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Un social network targato Verona per scambi didattici tra insegnanti

Nasce su internet un social network nazionale di insegnanti, formatori ed educatori per raccogliere le storie della scuola che «funziona». Il progetto si chiama «Storie di didattica» (www.storiedididattica.it) e nasce dal coordinamento «La Scuola che Funziona», network fondato nel 2009 in collaborazione con l’Università di Verona, il Centro di Ricerca Educativa e Didattica (Cred) e giunto a circa 2.500 membri. Gli insegnanti sono invitati a inviare le proprie narrazioni, che vengono pubblicate nel blog dedicato, andando a costituire una raccolta indicizzata di storie. È una sorta di Antologia «in progress» di storie autentiche, messe in rete al fine di promuovere la condivisione e lo scambio di know-how tra docenti come strumento di autoformazione on-line.
Per il referente del progetto, lo psicologo Gianni Marconato, «in un periodo così problematico per la scuola, rappresenta un’azione di resistenza creativa e propositiva allo svilimento del ruolo dell’istruzione e dei docenti. Una scuola che si racconta dimostra di saper riflettere costruttivamente sulle proprie criticità e valorizza il grande patrimonio di professionalità che altrimenti – conclude – continuerebbe a restare chiuso dentro le aule».

http://www.larena.it/stories/Home/333852_un_social_network_targato_veronaper_scambi_didattici_tra_insegnanti/?refresh_ce

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Active Engage: la guida per gli studenti

Hub di Engage

 

http://support.prometheanplanet.com/upload/pdf/TP1774-EN.pdf

Invalsi ora obbligatori per legge (w la democrazia e il confronto!)

L’articolo 51 del decreto legge n. 5 prevede che per le scuole la rilevazione degli apprendimenti faccia parte dell’ “attività ordinaria”. Ma questo non servirà di certo a far crescere la “cultura della valutazione”.

19/02/2012

di Reginaldo Palermo

Questa volta il Ministero dell’Istruzione ha deciso di mettere fine alle polemiche che ogni anno, immancabilmente, accompagnano la somministrazione delle prove Invalsi.
La soluzione individuata da Viale Trastevere sembra piuttosto chiara: usare lo strumento della legge per annullare ogni forma di opposizione alle rilevazioni degli apprendimenti da parte dell’Invalsi.
L’articolo 51 del recente decreto legge n. 5 sulle semplificazioni, chiarisce infatti che per le scuole la partecipazione alle rilevazioni va intesa come “attività ordinaria”.
“La norma – si legge nella relazione tecnica allegata al provvedimento – si propone di far sì che le rilevazioni nazionali degli apprendimenti siano effettuate dal 100% delle istituzioni scolastiche, mentre oggi, in assenza di uno specifico obbligo, circa il 5% delle scuole rifiuta con vari motivi di svolgerle; il rimanente 95% le svolge già oggi come attività ordinaria, senza necessità di remunerazione aggiuntiva per il personale coinvolto”.
Tanto che qualche ufficio periferico, come per esempio l’Usp di Torino, si è già premurato di trasmettere alle scuole il testo della norma facendo capire che, a questo punto, i collegi dei docenti non potranno più trincerarsi dietro delibere di dubbia legittimità.
Ci sia comunque consentito esprimere qualche dubbio sulla reale efficacia della norma.
Intendiamoci: se l’obiettivo è semplicemente quello di far sì che tutte le scuole, volenti o nolenti, partecipino alla rilevazione, è molto probabile che la norma possa contribuire a risolvere quasi del tutto il problema del 5% di scuole “recalcitranti”.
Ma a noi sembra che il punto vero di tutta la questione sia del tutto diverso: si tratta cioè di diffondere e sostenere nel sistema scolastico una autentica cultura della valutazione che implica, a sua volta, una modifica degli atteggiamenti e dei comportamenti degli operatori scolastici.
Per raggiungere questo obiettivo serve ben altro (piani di formazione, risorse per le scuole, aggiornamento continuo, …). L’idea che con una disposizione di legge si possano cambiare atteggiamenti, sistemi di valori e modi di pensare è certamente suggestiva, ma purtroppo (o per fortuna) è una idea destinata al fallimento.

 

http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/invalsi-rilevazioni-obbligatorie-per-legge.flc

Scuola, allarme insegnanti Sono i più vecchi di tutta Europa

È quanto emerge dal rapporto “Key Data on Education in Europe” pubblicato a Bruxelles sullo stato di salute dell’insegnamento europeo. La percentuale di ultracinquantenni è del 57,8%. Ci si avvicina solo la Germania

L’Italia potrebbe soffrire presto di una “grave carenza di insegnanti” perché è il Paese Ue con la percentuale più alta di ultracinquantenni nelle scuole superiori. È quanto emerge dal rapporto “Key Data on Education in Europe” pubblicato a Bruxelles sullo stato di salute dell’insegnamento europeo. Unica consolazione è che non siamo i soli, anche se di sicuro siamo i più “anziani”.

Sembra impossibile a guardare le graduatorie strapiene di insegnanti non ordinari e in attesa di un posto fisso, eppure non è vero. Saranno pure i più esperti, ma la percentuale di ultracinquantenni nelle scuole superiori italiane secondo Bruxelles è davvero troppa, ben il 57,8%. Ci si avvicina solo la Germania, che si attesta comunque ben 7,1 punti percentuali sotto di noi. Quasi inesistenti gli under 30, solo lo 0,5% del totale, ma purtroppo non è una novità. Eppure negli altri Paesi insegnare per i neo laureati non è un tabù: in Germania sono il 3,6%, in Bulgaria il 5,5%, in Austria e Islanda addirittura il 6%. E in questo caso la cultura latina del “vecchio saggio” non c’entra niente: nella vicina Spagna i giovanissimi ad avere una cattedra sono ben il 6,8%.

Dati e numeri che hanno spinto gli autori del rapporto Ue (Eurydice network ed Eurostat) a suonare l’allarme “carenza insegnanti” in un Paese dove c’è chi cerca di diventarlo da oltre vent’anni. Parliamo dei docenti intrappolati da anni nelle famigerate graduatorie propedeutiche all’inserimento professionale permanente, eterne ragnatele nelle quali entrare è difficile ed uscire ormai quasi impossibile. Ma attenzione, nemmeno in questo frangente possiamo parlare di “giovani”. “L’età media degli insegnanti che si trovano nelle graduatorie permanenti ad esaurimento è di circa 40 anni”, riferisce Fabrizio Da Crema, responsabile scuola Cgil. Vuol dire che la media dei 200mila docenti che ne fanno parte aspettano da più di dieci anni di diventare indeterminati. Il panorama è sconfortante.

“Si tratta di una peculiarità italiana perché altrove hanno programmato meglio il rapporto università e istruzione”, spiega Da Crema, “E poi hanno un mercato del lavoro che funziona meglio del nostro. Basti pensare che in alcuni Paesi del nord Europa mancano gli insegnanti in materie scientifiche dal momento che questi laureati sono quasi tutti risucchiati dalle imprese. Pertanto lì c’è addirittura domanda di professori extracomunitari”.

E il futuro? Nero come il carbone, dal momento che la situazione è destinata ad aggravarsi. Secondo la Cgil, allungamento dell’età pensionabile (riforma Fornero) e blocco delle assunzioni dovute ai tagli del settore, non faranno altro che invecchiare ulteriormente il settore, con buona pace di chi aspira ad iniziare la professione. Qualcosa doveva cambiare con il decreto semplificazione Profumo, che avrebbe dovuto ridurre dall’anno prossimo l’organico funzionario, ma il ministero del Tesoro l’ha impedito per motivi di cassa e tutto si è trasformato in semplici linee guida, insomma in un nulla di fatto. D’altronde i ministri si susseguono ma riformare l’istruzione italiana si è davvero difficile. L’ex ministro Mariastella Gelmini, ad esempio, si è concentrata tutta su formazione universitaria e tirocinio attivo, ma il nodo del concorso abilitante è rimasto irrisolto.

Insomma, come fare per ringiovanire la professione? Bella domanda. “Abbiamo due tipi di precari: quelli di fatto che occupano le graduatorie permanenti e poi i giovani che devono entrare nella professione”, spiega Da Crema. “Ma se si attinge solo dalla graduatoria, di giovani non ne entreranno più”. “Lo sviluppo professionale degli insegnanti è la chiave per assicurare un buon sistema educativo agli studenti”, ha affermato la Commissaria Ue educazione e cultura Androulla Vassiliou a margine della presentazione del rapporto Ue. Sarà vero, ma da noi il problema maggiore è proprio diventare insegnanti, poi si vedrà.

Didattica sotto assedio nella scuola primaria, se ne parla a Bologna il 25 febbraio

La “didattica” può essere luogo del conflitto e della resistenza?
Possiamo opporci con il nostro modo di stare in classe alla distruzione della qualità della scuola prodotta dai tagli e dalle controriforme?
Meglio i test invalsi o la discussione in classe?
Meglio i pacchetti didattici da trenta minuti o i tempi distesi sui ritmi dei bambini e degli argomenti?

Ne parliamo con gli organizzatori del convegno in programma a Bologna il prossimo 25 febbraio “Didattica Resistente. La didattica sotto assedio nella scuola primaria e le idee per contrastare l’arretramento”.

Dal FAI un Kit didattico gratuito di educazione ambientale

Il FAI – Fondo Ambiente Italiano, grazie alla collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare, offre gratuitamente alle classi della scuola dell’Infanzia uno
speciale kit didattico, comprendente una favola-gioco e schede di laboratorio, per sensibilizzare i
più piccoli al rispetto dell’ambiente.
C’era una volta un mondo felice che oggi è triste…
I fiumi, i ruscelli, il mare sono pieni di bottiglie di plastica. Molte strade della città sono
invase dai rifiuti…
Non si può proprio continuare così! Rifletto-libretto, che è sempre pieno di idee decide
allora di chiamare i suoi fidati amici Ricerco-lente, Bruco-riduco, Cucchi-riciclo per capire
insieme il da farsi.
Questa è l’inizio della favola-gioco ideata per introdurre i più piccoli ai temi dell’ambiente, del
paesaggio e dei rifiuti, con tanti personaggi spiritosi realizzati con materiali di riciclo.
A corollario della favola i piccoli lettori scopriranno una serie di schede-attività e mini laboratori per
esprimere sensazioni e emozioni, e riflettere in modo divertente, a scuola e a casa, sul riuso e il
riciclo dei rifiuti. Tra gli obiettivi cui mira il progetto vi è quello di stimolare i più piccoli a stili di vita
sostenibili sviluppando un atteggiamento di “cura” nei confronti delle cose e dei luoghi.

Il FAI propone alle classi della scuola dell’infanzia speciali visite “animate” condotte all’interno dei
Beni: antiche dimore, castelli, ville, abbazie, giardini e parchi. I bambini, indossati costumi “a
tema” (abiti medievali all’interno dei castelli, pirati all’Abbazia di San Fruttuoso, pastori e contadine a
Villa dei Vescovi…), vengono coinvolti attraverso magiche storie ambientate nel bene FAI e sono
messi alla prova con giochi, indovinelli, attività di manipolazione. I percorsi fanno leva sulle
emozioni e l’immaginazione e consentono di far vivere ai bambini l’atmosfera e la vita di luoghi
suggestivi e di tempi antichi. Le visite si suddividono in due momenti: in mattinata la classe va alla
scoperta del bene, mentre nel pomeriggio vengono realizzati laboratori che riprendono la storia
raccontata precedentemente.
È inoltre possibile organizzare delle feste di fine anno scolastico con la classe insieme ai genitori.
Il kit può essere richiesto tramite il sito http://www.fascuola.it o scrivendo a scuola@fondoambiente.it
(fax 02 48193631 – numero verde 800 501 303). Viene inoltre distribuito – fino ad esaurimento
scorte – nei Beni del FAI alle classi di scuola dell’Infanzia che partecipano a una “visita
animata”. Scopri i percorsi sul sito nella sezione “Visite i Beni del FAI/Percorsi di visita”.

Per prenotazioni e informazioni consultare il sito http://www.faiscuola.it o scrivere a
visitescolastiche@fondoambiente.it (tel. 02 467615285, fax 02 48193631).

 

http://scuolamagazine.it/2012/02/18/scuola-dal-fai-un-kit-didattico-gratuito-di-educazione-ambientale/