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Gli oscuri abissi del tempo

Fabio Cioffi

Alla metà del Seicento gli esseri umani sono convinti di avere alle spalle non più di 6000 anni di storia; cent’anni dopo diventano consapevoli di un passato di milioni di anni. Per la prima volta l’umanità comprende, con sgomento, di vivere in un presente dietro al quale si estende l’oscuro abisso di un tempo quasi infinito. Per la prima volta si scopre la dimensione più sfuggente e misteriosa della vita.

La scoperta dei fossili

Il caso più sensazionale, nella scoperta del tempo, è quello dei fossili. essi inducono a pensare a questa dimensione da due diverse prospettive: quella della storia della Terra, visto che si trovano fossili di esseri marini in località montane, e quella della storia delle specie, poiché si trovano fossili che non assomigliano ad alcuna specie esistente.
i lapides icthyomorphi, pietre a forma di pesce, sono solo pietre con una strana morfologia oppure sono pesci pietrificati? Robert Hooke (1635-1703), discepolo di Francesco Bacone, afferma che la vita sulla Terra ha una storia. Una serie di cause fisiche – terremoti, inondazioni, eruzioni – ha modificato il pianeta. Le sostanze fluide, di cui era originariamente composto, si sono poco alla volta cristallizzate, dando origine ai fossili. Come spiegare, però, i fossili che non rinviano ad alcuna specie nota? Hooke abbandona l’idea fissista di specie immutabili e formula l’ipotesi della scomparsa di specie viventi, senza tuttavia rinunciare ai tempi brevi (6000 anni) della Bibbia: i mutamenti quindi non possono essere stati graduali, ma catastrofici.

Vivere tra le rovine

Il catastrofismo trova la sua espressione compiuta nella visione “tragica” della Terra dell’inglese Thomas Burnet (1635-1715). i protagonisti qui sono i grandi sconvolgimenti di cui parla la
Bibbia, dal diluvio universale alla conflagrazione finale di tutte le cose. La Luna e la Terra, scrive Burnet, sono «le pitture di una grande rovina, hanno l’aspetto di un mondo che giace nelle sue macerie». Quest’idea della corruzione del mondo era però in contrasto con la visione ottimistica del cosmo, opera di un divino architetto, propria del newtonianesimo. Così il newtoniano John Woodward (1665-1728), collezionista di fossili e professore di fisica, rifiuta la teoria di Burnet, qualificandola come «immaginaria e romanzesca». Per Woodward, il diluvio universale è sì, come vuole la Scrittura, una vera e propria dissoluzione della materia, di cui i fossili sono testimonianza, ma da questa dissoluzione, secondo un fine positivo, nacque un nuovo ambiente funzionale alla vita umana.

La storia si espande

Diversa è la posizione di Buffon (1797-1888). egli considera singolari tanto le idee catastrofiste, quanto quelle dei newtoniani: entrambe mescolano infatti «le favole alla fisica». Per Buffon le trasformazioni geologiche sono il graduale risultato di cause naturali costanti nel tempo, come i movimenti dell’alta e della bassa marea e le acque del cielo e dei fiumi. Buffon propone una concezione storica della natura: essa vive nel tempo e possiede una sua specifica evoluzione. Secondo il naturalista, la storia della Terra dura da 75 000 anni e forse addirittura da tre milioni. Sono gli «abissi oscuri del tempo» di cui avrà bisogno l’evoluzionismo per spiegare l’origine delle specie.

La pattumiera della natura

Alla metà del Settecento la disputa sui fossili non è affatto spenta. il più deciso avversario del catastrofismo è Voltaire. egli rifiuta i “romanzi” sulle trasformazioni della Terra. Poiché le rose non nascono sui rami delle querce né le sogliole negli alveari, si deve affermare che il mondo è armonioso e ordinato. «Se esamino le montagne che il Dottor Burnet considera come le rovine di un mondo antico e disperso qua e là senza ordine né disegno, simili alle macerie di una città presa a cannonate, io le vedo invece disposte in un ordine infinito». nel 1746 egli invia una singolare tesi sui fossili all’accademia marsigliana di Bologna: i fossili non sono testimonianza di organismi vissuti in tempi remoti sulla Terra, ma pietre dalla forma strana. Per spiegarne l’esistenza Voltaire propone una teoria fatta apposta per divertire i lettori: la teoria della pattumiera. È molto più naturale, afferma, supporre che pesci e conchiglie siano stati portati sulle montagne dai viaggiatori e, gettati via, si siano pietrificati nel tempo. Quanto a “romanzi”, evidentemente, anche Voltaire non scherzava. Ma la storia dei fossili, come ben sanno i geologi, era appena cominciata.

Per approfondire

  • D. Cadbury, Cacciatori di dinosauri. L’acerrima rivalità scientifica che portò alla scoperta del mondo preistorico, Sironi editore, Milano 2004.
  • P. Rossi, I segni del tempo. Storia del tempo e storia delle nazioni da Hooke a Vico, Feltrinelli, Milano 2003.

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L’autore

Fabio Cioffi è insegnante di filosofia nei licei e lavora come consulente editoriale e come formatore. È autore di numerosi manuali scolastici.

 

http://magazine.linxedizioni.it/2012/01/17/gli-oscuri-abissi-del-tempo/

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