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Come può il “vecchio” Foscolo cambiare uno studente di oggi?

Discutendo con un docente universitario di Ugo Foscolo, questi esprimeva il giudizio secondo cui il poeta è stato espressione di una letteratura oggi estranea alla nostra sensibilità, in particolare dei giovani; di una fede nella bellezza, nella poesia, nell’arte, oggi ormai tramontata. E adduceva delle ragioni che sono difficilmente contestabili ed ampiamente condivisibili.

Ma poi accade un fatto che, come ogni evento, rimette in discussione le nostre teorie, le nostre calcolate certezze: accade l’XI edizione de I Colloqui Fiorentini dedicata quest’anno proprio a Foscolo. E saltano tutte le conclusioni!

Sarà il titolo, Tu passeggerai sovra le stelle…, che spalanca il cuore, che fa d’improvviso respirare, come una promessa di bellezza e di eternità che si credeva ormai definitivamente delusa; sarà che ai Colloqui Fiorentini ciascuno studente e docente si sente protagonista, chiamato in prima persona a confrontarsi con le parole del grande poeta; sarà che partecipando di anno in anno i docenti sentono che la professione di insegnante diviene sempre più personale e coinvolgente, che esige urgentemente la loro creatività e competenza; sarà che ai Colloqui Fiorentini tanti studenti hanno incontrato persone e sentito parole che hanno permesso loro di comprendere la propria vocazione professionale, determinandoli nella scelta dell’università; sarà che Foscolo oggi come allora entusiasma con la forza delle sue parole, con la chiamata a vivere la vita secondo ideali grandi e nobili e che questo (a dispetto di ogni previsione) riempie ancora il cuore dei nostri giovani.

Non sarà: è, accade, oggi, a Firenze. Perché in più di duemila hanno risposto all’appello dei Colloqui, da ogni regione d’Italia.

E non c’è una tecnica, non c’è un ingrediente segreto per spiegare il successo di questa iniziativa. Ma c’è un metodo: un gruppo di insegnanti, quelli di Diesse Firenze, che scommette tutto sulla libertà dei docenti e degli studenti partecipanti. Sono loro, gli insegnanti promotori e i partecipanti, l’ingrediente segreto; perché provocati dalle parole di Foscolo e dalla proposta del titolo di questa edizione, si mettono al lavoro, si giocano completamente, testa, cuore, desiderio, creatività, passione, impegno. Sorprendentemente. Con una dedizione impensabile, con un lavoro serio che si concretizza in una tesina di gruppo – senza della quale non si può partecipare – per approfondire i testi dell’autore; ma anche in racconti, produzioni artistiche di vario genere, spettacoli teatrali, insomma tutta la creatività che ci si scopre dentro, quando si è nel “caldo delle passioni”, come direbbe Leopardi.

Ed accadono miracoli: studenti dal passato scolastico e non solo a dir poco traumatico che, sfidati dal loro docente ad impegnarsi nei Colloqui, si rimettono in discussione fino a sorprendersi innamorati della poesia, ma soprattutto, fino a cogliere la possibilità di un nuovo inizio per la propria vita. Uno di questi, gravemente dislessico, si butta nell’avventura dello spettacolo teatrale e rifiorisce a scuola e con i compagni. Docenti veterani che rivoluzionano la propria didattica dopo tanti anni di insegnamento (questo è il vero miracolo, che nessuna riforma della scuola ha mai ottenuto) per seguire il metodo suggerito dai Colloqui Fiorentini e così facendo riscoprono la bellezza del proprio mestiere, ma soprattutto il valore ideale della missione loro assegnata. Una docente di Arezzo ci scrive: “Ci avete ridato il coraggio per insegnare”. Un’altra di Messina ci racconta di come nella sua classe il clima di lavoro sia stato completamente rivoluzionato in positivo da quando hanno cominciato a lavorare per i Colloqui. Un’altra di Napoli di racconta che ormai tutta la didattica del suo istituto ruota attorno alla preparazione del convegno e ci riporta le parole del suo Dirigente scolastico, dette in collegio docenti: “I Colloqui Fiorentini sono il fiore all’occhiello della nostra scuola”. E la maggior parte delle scuole aderenti ai Colloqui Fiorentini sono istituti statali (94 per cento).

Il fatto è che I Colloqui Fiorentini scommettono sulla libertà degli studenti, messi di fronte ai testi e alle parole di un autore, impugnate da un docente che le vive, quelle parole, nella sua esperienza e le ripropone vibranti, piene di significato per la propria vita e quindi forti, persuasive, provocanti; parole che chiedono una risposta, una presa di posizione personale: questo è ciò che entusiasma gli studenti, sentirsi chiamati in causa, resi protagonisti non di uno show ma della crescita della propria personalità.

Troppe volte pensiamo che educare significhi indurre nei ragazzi la loro crescita. Invece una persona cresce nella misura in cui si muove con i suoi passi verso il significato della propria vita, dietro la provocazione positiva di un adulto. I Colloqui Fiorentini sono tutti qui. Ma questo non è esattamente il cuore della scuola o di ciò che dovrebbe essere la scuola?

 

(Pietro Baroni)

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/2/23/SCUOLA-Come-puo-il-vecchio-Foscolo-cambiare-uno-studente-di-oggi-/2/247010/

Strumenti per la LIM: le nuove mappe

LE NUOVE MAPPE – INSEGNARE CON LA LIM – ITALIANO 4-5

GUIDA PER L’INSEGNANTE

NOVITÀ 2011

La LIM uno strumento pensato per integrarsi nella didattica quotidiana che deve diventare ‘trasparente’ all’interno della classe, facendo in modo che le nuove metodologie, le nuove prassi didattiche, i nuovi stili di apprendimento diventino ‘un’abitudine’ consolidata sia per gli insegnanti sia per gli alunni.

La LIM è versatile e capace di trasformare le aule in laboratori didattici in cui lo schema classico di insegnamento non più trasmissivo, ma diventa unacostruzione collaborativa del sapere coinvolgendo direttamente i bambini e valorizzando le loro innate competenze tecnologiche.
Le nuove Mappe – Insegnare con la LIM aiutano gli insegnanti nel compito di imparare ad usare questo nuovo strumento e nel progettare percorsi didattici personalizzati e individualizzati in modo innovativo.

Le nuove guide propongono per ognuna delle due discipline, italiano e matematica, 22 lezioni per la classe quarta e 22 per la classe quinta.
Ogni lezione presenta un percorso didattico finalizzato all’acquisizione di uno specifico obiettivo di apprendimento. Per aiutare gli insegnanti, ogni lezione sviluppa un argomento ben definito che viene dettagliatamente spiegato passo passo in due pagine dedicate esclusivamente all’insegnante. Queste pagine offrono indicazioni metodologiche per una efficace integrazione della LIM nella didattica quotidiana; consigli su strategie e modalità di lavoro che consentano di predisporre un ambiente di apprendimento costruttivo e collaborativo con la LIM; indicazioni operative sull’utilizzo dei contenuti digitali presenti nel CD-ROM e degli strumenti principali del software della LIM.
Alcune lezioni sono arricchite da brevi riferimenti teorici, definizioni e regolecome supporto concettuale all’insegnante, che potrà decidere se condividerli o meno con gli alunni.

Nella parte dedicata all’alunno si parte dalla carta con due schede operative fotocopiabili. Queste schede operative accompagnano le attività sulla lavagna permettendo a ogni alunno, non solo di partecipare attivamente alla costruzione della lezione, ma anche di fissare e interiorizzare le nuove conoscenze: mentre un alunno è alla lavagna, gli altri seguono sulla loro fotocopia.

Dalla carta si passa poi alla LIM, con i materiali presenti sul CD-ROM: si tratta di materiale digitale già predisposto, pronto all’uso, che l’insegnante può utilizzare per svolgere quella lezione.
Sono previsti anche momenti di consolidamento dei concetti proposti attraverso attività di scrittura, di verbalizzazione e di rappresentazione grafica che ogni alunno potrà eseguire individualmente sul proprio quaderno.
Alcuni esercizi sono presentati solamente sulla LIM perché permettono al bambino di intervenire direttamente sull’oggetto di apprendimento manipolandolo, trasformandolo, personalizzandolo.

Nel volume vengono proposte anche alcune lezioni personalizzabili: l’insegnante è guidato all’utilizzo del software autore della LIM per costruire contenuti digitali autonomi e per personalizzarli sulla base delle esigenze formative e didattiche della classe.
Per mantenere alta l’attenzione e la motivazione all’apprendimento sono predisposte varie tipologie di esercizi e attività ludici che prevedono anche uno svolgimento a squadre. Quest’ultimo aspetto appare maggiormente evidente negli esercizi solo su LIM, nei quali gli alunni sono chiamati a interagire in prima persona con i contenuti.
Nei volumi una dettagliata programmazione definisce i traguardi per lo sviluppo delle competenze tecnologiche al termine della Scuola Primaria secondo le Indicazioni Nazionali, aiutando gli insegnanti a declinare gli obiettivi di apprendimento e a costruire il POF della programmazione disciplinare in classe.

http://www.mondadorieducation.it/media/contenuti/sfoglialibro/bramati_insegnarelimita/index.html?iframe=true&width=100%&height=100%

A proposito del progetto VALeS: entro il 12 si decide!

Entro il 12 marzo, ai Collegi Docenti di molti Istituti verrà chiesto di aderire al progetto VALeS, promosso dal MIUR.

Si tratta di un tentativo di creare una vetrina dorata per mettere in buona luce i fallimentari quiz INVALSI e le sperimentazioni della Gelmini in tema di valutazione degli insegnanti.

L’USB invita gli insegnanti a non farsi strumentalizzare e a non rendersi complici dell’attuazione di un sistema che, dietro la falsa meritocrazia, nasconde un ulteriore passo verso la discriminazione di scuole, alunni e docenti: in pratica un ulteriore passo verso la privatizzazione.

Vi invitiamo a leggere e diffondere l’articolo in allegato di Barbara Morleo (esperta in Pedagogia e delegata dell’USB Scuola di Bologna) che espone un’analisi ragionata del contesto in cui viene proposto il progetto VALeS e lo scenario che attende la scuola a progetto ultimato.

A PROPOSITO DI VALeS

L’8 Febbraio il ministro Profumo ha presentato ufficialmente il sistema di valutazione VALeS .

L’adesione al progetto da parte delle scuole è volontaria, ha durata triennale e sarà riservata a 300 scuole. Questo progetto vuole legare la valutazione all’interno del 1° e 2° ciclo ad un processo di “miglioramento.

Questo è uno dei punti su cui abbiamo duramente contestato l’Invalsi e la meritocrazia, cioè la mancanza di un processo di miglioramento chiaramente articolato che segua la valutazione, perché solo in un’ottica di questo tipo la valutazione ha un senso costruttivo e non “selettivo – punitivo”. Ma il nostro ex-ministro, nella sua corsa all’imposizione dell’Invalsi all’interno delle scuole, si era dimenticato di sviluppare proprio quest’ aspetto, non dimenticando al contrario di sottolineare ampiamente che la meritocrazia avrebbe portato a differenziare “economicamente” le “carriere” (gli uni a scapito degli altri, visto che non ne dovevano derivare maggiori oneri per lo stato) e a creare graduatorie d’insegnanti da pubblicare sui siti delle scuole, nel nome della trasparenza.

Le ripercussioni di una simile pratica sono facilmente immaginabili e infatti le critiche e opposizioni all’Invalsi e alla “meritocrazia” si sono levate numerose da più fonti.

Il nuovo ministro ha così raddrizzato il tiro con questo nuovo progetto, che servirà da vetrina e pubblicità per insegnanti, dirigenti e Commissione Europea che chiede impegni specifici al nostro governo anche in tema di valutazione.

Il progetto VALeS infatti prevede un monitoraggio iniziale delle scuole, l’elaborazione e attuazione di un processo di miglioramento, per il quale vengono stanziati da 10.000 a 20.000 euro nei casi di maggior problematicità e sofferenza, da ripartire nel corso dei tre anni di sperimentazione (questo spiega il motivo per cui solo 300 scuole su tutto il territorio nazionale, possono partecipare) e una valutazione finale con tanto di rendicontazione dei risultati per la trasparenza. Un percorso di questo tipo è un percorso costruito con buona volontà, non fosse altro che per l’investimento economico che comporta (anche se il metodo con cui si vanno a valutare gli apprendimenti, cioè il metodo del “valore aggiunto” presenta notevoli fragilità, per non parlare delle distorsioni e imprecisioni nei risultati nota 1]). D’altra parte, considerando l’esiguità delle scuole che possono partecipare a questo progetto, a confronto della portata pubblicitaria che invece sta avendo, appare sempre più chiaro l’intento propagandistico che lo caratterizza. Non vogliamo però soffermarci su questo aspetto o sulle lacune o difetti di questa sperimentazione, quello che vogliamo ricordare è il vuoto che si nasconde dietro questo progetto e che rimarrà alla sua conclusione , ovvero i test Invalsi. A questo serve questa sperimentazione : a spianare sempre di più la strada all’ entrata dell’Invalsi nelle scuole. Intanto solo 300 scuole beneficeranno di questo progetto (se di vero beneficio si tratta) e questo perché è un progetto che richiede investimenti e come sappiamo di soldi non ce ne sono, altrimenti non si capirebbe perché continuano a tagliare gli organici delle scuole . E allora ci chiediamo : invece di investire milioni di euro per l’ Invalsi e le varie sperimentazioni che si sono avviate negli ultimi due anni nelle scuole, non si poteva investire direttamente sulle scuole potenziando le assunzioni degli insegnanti (in modo da favorirne la continuità sulle classi, primo pilastro per una riuscita educativa) e sulla formazione e aggiornamento degli insegnanti stessi ?

Quando anche questo progetto si sarà concluso, cosa rimarrà nelle nostre scuole così indebolite da anni di tagli, mancanza di fondi e, per concludere, anche la mannaia della valutazione e della meritocrazia sulle teste di tutti gli insegnanti ? Sicuramente una scuola più fragile e impaurita perché come dicevamo prima, la valutazione ha senso solo se inserita in progetti volti al supporto e al miglioramento della categoria e non al suo indebolimento o alla sua divisione interna. Quindi fino a quando non ci saranno i soldi per inserire i processi di valutazione in un più ampio disegno di sostegno e sviluppo delle scuole, noi rifiuteremo ogni logica di misurazione volta a discriminare istituti o colleghi.

Riteniamo opportuno sottolineare che ogni processo di valutazione che si applica ad ampi sistemi (così com’è il sistema scolastico) deve avere alle spalle una solida e condivisa teoria dei valori , alla quale si può arrivare solo dopo un ampio dibattito sociale e culturale.

E per concludere vogliamo ricordare che i test Invalsi rappresentano misure “povere” dell’apprendimento degli studenti (questo è un difetto intrinseco di tutti i test standardizzati), necessitano quindi di essere combinati con altri approcci più diretti di osservazione delle pratiche d’insegnamento. Cosa ne sanno questi test di inclusione, accoglienza, tolleranza, supporto, sviluppo armonico della personalità, educazione al rispetto degli altri, ovvero degli aspetti relazionali che servono davvero per produrre una buona scuola e quindi una buona società? [nota 2]

nota 1 Test eseguiti in anni successivi sulla stessa classe con lo stesso insegnante hanno dato una tale variabilità di risultato da renderli deboli nella loro affidabilità.

nota 2 Giorgio Tassinari

http://www.orizzontescuola.it/node/22549

Fioroni: dopo lo sblocco dei Tfa ora svuotiamo le graduatorie

Le nebbie si diradano in quella terra di nessuno ove le ambizioni di migliaia di giovani apparivano mal riposte. I Tirocini formativi attivi (Tfa), finalmente, sono stati sbloccati. Ora, chi vuol fare l’insegnante avrà modo di giocarsi le proprie carte. Con un fardello d’incertezza leggermente meno pesante di quanto risultava fino all’altro ieri. Il Miur ha ottenuto, dopo due mesi dal via libera del ministero della Funzione pubblica, anche il parere positivo di quello dell’Economia, potendo così liberare 4.275 posti per le scuole medie e 15.792 per le superiori. Saranno attivati entro giugno, mentre i test di ingresso per potervi accedere saranno istituiti entro primavera. Più di 20mila neolaureati che vi accederanno otterranno, quindi, l’abilitazione all’insegnamento per le scuole secondarie di primo e secondo livello entro l’anno scolastico 2013-2014. Sì, ma poi, che ne sarà di loro? Il commento dell’ex ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni.

Anzitutto, quali valutazioni le suggerisce la notizia?

Tanto per cominciare, diciamo: meglio tardi che mai. Ora sarà necessario che il ministero dell’Istruzione e la Crui mettano rapidamente in atto tutte le pratiche necessarie per dar rapidamente concreta attuazione ai tirocini; sarà, inoltre, determinante sgomberare il campo da un equivoco abbastanza comune: non si tratta del prolungamento dell’università ma del corso che conferisce il requisito fondamentale per l’accesso alle procedure concorsuali, ovvero del primo gradino per accedere al reclutamento.

A tal proposito, quale dovrebbe essere, secondo lei, l’approccio selettivo più corretto?

Prima ci sono diversi passaggi: si deve porre, prioritariamente, rimedio al problema delle graduatorie ad esaurimento. In sostanza, devono esaurirsi effettivamente. Devono essere chiuse, con un patto d’onore affinché non siamo riaperte mai più. Altrimenti, la scuola – il luogo in cui per definizione è necessario lavorare stabilmente -, continuerà ad essere foriera di precarietà. Ad oggi, infatti, tali graduatorie sono diventate delle “autostrade” attraverso cui chi è fuori continua a rientrare.

Qual è il passo successivo?

Favorire la mobilità di tutti i non idonei (e sono circa 10mila) dal comparto scolastico alle altre amministrazioni dello Stato, dove siano reimpiegati in maniera rapida. Questo libererebbe dei posti per poter far partire una nuova procedura concorsuale con le nuove regole che, nel frattempo, il ministero dovrebbe emanare. Regole, una volta eliminate le graduatorie ad esaurimento, fondate sul merito. A questo punto, il ministro dovrà emanare, secondo la delega che il Parlamento gli ha concesso, le norme che prevedono il reclutamento.

Secondo quali criteri?

Si dovrà concepire, una volta superato il concorso, una fase di prova all’interno della scuola in cui le mansioni dell’aspirante docente non si limitino a quelle di un passacarte, ma siano assimilabili a quelle di un vero a proprio praticantato. Non potrà essere, quindi, di durata inferiore ad un anno. L’attività di tutoraggio e verifica da parte della scuola, inoltre, dovrà essere parte integrante della valutazione finale che avrà il compito di giudicare non solo l’idoneità all’accesso, ma anche quella ad esercitare effettivamente l’attività di docente.

A chi spetta il giudizio finale?

Credo che dovrebbe essere dato dalla scuola stessa.

Crede che debba esserci una sostanziale equipollenza tra il numero di Tfa e quello di posti disponibili per insegnare nelle scuole italiane?

Ovviamente no. 20mila è il numero di coloro che acquisiranno i titoli per essere impiegati nelle scuole paritarie o nelle università, o per partecipare al concorso quando sarà bandito. Va da sé che, se vi fosse equipollenza, non vi sarebbe più alcuna selezione per merito.

 

(Paolo Nessi)

 

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/2/29/SCUOLA-1-Fioroni-dopo-lo-sblocco-dei-Tfa-ora-svuotiamo-le-graduatorie/2/249462/

 

Riconoscere gli studenti geniali? I professori vanno a un corso

Un master per geni. Per la prima volta in Italia, l’Università di Bergamo, attraverso il Cqia (centro per la qualità della didattica), organizza un corso di perfezionamento su «Il riconoscimento della superdotazione degli studenti e i problemi educativi e didattici che ne conseguono».

Il via sabato 25 febbraio alle 9 nella sede delle facoltà umanistiche di via Pignolo. Il corso ha 26 iscritti, soprattutto docenti delle elementari e delle medie. Per dieci weekend i docenti impareranno a insegnare ad alunni positivamente diversi. All’incontro di apertura saranno presenti il rettore Stefano Paleari, e l’on. Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, Formazione e Cultura della Regione Lombardia.

«Partiremo da biografie eccezionali – racconta il direttore del corso Giuseppe Bertagna – come Mozart, Churchill, Fischer. Per scoprire che ogni persona è in qualcosa iper, in qualcos’altro normo e in altro ancora ipo-dotata. Scopo dell’educazione è armonizzare le sproporzioni, in modo che si aiutino a vicenda, invece di ostacolarsi o crescere sbilanciate».

Il corso, che si avvale di tutor e di lavoro in aula e a distanza, intende far capire come vanno ottimizzate in ogni prospettiva le capacità delle persone. Costruire una didattica integrata è possibile.

«La scuola definisce degli standard – sostiene il pedagogista Bertagna – senza rendersi conto che lo standard è una realtà statistica, non assoluta. Le biografie famose servono per avvicinare le possibilità e i problemi degli iperdotati: Mozart, dotato tra l’altro di memoria musicale eccezionale, era dislessico, forse Asperger. Churchill era pure gravemente dislessico.

La scuola taglia a pezzi, ma nella vita non esiste separazione tra ragione e sentimento, aspetti della personalità iper e ipodotati: reagiamo sempre tutti interi. Di conseguenza, un maestro deve portare l’allievo a far collaborare i suoi diversi dislivelli, in modo da ottimizzare la sua risposta alla vita. Negli studenti con spiccate iperdotazioni, il meccanismo e i problemi diventano più evidenti, ma in misura minore è un fenomeno che interessa tutti».

Il corso, ogni sabato fino a giugno, tratterà degli allievi che presentano superdotazione cognitiva, sensoriale, motoria o manuale, solitamente ignorata nei percorsi educativi . «L’obiettivo formativo del corso – conclude Bertagna – è alimentare una cultura pedagogica e didattica che, attraverso una prospettiva di personalizzazione, sappia valorizzare e mettere a disposizione dell’apprendimento di tutta la classe la diversità di ciascun allievo, quindi anche la superdotazione».

 

http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/270609_riconoscere_gli_studenti_geniali_i_professori_vanno_a_un_corso/

Presto un PC in ogni cellulare. Ecco il futuro

Canonical ufficializza Ubuntu per Android, il “webtop” a portata di tutti

Quella odierna è forse una giornata da segnare sul calendario: i posteri la ricorderanno come il giorno in cui la fusione tra Ubuntu e Android divenne qualcosa di più di un esercizio di stile o una cosa per soli nerd, divenne così semplice tornare a casa, inserire il proprio telefono Android nella sua dock e ritrovarsi sul monitor domestico con l’interfaccia Unity già avviata, che in molti si chiesero come avessero potuto farne a meno prima.

Quando circa un anno fa fu presentato il sistema WebTop del Motorola Atrix ne rimanemmo molto affascinati, chiedendoci se non sarebbe stato quello il futuro degli smartphone: tascabili e fedeli compagni del nostro peregrinare quotidiano e al contempo in grado di sostituire un PC desktop una volta arrivati a casa; in pratica icustodi di tutta la nostra vita digitale. La risposta data da Canonical sembra in effetti affermativa.

Per dimostrarlo l’azienda ha sfruttato un Atrix 2 con software ovviamente modificato: usato come smartphone avrete davanti una normale e perfettamente funzionante versione di Android, collegato ad un monitor avrete invece a disposizione il desktop di Ubuntu, e non l’interfaccia in qualche modo semplificata che i proprietari dellaLapdock di Motorola conosceranno.

L’integrazione tra i due sistemi è infatti molto profonda: da thunderbird potremo accedere alle mail memorizzate nell’app di Android, Chromium riprenderà la sessione interrotta sul browser mobile, le immagini della galleria saranno visualizzabili in un istante, e potremo anche accedere a rubricaSMS ed in generale lanciare qualsiasi app installata su Android. E’ presente anche Ubuntu TV, a completare del tutto la trasformazione del nostro smartphone in un media center portatile, e quando appunto dovremo uscire potremo riprendere il lavoro esattamente da dove lo avevamo interrotto nella “modalità desktop”.

Dunque già ci siamo? Non proprio, nel senso che il progetto è avviato ma non compiuto, ci sono ancora diversi bug da sistemare, ma Canonical afferma che è l’hardware non ottimizzato per il nuovo OS, cosa che non sarà un problema nei futuri modelli sui quali l’azienda lavorerà in collaborazione coi vari produttori.

Il limite più grande, ora come ora, è la carenza (assenza) di applicazioni per Ubuntu su architettura ARM, il che potrebbe avvantaggiare i modelli con chip Medfield: starà agli sviluppatori saper cogliere o meno l’opportunità e ricompilare adeguatamente le proprie app.

Sembra inoltre che i requisiti di sistema non siano proprio popolari: si parla di CPU dual-core da almeno 1 GHz, 512 MB di RAM, 2 GB di memoria libera, accelerazione video, modalità USB host e uscita HDMI out (dovrebbero andare bene anche gli adattatori MHL); insomma, solo telefoni relativamente recenti sarebbero in grado di “tirare fuori il PC che c’è in ogni telefono“.

In ogni caso una dimostrazione dal vivo di Ubuntu per Android è attesa al Mobile World Congress e potete stare sicuri che non mancheremo di riportarvene ogni dettaglio. Per adesso vi rimandiamo alla pagina ufficiale del progetto, mentre qui sotto trovate una ricca galleria d’immagini direttamente “dal futuro”.

Emilio Salgari compie 149 anni. Scarica gratis i suoi ebook

Per il centoquarantanovesimo anniversario della nascita di Emilio Salgari, uno degli scrittori italiani piú conosciuti nel mondo. EbookVanilla festeggia mettendo a disposizione i suoi piú grandi capolavori gratuitamente, in formato digitale. In questo nostro post di luglio i dettagli e il link per scaricarli.

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