri aspetti dell’accordo di licenza che entro certi limiti potrebbero legittimarlo. Il fatto, per esempio, che il nuovo iBook2 della società di Cupertino produca libri non nel formato libero e-pub, per anni promosso dalla stessa Apple, ma in qualcos’altro, un simil e-pub che fuoriesce dallo standard per diventare in pratica un altro formato proprietario. O, ancor più terrificante, il fatto che chi vuole produrre con Author un libro per poi venderlo, non sia solo condannato a passare per l’Apple Store, ma debba stipulare un accordo separato con l’azienda per poterlo fare. Apple non è obbligata ad accettare l’opera e, in caso di diniego, il testo, perlomeno in quel formato, non potrà neppure essere diffuso con altri canali. Non vedrà, semplicemente, la luce. Vero è che nessuno vieta all’autore di riscriverlo completamente usando Word, perdendo tutta la formattazione e un mucchio di tempo; ma è comunque un bell’inghippo.

Tanto che molti potrebbero essere tentati di non adoperare Author a priori. Se non fosse che Apple sta cercando di promuovere il suo tablet, l’iPad come nuovo strumento educativo , supporto standard su cui far sfogliare agli studenti i libri scolastici in formato elettronico. Se riuscisse nel suo intento e gli scrittori di libri di testo, per comodità o per obbligo, fossero indotti a creare i loro sussidiari e saggi tramite Author, per Apple si schiuderebbe una nuova immensa fonte di ricavi, abbinata a un inedito immenso controllo su quanto viene proposto nelle scuole. La prospettiva non preoccupa nessuno?

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10012

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