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Strumenti online per lo studio della storia 2.0

​​Not many would regard History and ICT as familiar bedfellows but there are a lot of very useful Web 2.0 tools and resources available for History teachers. I plan to look at a couple of tools in this post. These tools can of course also prove useful in other subjects.

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My Library in Google Books

Google Library is a feature of the Google Books that may help the teachers to support their students with their Research Study Report (RSR). Some students working on their RSR  may find some difficulty managing their reading for their topic and keeping their teacher informed about how much progress they have made on their reading. Using Google Library, students can list the books that they are reading on a virtual bookshelf and can provide their own review that can be made public to their teacher and other students. From a teacher’s point of view, it may be useful for the students to write their own review of the book which may help in their selection of books for the RSR.

When you add a book to your Library, it will bring in the reviews of other readers of that book.  It will also bring in the bibliography information of the book selected. The most useful aspect of Google Library is the preview feature where you are able to read sections of the book online depending on the arrangement Google has made with the publishers. Where the book is out of copyright, the full book may be available for download.

The steps to create your own library and add book reviews and ratings on Google Books are simple.

  • 1. Search Google Books books.google.com for a keyword, title, or author.
  • 2. Click the “Add to my library” link to start building your collection.
  • 3. Once you’ve created a library, you can annotate it and share it with friends.

Click the “My Library” link on books.google.com to access your library

Another useful tool for teachers is Delicious which is a social bookmarking site where you can see what other people have bookmarked on any topic. There is a post on the Teachnet blog which goes into it in more detail.

With the popularity of Newstalk Talking History and now more recently RTE The History Show radio programme, podcasts have made high quality discussion on these radio shows available to those who may have missed the programme when it was broadcast. Podcasts in the History classroom bring in another form of primary and secondary source material to students which is very accessible using mobile devices.

Apart from the Newstalk Talking History podcast and the RTE The History Showpodcast, there are a number other History podcasts that you should be turning your ears to.
BBC4 A History of the World in 100 Objects

BBC History Magazine

History on air

The National Archives Podcast Series

BBC World Service Witness

In our time with Melvyn Bragg

Speaking of History

Stuff you missed in History class (How stuff works series)

Dublin Heritage

Deve essere chiaro che l’Invalsi NON “ce lo ha chiesto l’Europa” di V. Pascuzzi

Passepartout dialettici. “Ce lo ha chiesto l’Europa” questa frase, questa semplice espressione sta diventando ricorrente nel linguaggio politico scritto o verbale. Viene usata come scorciatoia, lubrificante, svitol o passepartout quando si vuole forzare una conclusione a vantaggio delle proprie tesi. Viene usata in termini generici, senza riferimenti temporali, legislativi o normativi per (cercare di )sorprendere e mettere k.o. l’interlocutore che, quasi sempre, per non fare la figura del male-informato, tace e rinuncia a porre domande esplicative sui detti riferimenti.

« …. appena sento dire: “ce lo chiede l’Europa”. Subito mi chiedo: “dov’è la fregatura?”» (1) di recente, così ha concluso una sua nota un prof attento osservatore di fatti politici e scolastici.

Ma per fortuna, l’allerta è stato percepito e trasmesso anche da altri sia recentemente (2) che già da prima anche se per una situazione diversa (3)

L’Invalsi e L’Europa. Anche i sostenitori dei test o prove Invalsi hanno adottato, a mo’ di slogan, la frasetta magica: “ce lo ha chiesto l’Europa”. L’affermazione però non risponde al vero e cerchiamo di appurarlo ricostruendo i fatti.

La vicenda comincia il 26 ottobre 2011 con la lettera di intenti del governo italiano alla Ue, dove al punto B. (“CREARE CONDIZIONI STRUTTURALI FAVOREVOLI ALLA CRESCITA”) e comma a. (“Promozione e valorizzazione del capitale umano”) viene riportato: «L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento.
Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall’ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l’obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d’onore. Da ultimo, tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria saranno approvati entro il 31 dicembre 2011» (4). Solo questa decina di righe e nient’altro!

Il 4 novembre 2011, il Commissario Ue Olli Rehn chiede chiarimenti all’Italia. Tra gli altri quesiti posti al governo italiano, quattro riguardano direttamente scuola e università, anzi, per dirla con il linguaggio usato nella lettera da questi tecnocrati, riguardano il “capitale umano” . Ecco il testo letterale:

«13. Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?»

«14. Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?» (5) (6) (7). I punti 15 e 16 sono relativi all’università.

Si capisce facilmente che alla Ue non interessa tanto l’Invalsi e i suoi test, ma il programma di ristrutturazione delle scuole”. E’ come se l’Ue ci dicesse: “individuate (come volete voi ) le scuole insoddisfacenti ma diteci come intendete potenziarle”. E ciò significa due cose: risorse economiche e conseguenti programmi di potenziamento: «sembrerebbe che per le scuole risultate più deboli venga avviato un programma di “ristrutturazione”: e ciò significherebbe che per tali scuole verranno dati maggiori finanziamenti?» (8). Invece, il governo e il Miur o non hanno capito o fingono. Si stanno concentrando sulla diagnostica potenziando l’Invalsi ed estendendo a tappeto i suoi test senza dire una parola sulla successiva terapia.
Esplicitamente: su quante e quale scuole intendono intervenite, in che modo e con quanti soldi. E’ come se volessero misurare la febbre a tutti (ammesso ma non concesso – come ad alcuni piace sostenere – che i test Invalsi siano assimilabili a termometri) senza avere a disposizione nemmeno un’aspirina generica da somministrare.

Olimpiadi e Invalsi. Il sindaco di Roma Alemanno & c. (costruttori) hanno dovuto rassegnarsi alla rinuncia governativa alle Olimpiadi 2020. Ben potrebbero Miur e ministro Profumo non rinunciare ma soprassedere sulle prove Invalsi e approfondire riguardo ai rischi concreti di invalsizzazione della scuola, dei libri di testo e della didattica cioè il c.d. teaching to the test e la congruità con la valutazione di sistema (9) (3) (8). Una pausa di riflessione potrebbe consentire il confronto con chi si oppone all’Invalsi (10), di verificare gli aspetti normativi (11) (12) e valutare l’opportunità o meno di procedere d’autorità o con il consenso degli interessati.

La dispersione. Non si capisce perché, in alternativa alle indagini Invalsi, che richiedono ulteriori risorse e soprattutto tempo, si tralascia di intervenire da subito sulla dispersione scolastica (pari a circa il 20%, la più alta in ambito Ue). I cui dati sono già disponibili, facilmente organizzabili e interpretabili. Il governo e il Miur si potrebbero concentrare all’inizio sulle 10 o 20 province più bisognose con programmi almeno triennali di recupero e rafforzamento delle situazioni più critiche. Di certo si otterrebbero risultati anche a medio termine e la Ue non potrebbe che approvare.

LINK

(1) “Ce lo chiede l’Europa” – Cosimo De Nitto – 21.2.2012

(2) Ce lo chiede l’Europa – Tana de Zulueta – 22.2.2012

(3) Il governo Monti ricomincia col “testing”: “l’Europa lo vuole” – Giorgio Israel – 22.11.2011

(4) Il testo integrale della lettera del governo italiano all’Unione europea – 26.10.2011

(5) L’Era Monti e il pareggio di bilancio. Prima vittima la scuola? 13.11.2011

(6) Olli Rehn invia lettera a Tremonti: chiarimenti entro l’11 novembre – 8.11.2011

(7) Request for clarifications on the letter from PM Silvio Berlusconi

(8) Della valutazione di sistema. Lettera aperta al ministro Profumo – M. Tiriticco 19.11.2011

(9) Rilevazione nazionale degli apprendimenti (pag. 46 e seguenti)

(10) Prove Invalsi obbligatorie? No dei Cobas – di Reginaldo Palermo – 19/02/2012

(11) Le prove INVALSI obbligatorie per legge

(12) Invalsi: rilevazioni obbligatorie per legge – di R.P. – 18/02/2012

 

 

http://www.orizzontescuola.it/node/22510

Qualche interessante ebook: Mr. Gwyn di A. Baricco

Arriva l’ultimo ebook di uno degli scrittori italiani più controversi degli ultimi anni: Mr Gywn, di Alessandro Baricco, disponibile da novembre sui principali ebookstore italiani. Mr Gywn, come il nome dello scrittore londinese protagonista del romanzo e che un giorno, d’improvviso, si scopre smarrito.

Un giorno mi sono accorto che non mi importava più di nulla, e che tutto mi feriva a morte.

Gli amanti dell’autore, anche se andrebbe chiamato ormai genere, riconosceranno già da questo scorcio l’inconfondibile stile baricchiano. Difficilmente in passato un autore era riuscito a fratturare l’opinione di pubblico e critica in maniera così impietosa. Come un genere musicale atipico, le opere di Baricco esaltano o irritano, non lasciando quasi mai indifferenti. Le analisi più severe definiscono il suo stile “un elegante modo di non dire assolutamente nulla”“inconcludente”, “narcisista”. Ma sono sempre tantissimi coloro che, una volta terminato il libro ed ancora inebriati, guardano con impazienza all’uscita del prossimo romanzo.

– Lei non è vecchia. Lei è morta.

La signora alzò le spalle.

– Morire è solo un modo particolarmente esatto di invecchiare.

Per attenuare questo instancabile litigio di pareri, sarebbe forse d’aiuto accettare l’idea che Baricco non scrive romanzi, ma poesie. Poesie moderne, parole che scorrono via leggerissime svelando al lettore sensazioni inaspettate.

Coloro che in un romanzo cercano una storia con un inizio e una fine, una lezione da imparare o una conclusione da trarre, non possono che rimanere irrimediabilmente delusi dalle opere dello scrittore torinese. Perchè scatti la scintilla, occorre che il lettore sia disposto ad assistere, in silenzio, all’arte con la quale l’autore ricama e cuce parole con minuzia spiazzante, arrivando a consegnare al lettore immagini vividissime, lampi che non ci si aspetterebbe di ricevere da un libro. In questi bagliori, risiede tutto il fascino della prosa baricchiana, sta al lettore coglierlo.

L’ebook puó essere acquistato in formato ePub o pdf nei principali ebook store italiani (trovate i link usando il nostro motore di ricerca degli ebook in vendita in Italia, il piú completo disponibile online) oppure per Kindle su questa pagina.

http://www.ebookgratis.it/blog/2012/01/alessandro-baricco-my-gwyn-ebook-in-italiano/#.Tz4LmvEaM0k

Il termosifone ovvero della fornitura di lim, tablet, wifi etc.

«Caro ministro, in classe vorrei un termosifone»

di Mila Spicola. Il titolare dell’Istruzione alla scuola Falcone nel quartiere Zen di Palermo

Caro ministro, mi chiamo Alessio, vorrei un termosifone per ogni classe, i banchi che sono rotti, una palestra, i libri, armadi, pavimenti che sono rotti, le sedie, vetri alle finestre, spesso vorrei utilizzare l’aula di danza, non la possiamo utilizzare perché mancano i soldi per chiamare un professore, dipingere i muri che sono mascherati. Per favore agliutaci che la scuola Falcone ha bisogno di una mano. Alessio». Si scrive «aiutaci» Alessio, attenzione. «Ah..e chiffazzu? Unciadugnu?». «No, no…dagliela. È molto bella la tua lettera, posso pubblicarla?» Si illumina d’immenso. Istituto Comprensivo Giovanni Falcone, quartiere Zen, Palermo. Persa tra le agghiaccianti insulae della progettazione degli anni 70, la scuola in fondo è bella. Sono seduta tra il pubblico, nell’aula magna, in fondo, accanto ad Alessio, Salvo, Sabrina… Siamo tutti in attesa di ascoltare il ministro, «il presidente di tutte le scuole ». Hanno una malloppetto di cartoncini colorati, pieni di parole, di disegni. «Sono le lettere per il presidente, dove che gli chiediamo quello che ci manca, le vuole vedere? Ci dice se sono buone?» Certo, dai… E inizio a leggere. Da poco è finito il giro per la scuola del ministro Profumo, con lui il sottosegretario Rossi Doria. E poi il preside, Domenico Di Fatta, le autorità, i dirigenti dell’ufficio scolastico regionale, il commissario straordinario di Palermo, deputati nazionali, il prefetto, e poi i docenti della scuola, i ragazzi, le mamme… Scuola Falcone. Una metafora, un simbolo per Palermo, ma anche per tutta la scuola italiana. Dal 2006 ad oggi soggetta a una cinquantina di atti vandalici, a partire dalle pallottole sparate contro i muri di allora, fino al terribile incendio del 13 luglio 2009, quello che distrusse la palestra e parte dell’asilo, e poi un continuo. Fino alla scorsa settimana. Ho sentito ieri il preside Di Fatta per chiedergli cosa avrebbe chiesto oggi al ministro. «Che vuoi che gli chieda? Attenzione. Le scuole “a rischio” hanno bisogno di un regime diverso, di docenti diversi, di risorse diverse…». «Ma tu non credi che con l’autonomia potremmo sperimentare noi una didattica nuova, metterci al lavoro per reinventarci un modo nuovo per parlare a questi ragazzi?». «Magari,ma quando? Ogni giorno arrivo alla fine della giornata emi ripeto: oggi che ho fatto?Ho solo inseguito emergenze. Magari potessimo pensare a quello. La didattica. Che poi sarebbe l’unica cosa a cui pensare vero? In tempo di pace. Io qua ho la guerra». Gestire il quotidiano in una scuola a rischio non è facile. L’attimo di follia interno si somma all’attimo di follia esterno. Ragazzi più grandi che si introducono nella scuola. Bidelli che devono trasformarsi in guardie .E perché mai? In quale parte del contratto lo si prevede? Docenti distrutti e la tentazione di andarsene. «Me lo ripeto a volte… Ma poi è come la droga. Cosa gli chiedo? Risorse, personale specializzato, aiuto». Continuo con lui: insegnare ai ragazzi difficili ti entra dentro. Maledici il cielo tutti i gironi quando accade il peggio, te ne vorresti andare, come lo ringrazi quando accade il miracolo e pensi che non hai dove stare se non lì. Torno ad Alessio che mi chiede «ma che sta dicendo?». Prof, ti sei distratta, c’è il ministro che parla. «Alessio, sta dicendo che dovete studiare di più e che lui vi aiuterà». Che oggi la scuola è la modalità certa per cambiare il Paese e che sanno agendo su tre assi: sicurezza, apprendimenti e attrezzarvi per il futuro. Una bella serie di fondi, dati e impegni. Sututto la sicurezza nelle scuole e il benessere. In fondi Cipe, i Fas ridestinati alle regioni dell’obiettivo convergenza… Insomma Alessio, mi sa che ci scappano i banchi, la palestra e persino i riscaldamenti. «Tu ci vieni a scuola vero? Non la lasci…». «Certo che no, certo che ci vengo». Alla Falcone la dispersione scolastica raggiunge punte del 30%. La dispersione è il mostro per la Sicilia intera e dunque per l’Italia. L’Europa ci ha chiesto di contenerla da anni, dal trattato di Lisbona. «Prof, ci vede? Mi sposto?». È una ragazzina di fronte a me, «no, no..ci vedo». È un ex allieva, ha appena parlato in pubblico e sento il suo cuore battere ancora a mille. È la volta di Rossi Doria. Combattere l’esclusione, parla dei benedetti interventi contro la dispersione. «Spenderemo dei soldi per questo, ma dobbiamo avere l’umiltà di capire insieme dove abbiamo fatto bene e dove abbiamo fatto male». Sono gentili, parlano, ascoltano, torno a distrarmi con Alessio. Fino a quando la sento la cosa che mi arriva al cuore da quella cattedra e non dalla sediolina accanto a me. È Rossi Doria a dirla. «Insegnare è un lavoro artigianale e potente». Oh, finalmente. Adesso la continuità progettuale sta nell’applicare quel certosino lavoro ai nostri grandi numeri. Date modo alle scuole di farlo. Tappate voi le emergenze e a noi ridateci il tempo per fare didattica.

http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/caro-ministro-in-classe-vorrei-un-termosifone.flc