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Giovani: un educatore fragile, non debole, per insegnare e imparare. Andreoli e l’umanesimo della fragilità per un’educazione possibile | AgenSIR

“La cura e l’attesa” è il titolo del XV convegno nazionale di pastorale giovanile, organizzato dal Servizio per la pastorale giovanile della Cei a Bologna dal 20 al 23 febbraio. Obiettivo della tre giorni di lavori, cui partecipano oltre 700 incaricati da oltre 150 diocesi italiane, è costruire il profilo e le competenze dei buoni educatori. “Come deve essere un ‘buon’ educatore?” A questa domanda ha risposto lo psichiatra Vittorino Andreoli che ha aperto il convegno con una relazione dal tema: “Quale adulto per una educazione possibile?”. “Dopo tanti anni che si parla di educazione siamo in una condizione in cui il mondo giovanile è privo di punti di orientamento. La domanda è: educare è possibile? Ci sono alcuni requisiti fondamentali per educare, se non ci sono, allora bisogna ammettere che è impossibile. Educare vuol dire insegnare a vivere. Oggi il mondo giovanile non sa vivere. Ci sono ragazzi intelligenti – spiega lo psichiatra – che non sanno affrontare le difficoltà

Sorgente: Giovani: un educatore fragile, non debole, per insegnare e imparare. Andreoli e l’umanesimo della fragilità per un’educazione possibile | AgenSIR

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