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Un webquest sul funzionamento del microscopio per studenti della scuola secondaria di secondo grado

Di seguito viene proposto un webquest per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado riguardante il funzionamento del microscopio. Le risorse fornite sono in lingua inglese, quindi l’attività è utile per il CLIL. Si consiglia di suddividere la classe in piccoli gruppi e di seguire le produzioni, guidando gli studenti nel processo di analisi delle informazioni reperite e di discussione critica delle stesse.

Presentazione

Il microscopio è uno strumento essenziale per lo studio della cellula e non solo. Esistono diverse tipologie di microscopio che vengono utilizzate nei vari laboratori sperimentali e che abbracciano le diverse discipline scientifiche. Anche le scuole sono munite di microscopi ottici che permettono la realizzazione di semplici e istruttive esperienze per comprendere meglio il funzionamento cellulare.

Consegna

E’ necessario produrre un elaborato che illustri il funzionamento di un microscopio, sottolineando anche le varie differenze tra le tipologie disponibili e l’uso che ne è stato fatto negli anni dai vari ricercatori.

Indicazioni

Per completare il lavoro operazione si potranno utilizzare sia il libro di testo che risorse Internet. La produzione dovrà essere effettuata in base alla seguente scaletta:

* Come vengono utilizzati microscopi?
* Quali sono le tipologie di microscopio disponibili?
* Una breve storia di microscopi.
* Perché i microscopi sono stati utili nello studio cellulare?

Risorse

Per iniziare si consiglia di utilizzare le seguenti risorse:

Microscopio Learing
http://en.wikipedia.org/wiki/Microscope

http://www.cas.miamioh.edu/mbiws/microscopes/types.html

History
http://www.microscope-microscope.org/basic/microscope-history.htm

Valutazione

I parametri si valutazione saranno i seguenti:

1. validità del lavoro;
2. qualità dell’esposizione;
3. capacità di approfondire e ampliare le risorse;
4. abilità di realizzare testi chiari, corretti e scorrevoli.

da dida.orizzontescuola.it

Rubistar: il sito che aiuta a costruire rubriche di valutazione

rubistar-home

La programmazione per competenze dovrebbe ormai essere (anche se purtroppo non è così) una realtà nelle nostre scuole, soprattutto se pensiamo che le otto competenze chiave europee sono state sancite tramite la Raccomandazione2006/962/CE del Parlamento europeo addirittura il 18 dicembre 2006.

Progettare per competenze significa però anche valutare le stesse attraverso rubriche di valutazione che vanno costruite dai docenti.

Per farlo ci viene in aiuto uno strumento a mio avviso molto valido: Rubistar.

Si tratta di un sito disponibile in inglese o in spagnolo (io però ho accettato il consiglio del mio pc “Vuoi tradurre questo sito?” e devo dire che la traduzione non è affatto malvagia); occorre registrarsi per poi procedere alla creazione della nostra rubrica selezionando “Crea rubrica” e scegliendo di che tipo di valutazione si tratta (“Progetti orali”, “Prodotti”, “Multimedia”, “Scienze”, “Matematica”, ecc).

A questo punto troveremo già impostata la griglia di valutazione con una prima colonna denominata “categoria” in cui troviamo anche dei suggerimenti dati (per esempio, per un’intervista possiamo selezionare “qualità del suono”, “conoscenze acquisite”, “impostazione intervista”, ecc).

Le altre colonne riportano una numerazione da 1 a 4: dovremo essere noi a indicare in modo descrittivo il livello di competenza corrispondente a ciascun valore numerico (anche qui ci sono suggerimenti già impostati dai quali prendere spunto).

Prima di cliccare “Submit and preview your rubric” ricordiamo di dare un nome alla rubrica e di scegliere, sotto la domanda “Demonstration rubric?”, “My rubric is permanent” (per evitare che venga eliminata dopo una settimana).

Una volta conclusa la creazione della rubrica la troveremo in elenco nella nostra “teacher home”: da qui possiamo modificarla, stamparla, eliminarla, duplicarla ed anche esportarla in formato excell, utilizzando le icone a lato della rubrica stessa.

E’ disponibile in rete una guida in italiano realizzata da Emiliano Pancaldi.

Per farci un’idea di quanto è già stato realizzato dai nostri colleghi (ahimè quasi esclusivamente in lingua inglese) possiamo effettuare una ricerca tramite “Find rubric”.

Vittoria Paradisi (vparadisi1978@gmail.com)

da http://insegnantiduepuntozero.wordpress.com

Chi distrugge la scuola da dentro?

Premesso che sono convinto che la vera demolizione della scuola pubblica la hanno fatta gli 8 miliardi di tagli dal 2008 ad oggi e la fa quotidianamente la burocrazia totalizzante e pervasiva che toglie tempo ed energie per azioni più utili per lo scopo primo della scuola (che val la pena ricordare sia l’imparare), non va sottaciuta l’altrettanto sistematica demolizione della scuola che avviene dal suo interno. Cose che si percepiscono girando per le scuole, parlando con gli insegnanti, interagendo nelle diverse comunità on-line.

Difficoltà a collaborare tra colleghi per disinteresse, per resistenza passiva, per opposizione attiva. Agitando normative e dove anche le briciole di aggiornamento sono oggetto di estenuante trattativa sindacale. Non di rado dirigenti che pilatescamente lasciano che le opposte fazioni si sbranino e si annullino tra di loro, quando non si schierano: divide et impera. Cose che si imparano a scuola.

Tra i tanti testimoni di questa destabilizzazione interna, arriva da tale Tommaso Montefusco, Dirigente scolastico a riposo (con 43 anni di servizio effettivo, per sua stessa definizione) che scrive una lettera pubblicata su Orizzonte Scuola dove si focalizza sul “terzo incomodo”, quel terzo (a suo dire) di insegnanti che è il vero ostacolo per ogni cambiamento:

Occorre riconoscerlo: circa un terzo, probabilmente anche più, dei docenti della scuola italiana rappresenta un serio problema per qualsivoglia politica tesa al rinnovamento, all’innovazione metodologico-didattica e tecnologica, all’etica professionale.

Si, i docenti sono il cuore della scuola e di ogni cambiamento (o di conservazione). Gustosa e terrificante la sua profilazione del tarlo delle aula (mia “definizione”):

… un terzo di loro, forse anche di più, guarda altrove. Nessuno mai li ha formati per insegnare; gli altri almeno si son fatti da sé, ma loro no, tetragoni dinanzi al nuovo; le conoscenze acquisite sono ferme agli anni universitari; mostrano fastidio e disinteresse per tutto ciò che risulta sperimentale oppure diverso da quello che hanno visto e vissuto da alunni; vivono nella routine più solida e collaudata; irridono alla stragrande maggioranza dei colleghi che si impegnano di più, che lavorano anche per loro e dei quali scopiazzano programmazioni, tracce, griglie, ironizzando non di rado sui tentativi d’innovazione che questi compiono; si rifiutano di leggere circolari, documenti, ordinanze ministeriali, leggi, fidandosi sulla tradizione orale; chiedono l’elargizione a pioggia delle poche risorse disponibili; ferocemente avversi ad ogni sorta di meritocrazia; severi e intolleranti con gli alunni quanto opportunisti con se stessi, pronti ad utilizzare ogni artificio di legge per qualche giorno di assenza oltre il lecito; la giornata libera deve essere abbinata inderogabilmente alla domenica per il probabile weekend; litigano per avere un orario di lezione su misura; si trascinano nei corridoi con stanca andatura sin dalla prima ora; quantità e qualità del lavoro svolto in classe non pervenute.

Di chi la colpa di tutto ciò? Secondo il Nostro, anche i DS hanno un’incidenza rilevante, soprattutto quando non sono in grado di governare i processi.

E i presidi, l’USR, il MIUR, deputati a vigilare perchè la scuola funzioni, in buona misura stanno a guardare. Si dirà che i Dirigenti scolastici non hanno mezzi e poteri per intervenire. E’ solo parzialmente vero. Alcuni cercano solo il quieto vivere, si dedicano a tanti progetti, sono obbligatoriamente alle prese con carte e scartoffie, sono oberati da responsabilità e compiti …. a fronte dei quali sono in realtà “irresponsabili”, nel senso che non sono in grado di determinarne i processi, ma anzi li subiscono. Tutto ciò li tiene lontani dalla “vigilanza” sulla didattica. Eppure verso il terzo incomodo potrebbero fare un po’ di più; …….

Dopo numerosi i suggerimenti ai colleghi, è la volta dei sindacati, tutto sommato, conniventi.

E poi, soprattutto i sindacati stanno a guardare. Essi, con la loro politica avversa alla meritocrazia …… di fatto, piaccia o no, coprono e agevolano questi docenti nella loro attività di visitatori delle aule scolastiche …….. I sindacati amano applicare la politica delle larghe intese … con MIUR, con USP e con USR, presso i quali amano ritagliarsi spazi di “potere” in diversi ambiti, spazi che sono loro concessi per una politica di appeasement, per un consociativismo di piccolo cabotaggio.

Tra le proposte per rinnovare la scuola, una mi pare di particolare significato e riguarda un aspetto del reclutamento: l’attenzione anche alle caratteristiche psicologiche del potenziale nuovo insegnante:

… reclutamento dei docenti da ridisegnare, abbinato a test attitudinali, come si usa fare per assumere i militari o i dirigenti europei o i funzionari delle aziende private, in quanto non è possibile lasciare una classe di bambini o di adolescenti nelle mani di persone che non sono all’altezza di “governare” una classe;

A mio avviso sin troppo morbido su questo aspetto: insegnare è un mestiere difficile che espone a non poco stress chi insegna e, per questo aspetto, non tutti possono, o potrebbero, fare l’insegnante.

Interventi anche nella selezione dei dirigenti:

…. dirigenza da rivedere nei poteri e negli stipendi. Anche i concorsi per dirigenti sono da rivedere; anche per i dirigenti, oltre le prove concorsuali di rito, sono necessari test attitudinali e valutazione reale e non virtuale, come finora accaduto. Un caso assai emblematico, degno di Report, sono le Commissioni di concorso per D.S.

Nella sua lettera Montefusco ribadisce più volte che la scuola è fatta prevalentemente di “bravi” insegnanti (anche se parecchi altri insegnanti propendono per percentuali invertite), ma con il suo intervento non è certamente cerchiobottista mette in luce un problema con cui misurarsi. Da sempre sono convinto che salvare tutta la scuola, tutti gli insegnanti, non si fa un buon servizio né alla scuola, né agli insegnanti.

Link diretto al contributo

http://www.orizzontescuola.it/news/lettera-terzo-incomodo-ovvero-docente-che-non-vuole-rinnovare-se-stesso-e-scuola

 

da http://www.giannimarconato.it/2014/05/chi-distrugge-la-scuola-da-dentro/

Usiamo una versione gratuita ed open di Office: LibreOffice

Chi è che non scrive una lettera, che non fa un conto con un foglio di calcolo, che non ha mai preparato una presentazione in vita sua? Gli strumenti chiamati di “office automation” necessitano a chiunque accenda per la prima volta un pc. E per questo è necessario scegliere quelli giusti, come LibreOffice

lo Pensate ancora a Office 2013, Office 365, Office 2000 o 2003? Ecco, scordatevi tutto e concentratevi su 10 motivi per scegliere e scaricare gratuitamente LibreOfficesenza cercare altro.

  1. E’ un software libero. Che non significa solo gratis ma a codice aperto, ovvero con la possibilità da parte di tutti di consultare come è stato scritto. Ora penserete che non è vostra intenzione consultare il codice sorgente di LibreOffice sdraiati sul divano la sera, ma nelle ragioni che seguono capirete perché è invece importante che sia pubblico (anche se poi voi non lo consultate).
  2. Si aggiorna gratuitamente e spesso. LibreOffice presenta mediamente un aggiornamento ogni tre-quattro mesi. Aggiornamenti che non solo correggono eventuali difetti ma integrano altre funzioni. Piuttosto che stare nel 2014 e lavorare con un prodotto targato 2000 sembra un bel vantaggio.
  3. E’ veloce. Soprattutto se decidete di sposare software libero anche nel sistema operativo (Linux è solo uno dei tanti), LibreOffice si caricherà velocemente evitando lunghi tempi d’attesa, fatti di quei nanosecondi che, inermi davanti al monitor, non passano più.
  4. E’ affidabile. Niente scritte “Questo programma ha eseguito un’operazione non valida e sarà terminato”. LibreOffice non vi abbandona, a meno che non chiedete l’impossibile e nel caso fatelo sapere che sarete presi in considerazione come caso di studio.
  5. E’ semplice da usare. Niente ribbon, niente barre strane, solo i classici strumenti di videoscrittura ai quali siamo abituati. Per carità, qualcuno dirà “niente di innovativo” ma perché reinventare la ruota? Non è meglio semplificare la vita di chi lavora con strumenti di facile utilizzo?
  6. Ti fa riscoprire il tasto destro. Molte operazioni che su altri programmi dobbiamo andare a cercare dentro barre, barrette, icone grandi e piccole, LibreOffice consente di farle tramite il tasto destro. Così, con un solo clic, senza perdere tempo.
  7. Ha tante estensioni gratuite. Stai scrivendo un ebook per esempio e ti serve un qualcosa che ti trasformi in epub il testo? LibreOffice ce l’ha. E questo è solo un esempio: basta cercare e si trovano tante estensioni di funzionalità gratis da poter scaricare, installare e usare liberamente.
  8. Usa un formato aperto. Quando salvi un file il suo formato dice anche come il file può essere riletto a distanza di tempo. Il formato che usa LibreOffice è pubblico, aperto, conosciuto, non è di proprietà di nessuno. E non possiamo dire che questo non ci importi!
  9. E’ sicuro. Lo hanno scritto in molti e, se ci pensate è abbastanza facile capire il perché. I programmi open source sono trasparenti e garantiscono pertantomaggiore sicurezza.
  10. Non ti fa sentire solo. C’è una bella community italiana di LibreOffice che si chiama LibreItalia, fatta di tanti volontari entusiasti pronti a darti un consiglio, un aiuto, ad allungarti la mano se sei in difficoltà. Cosa che non fanno certo i centri assistenza software (nonostante abbiate pagato una licenza d’uso).

E se ancora non siete convinti, pensate che il software libero è scambio, condivisione, collaborazione ad un progetto dove tutti lavorano per migliorare un prodotto o un servizio. Il mondo è cambiato, non si deve essere “gelosi” di qualcosa che produciamo nella paura che altri ci possano copiare. Dobbiamo condividere ciò che facciamo affinché tutti possano riprendere il nostro lavoro e migliorarlo, rendendolo più funzionale, più utile, più facile. In una frase: non fatevi mettere un marchio sulla maglietta, entrate a far parte di una grande famiglia!   http://www.girlgeeklife.com/2014/03/10-motivi-per-scegliere-libreoffice/

Videolezioni di Matematica utili per la Flipped Classroom. Su redooc.com

Vogliamo usare la metodologia flipped ma non abbiamo tempo di creare video ad hoc? Ecco la soluzione, per quanto riguarda la matematica:

https://redooc.com/it/

UN FABLAB IN TUTTE LE SCUOLE

UniCredit, DWS e Roland partners del progetto pilota che coinvolge 14 istituti politecnici

UN FABLAB IN TUTTE LE SCUOLE:
DA FONDAZIONE NORD EST UNA RETE DI LABORATORI
PER LA FORMAZIONE DEL NUOVO MANIFATTURIERO

Il presidente Peghin: «Vogliamo essere il dipartimento Ricerca&Sviluppo
di un territorio che si ripensa e che guarda all’Europa»
Un fablab in ogni scuola, per dare un impulso cruciale all’innovazione manifatturiera nel Nord Est e in Italia. È questo l’obiettivo ambizioso del progetto che Fondazione Nord Est lancia in forma di sperimentazione in alcuni istituti politecnici di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino grazie al sostegno di UniCredit e in partnership con DWS e Roland DG.
La proposta, presentata oggi alle scuole del Nord Est in occasione di un incontro aperto a Mestre, è forte. La Fondazione promuove la creazione di una rete di laboratori di nuova generazione che consentiranno agli studenti delle scuole superiori di toccare con mano le potenzialità delle tecnologie del digital manufacturingcome, ad esempio, le stampanti 3D e i laser cutter.
«L’idea lanciata dalla direzione scientifica sposa appieno l’impulso verso il ruolo nuovo che abbiamo immaginato per la Fondazione – sottolinea il presidente Francesco Peghin -. Un ruolo più concreto, oltre lo studio e l’analisi. Non solo un pensatoio, ma un vero dipartimento Ricerca&Sviluppo per il Nord Est». Una struttura capace di inventare nuovi approcci al business, studiarne l’efficacia creando prototipi sul territorio (ad esempio nella scuola o in azienda) per poi offrire un modello applicabile e ‘testato’.
Un approccio che «si richiama al progetto dei manifacturing hubs lanciato negli Usa dal presidente Obama – chiosa Peghin -, con il vantaggio tutto italiano di avere già una rete di hub che si chiamano distretti. Da qui si intende ripartire, riportando l’attenzione sul futuro e sul manifatturiero».
«La partnership di UniCredit con Fondazione Nord Est – sottolinea Lucio Izzi, Regional Manager Nord Est della Banca – si rafforza nel 2014 sviluppando insieme questo primo progetto. Accumulare talento è determinante per costruire vantaggio competitivo. I nuovi makers sono indispensabili per avere successo su scala globale,  fornendo prodotti di alta qualità, servizi e soluzioni customizzate. Nell’ambito dell’azione comune coordinata da FNE, UniCredit si impegna a promuovere, valorizzare e sostenere la formazione politecnica professionale. E’ un modo concreto per sviluppare l’ecosistema Nord Est».
Il progetto hublab
Nel 2014 la Fondazione Nord Est intende occuparsi del capitale umano come vero motore per lo sviluppo di un nuovo manifatturiero. Il focus dell’interesse è quello delle competenze tecniche e professionali, osservando con attenzione esperienze sviluppatesi a livello internazionale come i fablab, spazi di apprendimento che consentono ai giovani di sperimentare il potenziale delle nuove tecnologie.
«Questo percorso vuole portare importanti ricadute sia sul sistema della formazione che nel mondo dell’impresa – rimarca il direttore scientifico della Fondazione Stefano Micelli. La Fondazione Nord Est sta predisponendo uno studio sulle trasformazioni che oggi riguardano la formazione tecnica a livello internazionale e sulle ricadute di queste trasformazioni per l’economia del Nord Est. Parallelamente la Fondazione coordinerà la creazione e l’attivazione di una decina di fablab nelle scuole del Nord Est come strumento innovativo di formazione e come stimolo alla collaborazione tra scuola e impresa». Il punto di partenza del progetto è proprio quello di realizzare una rete di fablab innovativi con l’obiettivo di offrire ai giovani la possibilità di scoprire il potenziale del digital manufacturing. Le stampanti 3D, i laser cutter, le nuove macchine a controllo numerico, le schede Arduino stanno diventando rapidamente gli strumenti dell’innovazione nelle aziende italiane e straniere: il Nord Est si candida a essere in prima linea su questa frontiera tecnologica offrendo ai giovani la possibilità di sperimentare in modo nuovo queste possibilità.
Gli istituti coinvolti nel network dei fablab
Sono 14 gli istituti di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Alto Adige coinvolti nella fase di sperimentazione. Per la maggior parte si tratta di scuole politecniche, ma non mancano i licei. Ecco la lista: l’Itis Rossi e la Fondazione ITS Meccatronico a Vicenza, l’Itis Marconi a Padova, l’Itis Ferraris, l’Ipsia Giorgi e la Fondazione ITS Last (logistica) a Verona, l’Isiss Cerletti e la Fondazione ITS Agroalimentare-Vitivinicolo a Conegliano Veneto, l’Itis Segato a Belluno, l’Itis Malignani e il Liceo Artistico Sello a Udine, l’Istituto di istruzione delle Arti Vittoria Bonporti Depero e il CFP Centromoda Canossa a Trento e il Liceo Classico Foscarini a Venezia.

Trasformare un PC ed un proiettore in una LIM economica

Chi di noi si è occupato di acquisti tecnologici sa benissimo che le LIM, quelle all-in-onepronte all’uso, non sono sicuramente economiche. Generalmente è difficile scendere sotto i 1’000€ + IVA, a meno che non si vogliano fare grandi ordinazioni, o non si riceva un trattamento di favore.
Molte scuole, a questo punto, si sono trovate davanti alla scelta: rinunciare ed attendere momenti più favorevoli, oppure cercare un’alternativa?
Oggi mi voglio occupare di chi ha cercato un’altra via per avere la LIM in classe, spendendo poco, ma ottenendo (quasi) gli stessi risultati.

Nel 2007, grazie a Johnny Chung Lee, nacque la WiiLD (acronimo di Wiimote Lavagna Digitale), uno strumento tecnologico a basso costo in grado di emulare una LIM usando unWiimote, il controller della Wii, il famoso sistema di videogioco Nintendo. Quello di cui c’era bisogno per far funzionare la WiiLD erano:

  • PC
  • proiettore
  • wiimote remote controller
  • treppiede
  • chiavetta bluetooth, se non integrato nel computer
  • penna ad infrarossi
  • WiildOs installato su chiavetta USB

In sostanza il controller della Wii era in grado di captare i movimenti della penna ad infrarossi sulla lavagna, ovvero quello che generalmente fa una normalissima LIM.
Ecco qui due esempi di configurazione di una WiiLD:

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Esaltante, non c’è che dire. Tuttavia il sistema WiiLD non era esente da problemi, legati più che altro all’ombraproiettata sulla superficie interattiva. Anche su http://wiildos.wikispaces.com, sito di riferimento italiano se volete documentarvi sull’argomento, riguardo alle criticità si legge:

Affinché il WiiMote rilevi la posizione della penna, è necessario che la “veda”, ovvero che sulla linea ideale che connette il sensore IR del WiiMote e la sorgente di luce IR (la penna) non si frappongano ostacoli. L’ostacolo primario è tipicamente il corpo della persona che usa la penna alla lavagna, soprattutto se è mancina.

Ora, tutti sappiamo che il cono d’ombra è un problema che affligge tutte le LIM che non montano proiettori a focale ultracorta, i quali invece sono molto vicini alla superficie dove proiettano. Nelle LIM commerciali però ci sono anche altri sistemi di rilevamento (sulla penna o sulla lavagna) che permettono comunque di scrivere, anche se ci mettiamo col corpo tra penna e proiettore, e questo aspetto non è da sottovalutare.

vmarker_production2Un passo in avanti è stato fatto conVmarker. Si tratta infatti di un sensore ad infrarossi che si collega al PC tramiteUSB. Se avete un PC ed un proiettore non vi servirà altro. Posto sopra al proiettore e grazie alla sue dimensioni ridotte, potrete anche creare una LIM  portatile, come nel video d’esempio che troverete qui di seguito. Funziona con tutti i principali software per lavagna interattiva e non necessita di nessun driver o programma dedicato (come la WiiLD). Corredato di una penna ad infrarossi funzionante con delle banalissime pile, Vmarker si è dimostrato molto reattivo (anche più di qualche LIM commerciale) e semplice da calibrare. Con un prezzo di circa 150€ diventa a tutti gli effetti la soluzione più economica e semplice per avere una LIM a basso costo in classe.
Anche in questo caso è bene ricordare il problema dei coni d’ombra, risolvibile con la retro-proiezione (a patto che si abbia molto spazio a disposizione).

Concludendo, suggerirei Vmarker nel caso in cui abbiate già un proiettore ed un PC da poter sfruttare, mentre nel caso in cui dobbiate comprare tutto il materiale hardware, probabilmente sarebbe opportuno orientarsi verso altre scelte, come i videoproiettori di ultima generazione che rendono interattiva qualsiasi superficie sulla quale proiettino, ed il cui costo si aggira intorno ai 900€ iva compresa, ma che presentano meno criticità e si avviano a diventare la soluzione più utilizzata nei prossimi anni.

http://profdigitale.com/lim-economica/