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Percorso di Ricerca-Azione: cl@ssi 2.0 di Villadossola

Riporto un bell’articolo dedicato al progetto classi 2.0 dal sito indire

La progettazione di una cl@sse 2.0 a Villadossola: un percorso di ricerca-azione

Ambienti di Apprendimento innovativi per la scuola secondaria

di Maria Grazia Mura
27 Gennaio 2011

LA DIDATTICA E IL CONTESTO
L’intervento alla scuola secondaria diVilladossola è nato dalla volontà degli insegnanti di avere a disposizione un ambiente  rinnovato, rispondente alle esigenze della didattica 2.0 all’interno delProgetto Cl@ssi2.0, che valorizza l’attuazione di più modelli di innovazione didattica che possano generare buone pratiche d’utilizzo delle tecnologie.
Il legame tra didattica e contesto impone infatti che lo sviluppo delle nuove modalità di apprendimento proceda di pari passo con la configurazione di spazi innovativi .
Tra le molte voci che sostengono la necessità del rinnovamento nel settore degli spazi dell’apprendimento, una delle più autorevoli è quella di H. Hertzberger, maestro dell’architettura europea contemporanea e progettista di edifici scolastici esemplari, che con forza invita ad abbandonare i vecchie e rigidi schemi a favore di “more varied, more changeable and, most of all, more open space forms…” .
Dare una forma spaziale alle nuove idee sull’educazione è un compito complesso – continua Hertzberger – e richiede anche l’interpretazione di alcuni fattori socio-culturali che determinano la realtà della scuola di oggi, come la presenza di ragazzi di diverse origini culturali o l’introduzione delle nuove tecnologie. Tutto ciò deve spingere alla realizzazione di spazi che stimolino la ricerca, la curiosità ed il confronto, dove i processi dell’apprendimento non saranno più ristretti alla classe ma investiranno l’intero spazio dell’edificio (…learning is no longer restricted by the classroom walls but will claim the entire space of the building).
In quest’opera di trasformazione un ruolo fondamentale spetta alle nuove tecnologie, non solo perché offrono strumenti utilizzabili nelle varie attività, ma anche perché hanno favorito l’instaurarsi di un nuovo clima comunicativo globale, che ha “modificato in maniera profonda alcuni aspetti legati alle relazioni comunicative individuali e di gruppo.”
Questa proposta di riconfigurazione di una classe 2.0 per la scuola secondaria si inserisce quindi nella più ampia sperimentazione di nuovi contesti, nel passaggio “da ambienti pensati per insegnare ad ambienti per apprendere”.

SPAZIO E MODALITA’ DI  APPRENDIMENTO

Le nuove modalità di apprendimento  richiedono molteplici configurazioni, realizzabili grazie all’opportuna gestione di allestimenti e arredi. Per fare solo qualche esempio l’apprendimento one-to-one è attuabile con un tavolo in posizione defilata, le attività di piccolo gruppo possono essere risolte con tavoli a 4 posti, mentre per una discussione collettiva è adatta una configurazione comunicativa a cerchio. Gli ambienti complessi e articolati così ottenibili permettono di seguire i diversi tempi individuali di apprendimento e consentono l’esecuzione di attività diverse in contemporanea.
A rafforzare questa necessità è anche il riferimento alla teoria di H. Gardner sulle intelligenze multiple (MI)  che, se applicata alla definizione degli ambienti ai apprendimento, presenta ricadute molto significative.
Nello studio di Nair, Prakash, Lackney (2009)  è riportata una tabella che compara le MI(Intelligenze Multiple) con le tipologie di spazi realizzabili negli edifici scolastici, mettendo in relazione, ad esempio, la presenza di gradinate e angoli di incontro con lo sviluppo dell’intelligenza interpersonale, di nicchie con l’intelligenza intrapersonale, di piazze interne con quella cinestesico-corporea; mentre lo sviluppo delle intelligenze linguistica e logico-matematica si può avvalere di molteplici configurazioni comunicative rese possibili dalla flessibilità e articolazione degli spazi.
Hertzberger  spiega efficacemente che lo spazio dell’apprendimento deve contenere un equilibrio tra le condizioni di connessione e le condizioni di concentrazione (“finding a balance between conditions for concentrating and conditions for connectedness”): lasciare vivo il senso di appartenere ad una grande comunità e offrire nicchie e angoli che permettano di svolgere attività individuali o di gruppo.
Seguendo queste considerazioni si arriva a sviluppi estremamente significativi: a questo punto infatti si dissolve la differenza tra aula e spazio di raccordo: tutto l’edificio è spazio di apprendimento, articolato in aree più o meno ampie dove differenze di livello, scalinate, pareti divisorie o ballatoi, formano zone diversamente configurate e separate in modo più fluido o più deciso: un learning lanscape capace di assorbire le differenze e adattarsi ai cambiamenti.

Nel ripensare gli spazi dell’apprendimento, come ricorda A. Biamonti, assume centralità il ruolo dei Sistemi Ambientali ovvero quell’insieme composto da arredi, impianti e tecnologie, componenti per la comunicazione e l’informazione che è interfaccia diretto tra gli utenti e l’uso che degli spazi viene fatto.
I Sistemi Ambientali corrispondono ad un’attività di trasformazione degli spazi interni realizzata “mediante allestimenti ri-configurabili capaci di rispondere a nuove necessità funzionali e di comunicazione.
Più che un ambiente dove trovano posto le ICT, si tratta di un ambiente dove queste hanno un ruolo centrale, è il livello ottimale dove pensare di sperimentarne l’introduzione. In piena collaborazione con le nuove tecnologie, i luoghi deputati alla conoscenza diventerebbero ambienti più permeabili, attivatori relazionali aperti alla società che ci circonda, sia realmente, che virtualmente“.

SPAZIO E VIVIBILITA’

Per la progettazione del benessere è essenziale l’attenzione verso gli elementi che compongono quello stesso livello intermedio tra l’architettura e chi la usa , già citato a proposito delle necessità funzionali e di comunicazione: luce naturale, luce artificiale, colore, acustica, rivestimenti, ecc. Anche nel caso che si debba intervenire in strutture architettoniche che presentino forti limitazioni, attraverso questi elementi è possibile realizzare spazi innovativi e vivibili .

L’ambiente ospitale è capace di sostenere la socialità, perché permette l’esistenza dello spazio individuale e allo stesso tempo si rende vivibile in molteplici modalità, anche informali e spontanee.
Nair, Prakash e Lackney (2009) tra i 28 pattern che dovrebbero guidare la progettazione della scuola del 21° secolo, inseriscono anche la presenza di spazi e contenitori individual
i (Home Base and Individual Storage), angoli per mangiare e stare in relax in modo informale (Casual Eating Areas), sedute morbide e accoglienti (Furniture: Soft Seating). Questo significa ad esempio consentire una certa varietà di movimento e di posture (al tavolo, seduti in terra, in piedi, ecc..) ovvero creare un ambiente dove sia possibile vivere, lavorare e concentrarsiutilizzando il corpo in modi diversi, come ad esempio leggere o lavorare seduti su un tappeto o accovacciati su un gradino.
L’ambiente accogliente è anche carico di attenzione verso la sfera relazionale e affettiva, come afferma Lucien Kroll, architetto belga autore di importanti esempi di edifici scolastici: “Dare una personalità ai luoghi educativi non vuol dire renderli funzionali, vuol dire poetizzare gli spazi, le immagini, i rapporti.”  La visione di Kroll, poetica e libertaria, ripensa gli ambienti dell’educazione chiedendo loro di saper comunicare con le persone. Abitare un luogo – anche la scuola quindi – è un emozione che non può essere ridotta a un insieme di funzioni, né risolta come uno schema di esigenze quantificabili.
Un altro elemento da tenere in considerazione è la capacità dello spazio di riflettere l’identità dei propri abitanti, di contenere le tracce del lavoro dei ragazzi. Le impronte di personalizzazione dello spazio rafforzano l’identità del gruppo ed il senso di appartenenza. A questo scopo sono utili anche pannelli e allestimenti collocabili all’ingresso o nello spazio di raccordo.

Una classe 2.0 a Villadossola

Le considerazioni già accennate rappresentano alcuni dei criteri che hanno guidato la prima fase del percorso di ricerca-azione: la progettazione dei nuovi spazi realizzata con gli insegnanti. Nella seconda fase – all’interno del nuovo setting creato – verranno testate nuove modalità e percorsi didattici, mentre la terza fase rappresenterà il momento della verifica.
Il lavoro si è orientato seguendo due valutazioni fondamentali: le esigenze legate alle nuove modalità di apprendimento e le esigenze legate all’ospitalità e vivibilitàdell’ambiente.
L’aula da rinnovare era uno spazio di circa 58 mq destinato ad una classe di prima media di 23 ragazzi, con un attiguo ripostiglio, già dotata di una LIM sistemata nella parete accanto alla porta d’ingresso. Lo spazio è stato diviso in tre parti creando, oltre all’ampia zona destinata al lavoro con tavoli aggregabili, due ambienti più piccoli a fondo aula che ospitano rispettivamente l’area morbida ed un angolo di lavoro.

L’AREA CON TAVOLI AGGREGABILI

L’insieme dell’aula doveva risultare un ambiente flessibile e aperto, autonomamente gestibile dai ragazzi. Era necessario quindi far sì che i tavoli svolgessero solo la funzione di piani di lavoro diversamente aggregabili, eliminando sia l’uso del banco come posto personale fisso, sia l’uso del sottopiano come contenitore per gli oggetti individuali.
Abbiamo così ideato un casellario porta-zaini a doppio vano, dove ogni alunno ha a disposizione due caselle personali: la prima sufficientemente ampia da contenere lo zaino, l’altra più piccola per avere a portata di mano i materiali che ogni giorno vengono utilizzati. La doppia casella, che permette di rendere libero per il lavoro il piano dei tavoli è diventata così lo spazio personale all’interno dell’aula, sostituendo il banco-contenitore che rimanda a disposizioni spazialmente rigide.
L’insieme dei posti di lavoro doveva inoltre essere capace di supportare diverse configurazioni: si è optato quindi per tavoli singoli, più facili da maneggiare e più adatti a dare vita ad aggregazioni con un numero variabile di postazioni. Per una più agevole manovrabilità alla struttura metallica di colore azzurro sono state applicate 2 ruote dotate di freno: in questo modo gli stessi ragazzi – all’inizio di ogni sessione di lavoro – possono disporre l’allestimento più adatto.

L’area permette diverse configurazioni: a ferro di cavallo (per discussioni guidate dal docente) a gruppi di 4 (per lavori in piccoli gruppi), a gruppi di 8 (per lavori in gruppi grandi), a cerchio (per discussioni collettive) e naturalmente a cinema (per lezione frontale).
Anche la dotazione tecnologica doveva accordarsi con la massima flessibilità di aggregazione: oltre alla LIM – già esistente – si è deciso di dotare l’aula di computer portatili, in modo da offrire ad ogni ragazzo la possibilità di lavorare da qualsiasi posizione. Per riporre e ricaricare i portatili sono stati acquistati appositi carrelli su ruote.

L’AREA MORBIDA

Per realizzare un ambiente davvero vivibile e completare l’offerta di possibilità aggregative abbiamo ritenuto indispensabile inserire in aula un’area morbida, formata da divanetti dotati di struttura in legno al naturale e cuscini imbottiti lavabili di colore azzurro, a cui si aggiungono al bisogno una serie di sedute mobili.
Molto amata dai ragazzi, questa area svolge in generale due tipi di funzioni: permette momenti informali di sosta e distacco dal lavoro collettivo, e offre un ambiente adatto ad attività di apprendimento non al tavolo, come ad esempio discussioni di gruppo, storytelling, drammatizzazione o performance learning.
Dagli insegnanti è infatti venuta l’idea di integrare i divani con un insieme di sedute formate da parallelepipedi in espanso, morbidi e facilmente posizionabili a piacimento, rivestiti in materiale lavabile. In questo modo è possibile espandere questa zona dell’aula per renderla adatta a più attività, con disposizioni libere, ad esempio, a piccolo o grande cerchio.
L’ANGOLO DI LAVORO

L’angolo di lavoro – situato in fondo alla classe – offre un punto riservato e adatto alla concentrazione, dove svolgere attività individuali o a coppie (one-to-one con
il docente, peer tutoring, ecc). È sistemato in un’area defilata, segnato da una luce d’accento applicata al muro e separato dal resto dell’aula da un mobile alto posto di taglio. Il piano semitondo permette una buona accostabilità al muro ed essendo privo di sporgenze verso l’esterno, non presenta ostacoli nel rapportarsi al resto dello spazio.

LA PANNELLISTICA E IL TRATTAMENTO DELLE PARETI

Sia dal punto di vista dell’uso didattico, sia dal punto di vista della vivibilità dell’ambiente, è fondamentale anche la sistemazione delle pareti, il luogo dove più si esprimono i vissuti della scuola. Occorrono attenzione ed una logica di fondo per pianificare l’insieme, che altrimenti rischia di vivere una sorta di vita propria, sfuggendo al controllo e trasmettendo un senso di confusione che fa perdere significato alle cose esposte.
Per consentire la sistemazione della cartellonistica e mantenere ordine e concentrazione sono state quindi create 3 zone espositive formate ognuna da un doppio pannello legno-sughero, e distribuite su due pareti dell’aula.
L’ambiente è reso più accogliente dalla nuova colorazione viola chiarissimo delle pareti – tinta adatta alla concentrazione – e dal trattamento al naturale dei pannelli in legno.
Il comfort acustico è stato migliorato creando sulla parte superiore delle pareti una fascia continua di rivestimento con pannelli in legno a doghe strette e sottili. Le superfici a texture vibrata, infatti, contribuiscono ad abbattere il rumore.
All’esterno di questa come delle altre aule è stato posto un ulteriore pannello che, arricchito dai ragazzi con disegni, biglietti e frasi, è diventato punto di curiosità tra le varie classi e di confronto tra le diverse attività.

Bibliositografia:

Hertzberger, Herman, Space and Learning, 010 Publishers, Rotterdam, 2008
Biondi, Giovanni, La scuola dopo le nuove tecnologie, Apogeo, Milano, 2007
Nair, Prakash; Fielding, Randall; Lackney, Jeffery; The Language of School Design, DesignShare.com, 2009; (2° ediz.)
Gardner, Howard, Formae Mentis, Feltrinelli, 2009, (18° ediz.)
Biamonti, Alessandro, Learning environments, Angeli, Milano, 2007

Contributo: Le potenzialità della LIM e il principio di convergenza: intervista a Roberto Baldascino

Esperienze europee: Building Schools for FutureFuture School

Esempio di alcune scuole secondarie realizzate in Olanda: www.ahh.nlwww.indire.it/aesse

Intervista ad Alessandro Biamonti: http://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=1537

Alcune caratteristiche ritenute fondamentali per l’innovazione: www.designshare.com

Sulla progettazione partecipata: http://www.bdp.it/aesse/content/index.php?action=read_school&id_m=3463

 

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