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Agenda Digitale e Open Data, la strada di Profumo

La nuova “cabina di regia” esordirà giovedì: in agenda il digital divide. Una rivoluzione culturale chiesta alla PA e ai cittadini. E un’idea per il supporto alle startup del Belpaese

Roma – Si concretizza l’idea di “cabina di regia” introdotta dal Governo Monti con il decreto Semplificazioni per guidare (o meglio rilanciare) l’Agenda Digitale italiana: la prima seduta è stata fissata per giovedì, e partirà dalla necessità di nuove infrastrutture e dell’alfabetizzazione informatica.

Secondo le statistiche da cui parte il Governo, infatti, circa il 40 per cento degli italiani si trova in una situazione di digital divide definito “volontario”: in pratica non utilizza Internet perché non ne vede l’utilità. A questi bisogna poi sommare quel 6 per cento di italiani che ancora risultano del tutto sprovvisti di qualsiasi tipo di connessione. Questo dovrebbe però altresì significare che, per il momento, le priorità del Governo non saranno fibra e reti di nuova generazione.

Il piano in generale, poi, è stato definito “open data” in quanto prevede la realizzazione di un’amministrazione pubblica trasparente ed efficiente che sfrutti le risorse del cloud computing per la condivisione di dati e risorse e l’adozione di standard “aperti e interoperabili”, come ha detto l’attuale ministro dell’Istruzione con delega per l’attuazione dell’Agenda Digitale Francesco Profumo.

Il ministro, in particolare, ha detto no alle soluzioni “chiuse, proprietarie e idiosincratiche a determinati ambienti tecnici o a dispositivi specifici”. Si è preso il tempo per spiegare che il concetto di open data va oltre alla semplice intenzione di rendere disponibili i dati online: parte piuttosto dal principio che questi devono essere liberamente scaricabili in formati accessibili dagli utenti che in questo modo li possano “lavorare”.

La nuova strada, annunciata ma che gli osservatori sperano si riveli più concreta di tutte quelle che l’hanno preceduta, verrà intrapresa a partire dalle scuole. A seguire saranno sanità e pubbliche amministrazioni.

Dal punto di vista finanziario Profumo elenca diverse modalità di finanziamento (a partire dalla Cassa Depositi e Prestiti), con obiettivi diversi per ogni regione e un primo bando da 200 milioni che parte da 8 regioni del Sud. Un ruolo fondamentale dovrà essere svolto poi dai privati, per cui il Governo parla di un supporto a tante startup tecnologiche che, dice, “nasceranno, se saremo bravi, con un po’ di capitale di rischio che stiamo trovando”: situazioni che si augura possano sfociare in aziende solide e nuovi distretti industriali.

Un punto su sui preme anche il consigliere del ministro Mario Calderini in una sua intervista alCorriere delle comunicazioni: “La vera novità consiste nel fatto che l’Agenda digitale è stata finalmente inserita in un contesto di sviluppo dei territori, pensato per rilanciare imprenditorialità e occupazione, organico allo sviluppo di tutto il sistema paese. Ovviamente questo non vuol dire che non verranno portate a compimento le iniziative avviate finora, ma solo che verranno rese organiche a una vision strategica che fa delle smart community uno dei pilastri della crescita”.

“Anche qui – specifica Profumo tornando su un tasto caro al Governo Monti – serve una svolta culturale: il nostro ruolo è formare bravi cittadini del mondo che fra le altre cose siano capaci non di trovarsi un lavoro, ma di creare lavoro”.

Claudio Tamburrino

Netbook e Tablet x86 presto con Ice Cream Sandwich grazie alla Linpus Lite Android edition

Sempre piu docenti usano i netbook da 10 pollici, e sempre piu docenti usano smartphone, quindi…:

Linpus è un sistema operativo basato su Linux conosciuto a molti e distribuito su larga scala nell’era ormai decaduta dei netbook a basso costo. Fino ad ora lo abbiamo visto solitamente preinstallato in alternativa a Windows su dispositivi che non dovevano superare un certo budget ma Linpus ha saputo rinnovarsi e seguire l’onda degli eventi proponendo in questi giorni la Lite Android edition, una nuova personalizzazione di Linpus che abbraccia l’OS di Google con un’inedita versione di Ice Cream Sandwichdedicata a tutti i dispositivi ARM e Intel con architettura x86.

Il sistema è essenzialmente diviso in due rami, con una versione di Linpus Lite Android edition dedicata ai tablet e un’altra che mira invece a solcare “nuovi territori” come netbook e notebook. Sempre più progetti si stanno infatti dedicando a questo importante porting affrontandolo anche con nuovi componenti hardware come PunkThis ma, Linpus ha semplicemente lavorato duramente sul codice di Android Ice Cream Sandwich adattandolo alle varie VGA out, openGL, HDMI out, LAN, Wi-Fi, tastiere e quant’altro normalmente presente su portatili di tutte le taglie. Il vice presidente delle vendite Linpus ha così dichiarato:

Visto che Android è diventato il principale sistema operativo per smartphone e l’interesse per versioni desktop è sempre più crescente sul web abbiamo avuto un forte interesse nella possibilità di offrire noi stessi una versione desktop ad utenti e produttori. La nostra esperienza acquisita con le vendite di MeeGo su netbook e notebook ci ha suggerito di muoverci in fretta per il porting di Android; dopo di che abbiamo creato una grande personalizzazione nell’esperienza desktop.

 

Questo significa che ben presto i netbook impolverati e abbandonati sugli scaffali di casa potrebbero ritornare in vita grazie a Linpus e il suo nuovo sistema operativo basato su Android ICS già completo delle principali App come Youtube, Google Docs, Social Network, Email Client, Player Multimediali e altre migliaia di utility disponibili sui Market.

Un’alternativa pericolosa per Microsoft che sta puntando moltissimo su Windows 8 come sistema fortemente dedicato anche al mondo dei tablet. Linpus Lite Android edition e infatti già in grado di girare sui nuovi prodotti con piattaforma Intel Medfield, che verranno ulteriormente personalizzati con altre applicazioni come Linpus Ereader, LiveDesktop e Location Planner.

Licei e Professionalità

Vi presento un articolo particolarmente stimolante sull’annoso tema della professionalità sviluppata nei licei.

LICEI E PROFESSIONALITA’: UN INCONTRO POSSIBILE?

Ci può essere un collegamento tra i percorsi liceali e mondo del lavoro e delle professioni? I Licei devono essere avulsi dal mondo produttivo e propedeutici solo all’Università? Al momento attuale sembrerebbe che la risposta non possa che essere positiva: iscriversi al liceo significa per molti dedicarsi a studi “disinteressati” e lontani da qualsiasi professionalità. Una Scuola del “pensare” rispetto a una scuola del “fare”. Se così fosse, la Riforma non avrebbe fatto che riproporre la vecchia distinzione tra le due culture. Ma è proprio così? A ben guardare, non tutto è perduto e dirò il perché.

 

1)      DALL’UNITARIETA’ DEL SECONDO CICLO ALLA “SEPARAZIONE” TECNICI-LICEI

E’ mia convinzione, non da oggi, che la L. 40/2007, (Fioroni) che ha “separato” i Tecnici dai Licei, con l’intento di “salvare” i tecnici dalla “licealizzazione”, abbia inferto un colpo decisivo alla vera riforma dei Licei, “degradati” a scuole “generaliste”, lasciando sostanzialmente immune il loro sottofondo gentiliano. Ben altro prometteva la Riforma Moratti nel ricondurre a unitarietà il secondo ciclo, pur con il “declassamento” delle professionali. (ma “regionalizzare” è davvero declassare? Non certo in Trentino o in Lombardia!). Si vedano gli interessanti dibattiti di quegli anni tra Tiriticco e Bertagna, ma non solo.

Parlare del Tecnico come “scuola dell’innovazione” (espressione coniata dal Presidente della Commissione per i Tecnici, il prof. De Toni) induce a ritenere il Liceo, in particolare il Classico,  semplicemente come “scuola della tradizione”, sottinteso “della tradizione idealistica”. E così oggi si continua a considerare il Liceo più o meno negli stessi termini del passato, nonostante sia il Regolamento che le Indicazioni abbiano tentato timidamente di introdurre una diversa impostazione del curricolo e un “profilo in uscita” più in linea con l’evoluzione culturale e pedagogica dei nostri tempi. “Tentato” e non attuato, vista la sostanziale permanenza di obiettivi e contenuti di vecchio stampo a fronte di declamazioni (le chiamo così brutalmente) sulle competenze.  Non è un caso che non esistano “Linee guida” per il triennio liceale, come se tutto dovesse ridursi alle Indicazioni, Indicazioni “vecchio stampo”. E’ scomparsa ad esempio anche l’Area di progetto, che è presente nei tecnici, e che aveva avuto discreta fortuna nelle sperimentazioni Brocca, anche se come vedremo, vi si accenna in uno specifico articolo del Regolamento.

E’ a tutti noto d’altronde che le Indicazioni per i Licei sono a tal proposito “divaricate” rispetto a quelle dei Tecnici e professionali, persino nel linguaggio oltre che nelle finalità, frutto di un lavoro condotto in parallelo dalle due Commissioni, e proprio per questo, come avviene normalmente per le parallele, senza che si ricercasse un “incontro” o almeno un confronto.

Ma allora si può parlare di “competenze” specifiche dell’ordine liceale? E di quali competenze si tratta? Indubbiamente le “competenze” cui devono mirare i licei, , non potranno che essere “altre” rispetto a quelle dei tecnici (“altre” ma non opposte)”. a parte i cosiddetti “saperi di cittadinanza A proposito di queste ultime, ci si dimentica che tutte le Raccomandazioni europee riguardanti  i “saperi di cittadinanza”, hanno come riferimento la formazione di base, quella che si dovrebbe concludere nel primo biennio delle superiori, la cosiddetta “scuola dell’obbligo” e al massimo si riferiscono all’istruzione tecnico-professionale. Non è un caso che il Quadro europeo delle qualifiche tende a “omogeneizzare” i titoli a livello europeo in maniera da essere riconoscibili e spendibili in ambito europeo. Ma appunto di “qualifiche” si tratta! Cosa ha a che fare tutto questo con il sistema dei Licei? A questa domanda nessuno ha posto attenzione.

Leggiamo la premessa alle Indicazioni dei Licei   “percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinchè egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze sia adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore,all’inserimento nella vita sociale e nel mondo dei lavoro (sott. mia) , sia coerenti con le capacità e le scelte personali”, (art. 2 comma 2 del Regolamento)

Le conoscenze, abilità e le competenze conseguite nei percorsi liceali quindi devono essere adeguate non solo al proseguimento a livello universitario, ma anche all’inserimento “nel mondo del lavoro” Il titolo rilasciato dai Licei può essere, anzi dovrebbe, spendibile nel mondo del lavoro e delle professioni? In che modo? L’Art. 2 del D.Leg. 226/2005 riservava chiaramente tale obiettivo ai cosiddetti “licei a indirizzi”, quelli che poi sono stati soppressi con la L. 40/2007 (ministro Fioroni)  e che successivamente sono diventati i nuovi tecnici. In particolare, vi si diceva, i licei a indirizzi di cui agli articoli 4, 6 e 10 integrano le funzioni previste dal precedente periodo con una specifica funzione di preparazione scientifica e professionale coerente con l’indirizzo di riferimento” Per gli altri Licei era evidente che il curricolo non dovesse far riferimento ad alcuna “professionalità”. E qui sta il limite! In sostanza la suddivisione tecnici-licei ha ripristinato di fatto quel dualismo che la Commissione Brocca aveva tentato di eliminare. Dico “tentato” perché il passo successivo alla elaborazione dei Programmi Brocca avrebbe dovuto essere proprio quello di individuare le “professionalità” afferenti ai vari indirizzi. Ecco il senso di quella che veniva definita la “preprofessionalità” dei Licei, secondo la commissione Brocca. Di ciò si cominciava a parlare a metà anni 90 e nel famoso Convegno di Fiuggi del 1994, pochi mesi prima della fine della legislatura, il tema era stato affrontato in una delle sottocommissioni; poi …venne il buio! O meglio venne Berlinguer, la cui riforma escludeva il settore professionale, unificando tecnici e Licei, così come la Moratti.

Cosa sia avvenuto successivamente è a tutti noto. I Licei sono diventati 6 e, a parte l’artistico (in bilico ancora oggi tra licealità e professionalità), e in parte il musicale, quale “inserimento nel mondo del lavoro” può essere previsto per coloro che conseguono la maturità classica o scientifica o linguistica o delle scienze umane? E’ chiaro che, rebus sic stantibus, il titolo liceale è solo propedeutico e non terminale, ma in parte lo è anche il titolo rilasciato dai Tecnici. La introduzione, da parte della Gelmini, delle due opzioni “Liceo Scientifico delle scienze applicate” (ex Scientifico tecnologico del Brocca) e di “Liceo delle scienze umane, opzione economico-sociale”, che in molte regioni sono state assegnate agli Istituti tecnici, ha complicato ancor più le cose [i]

 

2) SI PUO’ RIMEDIARE?

Il titolo rilasciato dai Licei “tradizionali” indubbiamente non può essere speso immediatamente in ambito lavorativo (cosa che dovrebbe valere anche per il tecnico, visto che comunque occorre integrarlo con corsi post-diploma a scuola o nei corsi professionali di II livello o in azienda : vedi il “geometra” per fare un esempio) ma si può dire che esso dà una preparazione avulsa da ogni settore produttivo? Le “competenze” a cui mirano i percorsi liceali rientrano, oltre alle “competenze chiave” di cittadinanza, come si è detto, riguardano prevalentemente le cosiddette  competenze  “intellettuali” , vale dire “espressive, logiche, metodologiche e scientifiche”, come previste proprio dal “Profilo in uscita dei percorsi liceali”; competenze che non possono essere giudicate tuttavia “astratte “La cultura liceale consente di approfondire e sviluppare conoscenze e abilità, maturare competenze acquisite nelle aree metodologica; logico argomentativa; linguistica e comunicativa; storico-umanistica; scientifica, matematica e tecnologica. (Allegato A) Ora mi chiedo: tali “competenze” hanno a che fare in qualche modo con il mondo delle professioni? Certamente sì, ma sembra che esse non possano che realizzarsi nei percorsi successivi di tipo universitario; e invece, a leggere bene il Regolamento le cose stanno in maniera diversa. Si legga per intero quanto è detto al comma 7 dell’articolo 2 del Regolamento, a cui finora non mi è parso si sia dedicata adeguata attenzione.

Dopo aver affermato che 7. Nell’ambito dei percorsi liceali le istituzioni scolastiche stabiliscono, a partire dal secondo biennio, anche d’intesa rispettivamente con le università, con le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e con quelle ove si realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore ed i percorsi degli istituti tecnici superiori, specifiche modalità per l’approfondimento delle conoscenze, delle abilità e delle competenze richieste per l’accesso ai relativi corsi di studio e per l’inserimento nel mondo del lavoro”. così prosegue: ” L’approfondimento può essere realizzato anche nell’ambito dei percorsi di alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, nonché attraverso l’attivazione di moduli e di iniziative di studio-lavoro per progetti, di esperienze pratiche e di tirocinio”. Ecco qui il richiamo implicito all’area di progetto e perfino al tirocinio!!. E infine “Nel quinto anno si persegue la piena realizzazione del profilo educativo, culturale e professionale dello studente delineato nell’allegato A, il completo raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento, di cui all’articolo 13, comma 10, lettera a) e si consolida il percorso di orientamento agli studi successivi e all’inserimento nel mondo del lavoro di cui al comma 7 del presente articolo”

Nel presente anno scolastico è partito il secondo biennio dei Licei. Non mi risulta ci sia stato un adeguata attenzione a quanto previsto dal Regolamento nella maggior parte dei Licei. Sarebbe interessante sapere in quanti Licei si siano attivati dei “tirocini” o delle “esperienze pratiche”. Quanto alle intese con le istituzioni ove si realizzano “percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore”, è comprensibile che esse manchino, visto che nella maggioranza dei casi sono appena avviati e nella totalità dei casi sono appannaggio degli Istituti Tecnici.[ii] Sarà da verificare il prossimo anno.

Ma il tema che qui pongo riguarda la possibilità di raccordare il percorso liceale con il “mondo del lavoro” in quelle specifiche professionalità che gli studi liceali possono garantire, attraverso quello che si è visto sopra e cioè “dei percorsi di alternanza scuola-lavoro …nonché attraverso l’attivazione di moduli e di iniziative di studio-lavoro per progetti, di esperienze pratiche e di tirocinio”

Proviamo a verificare se gli indirizzi liceali “tradizionali” possano far riferimento ad ambiti professionali definiti, come aveva cominciato a fare appunto il progetto Brocca; e allora le “competenze” acquisite ad esempio nei Licei possono essere “propedeutiche” non solo al proseguimento degli studi a livello universitario ma anche a quei corsi post-diploma a cui teoricamente potrebbero accedere.  Quali? Solo qualche esempio: nel Classico si può prevedere il settore della informazione nei vari campi, della tutela dei beni culturali oltre all’insegnamento (che vale per tutti) così come per le Scienze umane i settori potrebbero essere quelli dei servizi alla persona, o alla ricerca sociale o al campo educativo. E mi fermo qui, ma non è difficile individuare percorsi preprofessionali per il Liceo Scientifico o quello linguistico. Perché non introdurre stage anche nei Licei (cosa che pochissimi Licei hanno attuato) in vista proprio di un inserimento nel mondo lavorativo anche attraverso la frequenza di corsi professionali di II livello? Si supererebbe quello che è sempre stato un limite degli studi liceali, la lontananza dal mondo produttivo e dalla realtà sociale. Torna a proposito a questo scopo la citazione di Spinoza fatta da Gentili (Confindustria) in un suo interevento sul “Sussidiario” di qualche mese fa: “Ogni uomo dotto che non sappia anche un mestiere diventa un furfante”, e nel contempo potremmo meglio definire le “competenze” con riferimento anche a specifiche “professionalità”

Ma anche per l’accesso alle Università bisognerebbe aprire un discorso. In effetti non da oggi tutti gli istituti superiori, e non solo i licei, consentono l’accesso a tutte le Facoltà universitarie. La liberalizzazione degli accessi introdotta da Misasi nel 1969 ha ancora un senso? Il problema non è quello di precludere come un tempo l’accesso in via definitiva, ma di “indirizzare” gli studi superiori verso determinate Facoltà con un ampio ventaglio di opzioni. Nei fatti questo avviene già oggi attraverso le prove di ingresso adottate da molte Università. In sostanza si tratta di rendere i Licei meno “generalisti” così come per i tecnici si è adottato il percorso inverso rispetto all’eccesso di specializzazione.

Pasquale D’Avolio

 


[i] E’ stano questo volersi “accaparrare” da parte dei Tecnici dei Licei “opzionali”, trasformandosi in ISIS. Mi è capitato di leggere manifesti di istituti tecnici che reclamizzano la loro offerta liceale aggiungendo al “Liceo Scientifico delle scienze applicate” la parentesi “SENZA LATINO” dove  l’accento è posto non in ciò che si offre, ma in ciò che manca, come se il latino fosse un difetto e non un arricchimento della preparazione personale!

[ii] A quanto mi consta il discorso di un raccordo con le Università era stato avviato ben prima concordando ed esempio dei “crediti” per particolari esami. Chi scrive aveva avviato già alla fine degli anni 90 un rapporto di collaborazione con alcune Facoltà per stabilire dei “raccordi” tra Liceo e Università sia per il rafforzamento di particolari aree disciplinari (per lo più in ambito matematico-scientifico) sia per consentire di acquisire “crediti” riconosciuti dall’Università.

 

http://www.edscuola.eu/wordpress/?p=8811

Creiamo semplici (ma poetiche) storie con immagini e parole: Storybird

 

Oggi vi presento un sito dedicato specialmente ai colleghi della primaria. Con pochi click si possono creare libri di storie e immagini come questo:

http://media.storybird.com/embedplayer/bin/StoryplayerEmbed.swfPups’s Quest for the Lost Christmas Tree on Storybird

 

Se il link non funziona provate qui

http://storybird.com/books/pupss-quest-for-the-lost-christmas-tree/

Qui un breve tour delle funzionalita

http://storybird.com/tour/

 

Idee per la didattica: Search Cube

Search Cube is a visual search engine that presents results in the form of a 3D cube that you can then rotate and flip. When you want to select a result, you just click on the square and it will take you to that website. 

A visual search is a great way of presenting information in a different way, especially for those learners amongst us who prefer images to text. The fact that you can interact with the cube give students a way of touching their search results, especially if it is presented on an interactive whiteboard.

Here are some ideas for using Search Cube in the classroom:

  • Search Cube shows image, video and websites in the results so you could get students to focus on one type and look for those results – as in, check the image results first. They would then have to move the cube to find the images.
  • Students could compare how many images and videos were presented compared to text based web sites. To find out what the result is before clicking on it, you just hover over it and a description will show up beside the cube as to what it is and where it is from.
  • Because of the ability to see a description of the website, students can see whether or not their search term is giving them the sorts of results they are after, and they could then discuss how they could change their search terms to get different results.

What other suggestions do you have for using this, or any other visual search engine in the classroom?

Check out this site which has a list of the Top Visual Search Engines and a comparison table with details of each one. You may also be interested in this blog post: Bing – Visual Search, teaching questioning skills.

Studenti stranieri ai licei anche senza licenza media

La decisione in una circolare del Ministero. Il problema sorge spesso per ragazzi che arrivano in età da liceo ma non hanno titoli di studio equivalenti a quelli italiani. Ora verranno iscritti alla classe corrispondente alla loro età “salvo che i docenti decidano diversamente”. E la Lega protestadi SALVO INTRAVAIA

ROMA – Gli studenti stranieri potranno iscriversi al superiore e sostenere gli esami di Stato anche senza licenza di scuola media. Ma dovranno dimostrare di avere la preparazione adeguata alla classe per la quale chiedono l’iscrizione. La circolare che mette la parola fine ad una questione piuttosto controversa è arrivata lo scorso 27 gennaio e ha suscitato le proteste della Padania. “La presenza di alunni con cittadinanza non italiana ha assunto da tempo le caratteristiche di un fenomeno strutturale – esordisce la nota di viale Trastevere – che fa registrare il progressivo aumento degli iscritti anche nella scuola secondaria di secondo grado. In particolare, è frequente il caso di studenti provenienti da altri Paesi – continua – che chiedono l’iscrizione a classi, anche intermedie, di istituti di istruzione secondaria di secondo grado”. Cosa fare se il ragazzo ha 16 anni ed è sprovvisto del titolo di studio equivalente al nostro diploma di licenza media? 

Una prassi illegittima. Finora, la questione si è posta al momento dell’esame di maturità, quando la commissione esamina i fascicoli degli studenti per controllare se tutta la documentazione è a posto. E in mancanza del titolo della scuola secondaria di primo grado, requisito necessario oltre “all’età” – che non può essere inferiore a quella prevista per la frequenza della classe prestabilita – nasce il dubbio. Può sostenere il ragazzo straniero lo stesso gli esami. In genere, le scuole fanno sostenere a questi soggetti gli esami di terza media presso un centro per adulti, sanando la loro posizione. Ma la prassi, secondo il ministero, è illegittima. E, per sgombrare definitivamente da equivoci la questione, ha messo nero su bianco.

Iscrizione secondo età anagrafica. “Qualora gli studenti con cittadinanza non italiana siano ancora, secondo l’ordinamento scolastico italiano, in età di obbligo di istruzione (…) vengono iscritti – spiega il ministero – alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto, dell’ordinamento degli studi e del corso di studi eventualmente seguito nel paese di provenienza, dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno e del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno. Qualora, invece, gli studenti stranieri che richiedono l’iscrizione ad una classe intermedia non siano più soggetti all’obbligo, almeno sedicenni, il consiglio di classe può consentire l’iscrizione di giovani provenienti dall’estero”. 

I requisiti richiesti. Ma questi ultimi devono provare, “di possedere adeguata preparazione sull’intero programma prescritto per l’idoneità alla classe cui aspirano”. E di conseguenza, alla fine del percorso, possono essere ammessi agli esami di maturità anche senza il prescritto diploma di licenza media, previsto invece per i ragazzi italiani. Il motivo è semplice. “Per questi studenti – precisa la nota m inisteriale – si deve ritenere, infatti, che i competenti collegi dei docenti, o i consigli di classe, abbiano già valutato, all’atto dell’iscrizione alle classi degli istituti di istruzione secondaria”, il possesso dei requisiti richiesti.

Le obiezioni della Lega. In genere, nei paesi di origine i giovani stranieri hanno seguito i corsi di studio previsti dagli ordinamenti locali che, seppur diversi dal nostro, li hanno portati a conseguire un titolo di studio. E la italiana che li ha accolti non ha avuto “nulla eccepire circa il mancato possesso del diploma di licenza conclusivo del primo ciclo di istruzione previsto dal nostro ordinamento scolastico”. Ma secondo il quotidiano leghista La Padania, riferisce la Tecnica della scuola, questa posizione assunta dal ministero “produce una evidente discriminazione, perché la concessione che viene fatta agli studenti stranieri non è prevista per i cittadini italiani”.

(07 febbraio 2012)

Get the Math: vediamo meglio di che si tratta

Get the Math è un progetto che ha lo scopo di sviluppare il pensiero algebrico, al fine di risolvere i problemi della vita quotidiana. I video iniziano con profili di giovani professionisti che lanciano delle sfide legate al loro lavoro. Gli spettatori vengono inoltre invitati ad provare le stesse sfide, utilizzando gli strumenti che sono disponibili sul sito di Get the Math.

Le sfide sono incentrate su:

  • Moda: la stilista Chloe Dao propone agli studenti di usare il pensiero proporzionale e il senso per la moda per modificare un disegno, in modo da ottenere un prezzo al dettaglio inferiore ai 35 dollari.
  • Videogiochi: Julia Detar, sviluppatrice di videogiochi, utilizza la matematica quando sviluppa i suoi giochi. Julia propone una sfida su un gioco che introduce i concetti base della programmazione. Gli studenti utilizzano le coordinare cartesiane e le equazioni lineari per disegnare il percorso di una navicella spaziale e per evitare la collisione con un asteroide.
  • Musica: Manny Dominguez e Luis Lopez, che si esibiscono come gruppo hip-hop duo DobleFlo, scrivono e producono musica in collaborazione con la Brooklyn Label, una casa discografica indipendente. Utilizzano le loro abilità matematiche per l’uso dei software di produzione musicale. La sfida consiste nell’uso del pensiero proporzionale per determinare il tempo di un campione strumentale.

Sul sito è possibile trovare:

  • nella sezione THE CHALLENGES: i segmenti video in cui vengono presentati i profili e le relative sfide di algebra; gli strumenti interattivi per aiutare gli studenti a risolvere le sfide; video clip che mostrano come le squadre hanno risolto ciascuna sfida.
  • Nella sezione VIDEO: una collezione di tutti i video correlati alle sfide.
  • Nella sezione ABOUT: le FAQ e i crediti di produzione.
  • Nella sezione TEACHERS: risorse online per i docenti su come utilizzare i materiali in classe.
Di seguito il video di presentazione.

Watch Get the Math – Promo on PBS. See more from THIRTEEN Kids.

http://matematica.orizzontescuola.it/2012/02/03/get-the-math/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=get-the-math