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Lim e inclusione: diamoci una mano!

Salve a tutti, sono un’insegnante di sostegno di area umanistica e mi occuperò della sezione dedicata alla Lim e sostegno. Quando ho scoperto la Lim sono rimasta colpita dalle enormi potenzialità che può avere, in un contesto di inclusione, se correttamente utilizzata. Cercherò di illustrare la mia idea di Lim con slides, consigli didattici, realizzazioni di flip e articoli sulle ultime novità multimediali.

Per ora, però, vi lascio il mio “biglietto da visita” ovvero uno stralcio di un racconto di Raymond Carver che ben rappresenta l’idea di integrazione e di sostegno che dovrebbe essere alla base di nostri interventi didattici. Il racconto è “Cattedrale”  e parla dell’incontro di Robert con un cieco,  che si reca  in visita a casa sua. A fine serata i due rimangono soli (la moglie di Robert, vera amica del cieco, si è addormentata), stanno guardando alla TV un filmato sulle cattedrali gotiche ed il cieco chiede a Robert di descrivergliene una, Robert ha delle difficoltà ed allora il cieco propone di disegnarne una insieme.

Ha trovato la mia mano, quella con la penna. Ha chiuso la sua mano sulla mia. «Coraggio, fratello, disegna», ha detto.  «Disegna. Vedrai. Io ti vengo dietro. Andrà tutto bene. Comincia subito a fare come ti dico. Vedrai. Disegna», ha detto il cieco. E così ho cominciato […] «Benone», ha detto lui. «Magnifico. Vai benissimo», ha detto. «Non avevi mai pensato che una cosa del genere ti potesse succedere, eh, fratello? Be’, la vita è strana, sai. Lo sappiamo tutti. Continua pure. Non smettere» […] «E adesso chiudi gli occhi», ha aggiunto, rivolto a me. L’ho fatto. Li ho chiusi proprio come m’ha detto lui.«Li hai chiusi?», ha chiesto. «Non imbrogliare». «Li ho chiusi», ho risposto io. «Tienili così», ha detto. Poi ha aggiunto: «Adesso non fermarti. Continua a disegnare». E così abbiamo continuato. Le sue dita guidavano le mie mentre la mano passava su tutta la carta. Era una sensazione che non avevo mai provato prima in vita mia. Poi lui ha detto: «Mi sa che ci siamo. Mi sa che ce l’hai fatta», ha detto. «Da’ un po’ un’occhiata. Che te ne pare?»  Ma io ho continuato a tenere gli occhi chiusi. Volevo tenerli chiusi ancora un po’. Mi pareva una cosa che dovevo fare.«Allora?», ha chiesto. «La stai guardando?» Tenevo gli occhi ancora chiusi. Ero a casa mia. Lo sapevo. Ma avevo come la sensazione di non stare dentro a niente.

«È proprio fantastica», ho detto.

(Raymond Carver, Cattedrale, trad. it. di Riccardo Duranti, minimum fax, Roma 2002)

…perchè non ci può essere inclusione senza accoglienza e comprensione

lim.sostegno@gmail.com

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