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SCUOLA, “GIADA” PER LE DIFFICOLTA’ DI APPRENDIMENTO

La prevenzione di situazioni di difficoltà per consentire il pieno sviluppo della personalità dei soggetti con disturbi specifici di apprendimento (Dsa), come i disturbi evolutivi delle abilità scolastiche, è lo scopo di un nuovo contratto, approvato dalla Giunta della Provincia autonoma di Trento con la Edizioni Centro Studi Erickson del capoluogo per l’acquisizione di alcuni servizi del sistema integrato ‘Giada’ (gestione interattiva abilità di apprendimento). Si tratta di una piattaforma multimediale che consente la valutazione precoce delle abilità di apprendimento studiata per gli alunni delle scuole elementari e basata su un sistema multimediale innovativo che s’innesta su un modello psicopedagogico di valenza internazionale. Tra i servizi previsti dall ‘accordo, che si rivolge a 16.500 bambini, vi è l’utilizzo delle prove per le classi prime, seconde e quinte per un anno scolastico, al fine di elaborare un report quantitativo finale dell’ attività formativa.

SCUOLA,

 

Sono iniziate in tutta Italiale presentazioni della nuova piattaforma Multimediale della Erickson GiADA (Gestione Interattiva Abilità Di Apprendimento).

Chiunque volesse saperne di più o volesse organizzare presentazioni e incontri può rivolgersi a PeaceWaves (Marco Braghero,marco.braghero@peacewaves.org – Lorenzo Cabodi Gatti,lorenzo.cabodigatti@peacewaves.org) o contattare Erickson (dott. Michele Facci,michele.facci@erickson.it).

GiADA
Contesto normativo: la Legge 170/2010
Norme in materia di disturbi specifici di apprendimento
LaLegge170/2010riconosceladislessia,ladisgrafia,ladisortografiaela
discalculiaqualidisturbispecificidell’apprendimento(DSA)epersegue,
tra le altre, la seguente finalità: garantire il diritto all’istruzione alle
persone conDSA, favorendo il successo scolastico, assicurando una
formazioneappropriata,adottandoformediverificaedivalutazione
adeguate alle necessità formative degli studenti e promuovendo la
diagnosi precoce e percorsi didattici riabilitativi.

La soluzione Erickson
Le Edizioni Centro Studi Erickson, con la supervisione scientifica del
prof. Cesare Cornoldi e del prof. Giacomo Stella, propongono un
servizio di valutazione e intervento didattico nei principali ambiti di
apprendimento per la Scuola primaria e secondaria di primo grado,
basato su un innovativo sistema multimediale, progettato a partire da
unmodellopsicopedagogicofondatosuindicazioni scientifichecondivise
a livello internazionale e su una rigorosa catalogazione di abilità, processi
e sottoprocessi cognitivi coinvolti nell’apprendimento.

»  Maggiori informazioni su GiADA

#TeacherPride: tutto comincia con un bravo insegnante

Quando ho scritto l’articolo sul registro elettronico, nel quale suggerivo di comprare un tablet personale per compilarlo in maniera più semplice e veloce, ma soprattutto per sfruttarlo anche nella didattica di tutti i giorni ed aprirsi al cambiamento, non pochi colleghi mi hanno criticato.

“Con la misera di stipendio che prendo dovrei anche comprarmi il tablet?!”

“Quando il Ministero si degnerà di dotarmi di un tablet, allora inizierò ad usarlo!”

“Comprarmi il tablet? Non voglio spendere soldi! Faccio tutto da casa col mio PC”.

Trovo paradossale come non si riesca a capire il controsenso (soprattutto in quest’ultima affermazione): il PC che avete a casa, ve l’ha regalato il ministero? La connessione Internet con la quale vi collegate da casa alla piattaforma per il registro elettronico, è pagata dal MIUR? Mi sembra abbastanza evidente che la risposta ad entrambe le domande sia no, eppure non vi siete stracciati le vesti quando avete capito che per preparare i compiti, per redigere le programmazioni, per stampare le relazioni finali avevate bisogno di un PC, che sicuramente utilizzate anche per altre attività. E allora quale sarebbe la differenza con un tablet? Mica lo dovreste regalare al vostro istituto. Non è beneficenza, ma solo un modo per fare in maniera più semplice ed efficiente il nostro lavoroLa-vo-ro: perché di questo si tratta.

C’è anche chi ha frainteso le mie parole, dicendo che stavo promulgando il modello “insegnante = missionario”. Niente di più sbagliato; non ho mai parlato di fare i missionari, ed a tal proposito riprendo volentieri un tweet di oggi di Mila Spicola:

Non siamo missionari. E lo ribadisce sempre Mila Spicola in questo suo lungo, complesso, ma bellissimo articolo:

Narrando un’altra immagine del docente italiano. Lontana da quella naif del docente che vuol “conservare privilegi e in fondo lavora poco”  come anche da quella del “docente eroe missionario” e vicina a quella più rispondente al vero: quella del docente che lavora,  con spirito di servizio, che è cosciente della sua professionalità e la difende con le mani e con i denti […].

Ci vorrebbe, come suggerisce lei, un #TeacherPride: un evento, una bandiera che ricordi al mondo, ma soprattutto che lo ricordi anche a noi, sempre più frammentati ed arroccati su posizioni sterili, che il nostro è un lavoro fondamentale, importante, meraviglioso. E mi perdonerà Mila Spicola se  ”saccheggio” il suo articolo, ma anche quando parla di digitalizzazione lo fa usando parole migliori di quelle che potrei trovare io:

[…] non è la retorica della digitalizzazione, è il desiderio di affrontare il nodo vitale del cambiamento, è il terreno di scontro che stiamo vivendo in questo istante.

Non sentite anche voi il desiderio impellente di cambiare il mondo della scuola? Un desiderio che va oltre la visione ristretta del lavoro impiegatizio. Ci vogliamo riprendere o no il ruolo che ci spetta?  Lo lanciamo o no questo #TeacherPride?

CONTROLLO CEREBRALE E TECNOLOGIA ASSISTIVA

A quasi 6 anni dalla pubblicazione del nostro articolo Interfaccia computer cervello per l’autonomia e la comunicazione di pazienti con lesioni midollari o neurologiche, possiamo finalmente parlare di un sistema che si sta affacciando sul mercato e che apre scenari assolutamente interessanti per molte persone disabili.

Abbiamo incontrato Gianluca Cecchetti, che collabora con Liquidweb, che ci ha illustrato il sistema e mostrato alcuni interessantissimi video, alcuni dei quali potrete vedere seguendo il link sotto indicato.
Riportiamo con molto piacere le righe che ha scritto per la nostra newsletter, con la speranza di vedere presto l’applicazione del sistema nella vita quotidiana di tante persone che aspettano da tempo uno strumento che consenta di tradurre il pensiero in azione.

BrainControl e Assistive Technology
Comunicare con il pensiero! Questo era l’obiettivo che l’Ing. Pasquale Fedele e la sua Liquidweb si sono posti alcuni anni fa per permettere ai pazienti con patologie come tetraplegia, Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), Sclerosi Multipla, e distrofie muscolari di varia natura, di superare disabilità motorie e di comunicazione. Terminata nel mese di dicembre 2012 la fase di sperimentazione condotta su pazienti locked-in, la prima versione di BrainControl è ora pronta per essere adottata dai pazienti di tutto il mondo. Guardiamo da vicino di cosa si tratta.

ll cervello umano è composto da miliardi di neuroni. Le loro interazioni chimiche, in ogni istante della nostra vita, generano impulsi elettrici. Queste scariche elettriche, benché infinitesimali, possono essere misurate. La tecnologia “Brain-Computer Interface” (BCI) interpreta la mappa elettrica corrispondente a determinate attività celebrali consentendone l’impiego per controllare il computer.

BrainControl è una piattaforma BCI che ha come obiettivo quello di consentire a chi è affetto da patologie come tetraplegia, Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), Sclerosi Multipla, e distrofie muscolari di varia natura di superare disabilità motorie e di comunicazione. È quindi rivolta, innanzi tutto, ai pazienti affetti da malattie che paralizzano completamente o in parte la persona, ma non ne intaccano le capacità intellettive. Il sistema ridarà a questi pazienti la possibilità di interagire e comunicare a livelli inimmaginabili fino a pochi anni fa. Comunicare sentimenti e bisogni, muovere la propria sedia a rotelle, interagire con amici e parenti mediante social network, email, sms, accendere o spegnere le luci, perfino aprire o chiudere porte e finestre. Piccoli gesti quotidiani per gran parte delle persone, ma una vera e propria rivoluzione per chi è affetto da malattie neuro-muscolari di tipo degenerativo o ha subito danni cerebrali di origine ischemica o traumatica.

La prima versione di BrainControl, è attualmente proposta ai pazienti in locked-in, in stadio avanzato di Sclerosi Laterale Amiotrofica o in coma apparente, non in grado di utilizzare altre tecnologie assistive disponibili sul mercato. Tale versione implementa le funzionalità di un comunicatore con interfaccia a scansione.

All’indirizzo http://goo.gl/XhDw5 è possibile vedere alcuni video che mostrano il funzionamento della tecnologia: inizialmente l’efficacia del lavoro dell’Ing. Fedele è stata testata, per ovvi motivi di opportunità, guidando con il pensiero un velivolo/giocattolo. In un altro video è mostrato il funzionamento della prima versione di BrainControl. La stessa testata su pazienti locked-in.

Le prossime versioni di BrainControl, che sono attualmente in fase di sviluppo, saranno proposte come alternativa agli attuali sistemi di eye-tracking (che molti pazienti, pur in condizioni non gravissime, non sono in grado di utilizzare). Le versioni future implementarenno funzionalità avanzate di comunicazione ed intrattenimento (tastiera virtuale, text-to-speech, navigazione web, l’interazione via SMS, i social network, e-mail, web radio), domotica (luci, allarmi, temperatura, ecc.) e il controllo di una sedia a rotelle, consentendo inoltre un’interazione avanzata in grado di sfruttare fino a 12 pensieri di movimento.

Nel corso degli ultimi mesi Brain Control ha permesso all’Ing. Pasquale Fedele di ottenere numerosi riconoscimenti e premi a livello nazionale e internazionale. Per citarne solo alcuni: Vincitore del Premio Gaetano Marzotto (Vicenza, novembre 2012); Vincitore all’ Italian Innovation Day (Berkeley University, California, febbraio 2012); 1° premio al concorso Percorsi dell’innovazione a Smau (Milano, novembre 2011).

Gianluca Cecchetti www.liquidweb.it
Speriamo quindi in breve tempo di poter integrare questo articolo in base ai nuovi sviluppi prospettati.

http://www.leonardoausili.com/approfondimenti/controllo-cerebrale-e-tecnologia-assistiva

AGGRAVAMENTO DELLA PERCEZIONE VISIVA, TECNOLOGIA E DINTORNI (un’esperienza personale)

Per un ipovedente congenito grave la convinzione che la sfortuna abbia  già calato tutte le sue carte è dura a morire, salvo l’essere smentita  dallo scorrere della vita. E’ così che si assiste quasi indifferenti  ai primi acciacchi della mezza età; tanto – si pensa – la poca vista  che ho è praticamente stabile.

Anche quando, in un mercoledì 17 Aprile 2013 qualsiasi, si cominciano  a “vedere le mosche” (corpi mobili) nell’occhio migliore, si pensa che il cervello pian piano si abituerà e il disturbo non avrà strascichi significativi.

Al risveglio di venerdì 19 aprile, però, m’accorgo che è come se avessi una porzione di monetina tra l’occhio sinistro e il naso, che m’impedisce di vedere nel modo in cui ero abituato.

Sotto gli spasmi del nistagmo la porzione di monetina si sposta continuamente: più in alto, più in basso e lateralmente. Nel frattempo mi accorgo che anche il resto del campo visivo è meno chiaro e stabile.

La porzione di monetina cieca del campo visivo cambia colore a seconda delle condizioni di luce, risultando chiara, scura o giallognola. In condizione di penombra lungo i suoi bordi, al riposizionamento della stessa dopo gli spasmi del nistagmo, si formano come una sorta di lampi e scie luminose.

La deambulazione non è per il momento gravemente compromessa, mentre la lettura e la visione fine degli oggetti risultano sensibilmente peggiorate.

Nel contempo l’occhietto destro quasi cieco e quasi mai considerato fino a qualche giorno prima sostiene non poco il campo visivo complessivo; che il cervello lo abbia richiamato in servizio effettivo per compensare l’incipiente declino del sinistro?

Lunedì 22 Aprile il mio oculista all’inizio della visita ha detto che guardare il mio occhio equivale a fare quattro visite…

Dopo litri di collirio per dilatare la pupilla ha ipotizzato un possibile distacco di retina e il tono dell’occhio stranamente alto (col distacco di retina la pressione oculare di solito scende). Al termine della visita mi ha proposto di passare l’indomani all’ospedale Sacco di Milano per ulteriori verifiche coi colleghi “distaccologi” (non sapevo esistesse un grado di specializzazione così avanzato!).

Il giorno successivo arrivo all’ospedale Sacco non senza difficoltà nell’orientarmi tra i vialetti della struttura. Dopo un’ecografia, la visita del fondo dell’occhio da parte di due distaccologi e un OCT, la conferma: distacco di retina. Dopo il primo maggio l’operazione con l’utilizzo di gas oppure olio di silicone per fermare la retina una volta riattaccata in attesa e nella speranza che ci resti poi per proprio conto.

Ma la vita continua e così, per esempio, sono dovuto andare in posta e a fare un bancomat (naturalmente niente da fare nè col display del bancomat, nè coi tabelloni e i numerini nell’ufficio postale, ma precauzionalmente non ero solo).

Nel frattempo la situazione percettiva continuava a peggiorare; di seguito le cose che non riuscivo più a vedere: il colore dei semafori;  il numero dei tram; civici e targhe stradali; i libri in formato cartaceo, scrivere e leggere sms col mio vecchio telefonino Samsung; utilizzare il PC senza sintesi vocale.

Anche il mio kit di collaudati ausili ha accusato il colpo:

– l’occhiale con sistema aplanatico per la lettura che portavo appeso al collo da decenni non serve più (almeno per ora);

– il monocolino 10x assai utile per la visione da lontano (tabelloni partenze, civici, ecc.) riesco a utilizzarlo a malapena solo da molto più vicino;

– la lente di Fresnel, tenuta di scorta, non è più utile in quanto ingrandisce tropppo poco (circa 2x);

– il videoingranditore semi-tascabile preso qualche anno fa soprattutto perchè permette  di salvare le immagini, non l’ho mai utilizzato veramente per questa funzione, ma in compenso è troppo poco tascabile ora che dovrei portarmelo dietro e usarlo molto più spesso.

– il bastone bianco, quasi superfluo fin qui, è ora spesso necessario.

– la sola personalizzazione dell’aspetto di Windows, fino ad ora sufficiente per usare il PC in autonomia, adesso risulta quasi sempre insufficiente, se non supportata dallo screen-reader.

Dopo i ponti di primavera, ricontattando l’ospedale per avere notizie del mio intervento, ho scoperto che i distaccologi erano dubbiosi e titubanti.

A questo punto il mio oculista ha sentito un collega dell’Oftalmico, sempre di Milano, per cercare di procurarmi un altro e probabilmente definitivo consulto.

Così sono approdato all’ambulatorio della seconda divisione dell’Oftalmico dove una trentina di pazienti attendevano di essere visti dal Dott. Seidenari, parafrasando Mogol-Battisti pare che col bisturi e il saratoga in mano possa fare miracoli.

La sentenza è stata: “apriamo, vediamo cosa troviamo e cosa riusciamo a fare”.

Insomma, nessuna garanzia di risultato e in più la prospettiva di dover intervenire in seguito, anche ripetutamente, per perfezionhare, rattoppare e sistemare il lavoro.

Non so, francamente se riuscirò e avrò voglia di sostenere un accanimento terapeutico a oltranza, non vorrei diventare schiavo della mia retina; ma vedremo se e quando sarà il momento.

Varie e interessanti anche le storie di quanti aspettavano con me di essere visitati dal profeta del silicone oculare. Quasi tutti già operati più volte e con alterni successi. Da loro ho scoperto, per esempio, che il collirio per dilatare la pupilla aumenta la pressione dell’occhio. Comunque mi pare di aver capito che tutti avessero l’altro occhio su cui contare…

Una considerazione anche sui dubbi a scoppio ritardato dei distaccologi del Sacco.

Sembra che un intervento non riuscito costituisca “casistica negativa” e possa penalizzare per così dire la reputazione della struttura e del medico.

L’assurdità di questi parametri è data anche dal fatto che non si tiene conto della situazione di partenza del paziente…

Intanto la situazione percettiva peggiora ulteriormente e il decadimento interessa il campo visivo, il residuo visivo, la luminosità della percezione e la stabilità dell’immagine. Molti oggetti risultano deformati e la loro luminosità è a tratti intermittente, come se qualcuno accendesse e spegnesse ripetutamente e velocemente la luce.

L’occhietto destro, a questo punto migliore del sinistro, ancora non riesce a sostituirlo perchè il cervello abituato per anni a utilizzare quello ora malato ancora non procede alla permutazione.

Ma è forse di notte che mi rendo conto più compiutamente di cosa possa voler dire essere cieco. La camera in cui dormo non è completamente buia a causa del lampioni in strada e dei riflessi che arrivano da un finestrone nell’altra stanza. Se guardo questo contesto con l’occhio destro riesco a vedere abbastanza bene i punti e le forme luminose presenti; guardando con l’occhio sinistro non mi accorgo di nulla.

Essere ciechi non vuol dire dunque vedere tutto buio, bensì non riuscire a percepire la differenza tra buio e luce…

Arriva il 6 Maggio, giorno dell’intervento. Non è stato difficile convincermi a rinunciare all’anestesia generale in favore di quella locale. L’iniezione dell’anestetico dà una curiosa e assurda sensazione, come se ti stessero gonfiando l’occhio a dismisura.

Durante l’intervento sentivo lo staff che parlava di certi caciocavalli e salsicce in arrivo dal sud; poi ho sentito richiedere il laser e l’olio di silicone.

Il giorno dopo mi hanno già tolto la benda, così ho scoperto un nuovo disturbo collaterale: la luce mi è diventata insopportabile. Ora capisco anche gli ipovedenti che vanno in giro in qualsiasi situazione e ora del giorno con occhiali scuri e cappellino.

Per il resto, dolore e fastidio generalizzati mi accompagnano senza tregua, scemando solo parzialmente e gradatamente.

Dovevo rimanere in ospedale solo 2 notti, ma la pressione oculare a trentacinque mi ha trattenuto per oltre una settimana, fino a quando colliri e farmaci vari sono riusciti ad abbassarla.

Avanti agli ambulatori per le visite di controllo il personale chiama i pazienti con dei cenni e dei “Venga!”; pensano che tutti abbiano il secondo e magari anche il terzo occhio che li vede senza problemi…

Col passare dei giorni la percezione visiva sembra migliorare, ma non è ancora neanche paragonabile a quella di inizio Aprile.

Negli ultimi giorni è come se l’olio di silicone si fosse posizionato o avesse creato una patina nella zona foveale della retina, quindi la percezione sembra avvenire attraverso un acquario molto illuminato.

Cambiano, naturalmente, le abitudini del quotidiano:

– cerco di non uscire nelle ore centrali della giornata;

– attraverso preferibilmente agli incroci con i semafori;

– prendo qualche taxi in più e chiedo più spesso l’assistenza per i viaggi ferroviari;

– preferisco telefonare piuttosto che scrivere lunghi SMS;

– noto una marcata insofferenza per i luoghi e i contesti rumorosi e affollati;

– cerco di essere ancor più metodico e ordinato in casa (causando qualche problema di coabitazione con la partner normovedente e affetta da ordine mutevole e creativo).

Un problema non da poco è riuscire a scrivere velocemente sui dispositivi touch, come sull’iPhone (SMS, mail, note). Per gli utilizzatori di VoiceOver, lo screen-reader Apple, esistono almeno quattro alternative:

– toccare normalmente due volte ogni carattere da scrivere, ma è impossibile centrare ogni volta la lettera desiderata sulla tastiera a schermo;

– usare il “tocco diviso”, facendo scorrere un dito sulla tastiera e toccando con un altro dito qualsiasi parte dello schermo per digitare il carattere selezionato;

– usare la digitazione “a tocco”, con questa modalità basta staccare il dito dallo schermo quando si è sul carattere che si desidera digitare;

– per gli utilizzatori di iPhone 4S o 5, poi, si può utilizzare Siri, una funzionalità che permette tra l’altro di dettare a voce ciò che si vuol scrivere (se non si è balbuzienti funziona piuttosto bene).

La tecnologia sforna quasi quotidianamente nuove funzionalità, dispositivi e varianti di soluzioni già esistenti; il problema è, da sempre, riuscire ad essere informati di tutte le possibilità a disposizione e avere modo di provarle per scegliere quelle più adatte alle proprie esigenze. Questo non è facile per chi vive a Milano, figuriamoci per i residenti in regioni meno fortunate a livello di servizi e presenza dei distributori.

Il 7 Giugno è ripartita la mia attività professionale con dei test di accessibilità della versione mobile di un portale di un grande gruppo bancario e due mini corsi di alfabetizzazione informatica per i dipendenti disabili visivi di un’altra banca, di cui uno a Bologna. Non è stato facile e scontato affrontare queste esperienze in un contesto visivo così cambiato, ma poi tutto è andato liscio; in fondo si è trattato di usare le stesse strategie, procedure e soluzioni che dovevo trasmettere.

Questa è la mia esperienza degli ultimi due mesi e mezzo, che promette di proseguire con chissà quali implicazioni ancora per un pezzo. La percezione visiva continua a essere instabile e dalle incerte prospettive; quindi non so di cosa avrò bisogno dopo l’intervento che rimuoverà l’olio di silicone, attualmente incaricato di fissare la retina. Tornerò al mio citato kit di ausili collaudati? Mi stabilizzerò su necessità ai limiti tra ipovisione e cecità? Dovrò riciclarmi come non vedente e adottare tutte e solo le tecnologie a loro dedicate?

Non potrò più utilizzare il videoingranditore per scegliere il programma della lavatrice, ma dovrò mettere le etichette tattili vicino alle manopole?

Dovrò dotarmi di lettore mp3, bilancia pesa persone e per alimenti dedicati (parlanti)?

Mi servirà il monitor per PC più grande che c’è per sfruttare la poca vista che mi rimarrà o potrò prendere un netbook tanto la grandezza dello schermo sarà irrilevante?

Comprerò un videoingranditore veramente tascabile o mi sarà inutile anche il modello da tavolo più grande disponibile?

Avrò bisogno di un dispositivo per il riconoscimento dei colori per sapere cosa indosso?

Insomma, accolgo e assisto da quasi quindici anni quanti si ritrovano ad avere a che fare con l’ipovisione e quelli che vivono l’aggravarsi della propria condizione visiva; è arrivato il momento di diventare utente di me stesso e fare esperienza di ciò che predico da tempo.

Distacco di retina o corso di aggiornamento professionale?

 

Franco Frascolla franco.frascolla@gmail.com

Tour Builder: creaimo tracciati e viaggi online

Per funzionare, Tour Builder necessita solo di unbrowser e del plugin di Google Earth (attualmente disponibile solo per Windows e Mac OS 10.6+). Il plugin di Google Earth viene richiesto e installato al primo accesso ad uno qualsiasi dei tour pronti disponibili nella gallery. Questo plugin aggiunge al browser la ricchezza tridimensionale della geo-navigazione di Google Earth e permette una facile condivisione in rete. Per utilizzarlo è necessario usare il proprio account Google (basta un indirizzo Gmail). Grazie a questo account si accede alla “nuvola” di Tour Builder nella quale creare, conservare e condividere i propri tour. Se invece si vogliono solo guardare i tour disponibili non è necessario usare alcun account.

Ma passiamo alla parte creativa. La storia (il tour) che vogliamo costruire possiamo impostarla con dei tracciati in 3D o in 2D ed inoltre possiamo stabilire se creare un percorso lineare o a stella (linear o hub). Possiamo anche non prevedere alcuna tracciatura del percorso. Questa prima operazione delinea già il tipo di percorso che vogliamo costruire. Percorso lineare con una partenza ed  un arrivo o percorso a stella con un centro e dei punti ad esso collegati. La  scelta non è obbligatoria (può essere disabilitata) e non è definitiva (può essere modificata in qualsiasi momento). La prima cosa da definire è l’introduzione al tour. Nome e autore del tour sono i primi campi da “compilare”. Per l’introduzione si può inserire una sola immagine ed un ipertesto. Si può anche stabilire il colore delle tracce e gli elementi della mappa (confini, etichette, strade, edifici 3D e alberi). E’ anche possibile inserire le URL di un file KML di Google Earth e Google Maps.

Tour BuilderCompletata l’introduzione, possiamo passare alletappe (location). Possiamo aggiungerne quante ne necessitano. Ogni tappa va individuata e fissata nel geo-navigatore (basta inserire il nome della località). Dopo può anche essere regolata e bloccata la vista che si desidera (lock this view). Per regolare la vista abbiamo a disposizione tutti i comandi di Google Earth (pan, tilt, zoom e street view). Dopo aver dato un titolo alla nostra tappa, possiamo inserire fino a 25 immagini e/o video dalla rete, dal nostro archivio sulla nuvola di Google o dal PC sul quale stiamo operando. Se il nostro tour ha anche una “temporizzazione” possiamo inserire, per ogni tappa, una data iniziale ed una finale di residenza nella località. Si passa quindi al racconto/descrizione. Un ipertesto formattabile con tanto di attributi del testo e collegamenti ipertestuali. Possiamo anche cambiare l’icona del nostro segna-tappa scegliendola da una nutrita raccolta. Infine è possibile scegliere un’immagine “storica” della località attivando dalle opzioni avanzate lo “historical imagery” che ci mostrerà le precedenti rilevazioni effettuate da Google dei luoghi che stiamo visitando virtualmente. Il salvataggio del nostro lavoro è automatico ma può anche essere forzato in qualsiasi momento cliccando sul comando “save now”.

Una volta completato l’editing (done editing) si passa alla visualizzazione di ciò che abbiamo realizzato. Si può anche passare allo schermo intero (play full screen) e si può nascondere l’elenco delle tappe del nostro tour. La navigazione da una tappa all’altra è assicurata dai due comandi “next” e “back” (avanti e indietro) ma può essere variata in qualsiasi momento usando la geo-navigazione con tutti i comandi di Google Earth. Per finire, il nostro tour (una volta completo) può essere condiviso con un numero limitato di contatti o reso pubblico per essere visualizzato da chiunque attraverso le opzioni “sharing settings” accessibili tramite il comando “Share”.

Ecco un breve video-tutorial che mostra le principali funzioni di Tour Builder.

Libr@: la scuola fa innovazione con le proprie forze

Torno dopo una breve pausa dovuta ad impegni sempre più pressanti che molti di voi conosceranno bene (colloqui, consigli, progetti, etc.) con un’intervista che mi riempie d’orgoglio e che non vedo l’ora di condividere con voi. Sono orgoglioso come insegnante perché si tratta di un’esperienza progettuale che porta la scuola pubblica italiana su livelli d’eccellenza ed innovazione raramente visti, e che spero possa essere replicata nel maggior numero d’istituti possibile, o comunque ispirare nuovi percorsi dello stesso genere. Si tratta di Libr@, il progetto didattico dell’Istituto Comprensivo di Cadeo e Pontenure, in provincia di Piacenza, che si propone d’integrare libri di testo e strumenti tecnologici nell’insegnamento e nell’apprendimento di tutti i giorni. Un progetto che va ben oltre il semplice acquisto di iPad per ogni alunno e del quale, personalmente, mi sono davvero innamorato. Ringrazio Daniele Barca, il Dirigente Scolastico dell’Istituto per avermi concesso questa bella intervista via mail. Se anche nella vostra scuola state cercando il modo di fare innovazione didattica con le nuove tecnologie, ma pensate che sia impossibile farlo senza la sola assistenza  dell’amministrazione centrale, leggete fino in fondo e rimarrete piacevolmente sorpresi.

– Cosa vi ha portato ad elaborare il progetto Libr@?

Come scuola che da anni prova ad introdurre le ICT nella didattica quotidiana da un lato volevamo mettere a frutto le competenze di molti docenti, dall’altro eravamo un po’ stufi di sperimentare con l’ausilio di finanziamenti esterni e di non mettere a sistema una scelta della scuola che fosse principalmente di didattica e che potesse camminare sulle sue gambe. In libr@ ogni studente ha un iPad personale, ma i nostri interessi sono la didattica verticale (elementari e medie che studiano insieme), orizzontale (insegnanti che si scambiano i gruppi classe per far fruttare competenze specifiche), le classi aperte(studenti di diverse età che lavorano su competenze), nuovi spazi per studiare ed apprendere.

– Nella fase di progettazione avete fatto incontri con genitori, editori, oltre ai classici collegi docenti. Qual è stato il pubblico più difficile da convincere, e quali sono state le obiezioni al progetto?

Sembra un paradosso ma per un progetto digitale abbiamo fatto nello scorso anno di preparazione quasi 20 incontri tra consultazioni, assemblee, organi collegiali. Le obiezioni sono state di natura diversa. Quelle dei docenti sul cambio forte di prospettiva didattica che si prospettava, quelle dei genitori sul modello ipotizzato di impiego degli iPad: per leggere i libri? La parola magica è stata integrazione, tra carta e digitale. Ogni strumento usato per le sue potenzialità. Che cosa c’é di più economico nella tecnologia libro? Che cosa c’è di più versatile e creativo di un tablet? Nessuna obiezione forte di contrarietà, anche se nella costruzione del progetto all’atto dell’adozione dei libri è stato necessario un momento di chiarificazione e di adesione forte di tutto il collegio della secondaria per presentarci compatti alle famiglie. Un momento delicato ma che, credo, ci ha dato la consapevolezza che si poteva fare!

– Il vostro progetto, a mio giudizio, è molto interessante perché riproducibile anche in altre realtà. Parliamo di costi e di chi compra cosa: che soluzioni avete scelto per i libri e, soprattutto, quale soluzione avete trovato per l’acquisto dell’hardware?

Sicuramente si tratta di una scelta sostenibile al nostro interno, non so se riproducibile perché almeno un paio di prerequisiti, di condizioni sono necessarie: il wireless e la formazione dei docenti. Su entrambi abbiamo lavorato moltissimo per dare tranquillità a tutto l’ambiente. Poi l’idea è abbastanza semplice: a partire dal tetto di spesa della prima media (300 euro) e del triennio (600 circa) abbiamo operato un taglio del 50% per permettere di liberare risorse ed acquistare l’iPad. Un taglio ne lineare e ne casuale, basato sulle scelte di laboratorialità operate, per esempio, nelle educazioni. Quindi le discipline di riflessione con libri cartacei e app dell’editoria, una educazione solo con app, una materia tradizionale con materiale autoprodotto, le altre educazioni con ebook fatti dai docenti.La scuola non ha gestito soldi, ma un global contractor, il nostro fornitore di registro elettronico, ha acquistato tecnologia e libri impacchettando il tutto e vendendolo alle famiglie, per un importo medio di 500 euro. Il nostro istituto cassiere con un finanziamento 12 rate tasso 0 ne ha agevolato gli acquisti. Per i non abbienti e per i muletti da sostituzione in caso di guasti ha provveduto uno sponsor che si è innamorato del nostro progetto.

– Perché avete scelto l’iPad?

Con una battuta dico sempre che ho baciato il rospo…nel senso di essermi legato ad una scelta proprietaria e chiusa. Ma questo era un principe se in momenti molto immediati di formazione siamo riusciti a coinvolgere facilmente i docenti. Immediatezza, semplicità, gamma di app… Ecco alcuni dei motivi…ah, dimenticavo, anche, perché no, perché è un bell’oggetto… Troppo spesso a scuola arrivano oggetti di seconda mano…

– Anche a livello di pura e semplice connettività Internet avete dimostrato grande sinergia con il territorio. Ci vuoi raccontare come riuscite a garantire la connessione per i vari plessi?

In Emilia Romagna esiste una società Lepida a partecipazione pubblica della Regione. La rete Lepida serve tutte le amministrazioni locali e quindi anche i comuni. Il grande problema della connettività come costi per i comuni è lo scavo per far arrivare il cavo della fibra ottica. Con i due comuni si è fatto uno studio di fattibilità per installare un’antenna ed un ricevitore dalle sedi comunali ai plessi. La cosa più complessa è stato seguire questi lavori e la diffusione del segnale nelle aule.

– E quale tipo di percorso avete pensato per la formazione degli insegnanti?

In primo luogo va un ringraziamento ai docenti: lo scorso anno ma anche le iniziative di formazione di questo primo scorcio hanno visto una fortissima partecipazione. Poi va detto che lo stile formativo ed i formatori invitati invogliano a provare subito nelle classi quanto appreso. Quindi formazione just in time, a partire dai bisogni dei docenti, con obiettivi di ricaduta nelle classi molto immediati; e aree di formazione come l’utilizzo di iPad e LIM, le discipline, i DSA, il tutto con qualche spruzzo di idee di orientamento e di senso di qualche testa pensante.

– Avete anche pensato agli ambienti di apprendimento?

Nel momento in cui si pensa ad una scuola “aumentata” in cui si apprende anche con strumenti come iPad e risorse digitali che oggettivamente superano i limiti dell’impostazione didattica in aula, è necessario ripensare anche agli spazi in una nuova dimensione, anch’essa aumentata. In altre parole a strumenti mobile corrispondono spazi mobile attrezzati con arredi per lavorare in maniera informale, con cuscini,tavoli colorati ad onda per i gruppi di lavoro, spazi più ampi per ospitare anche due classi, magari di ordini differenti e fare peer education o flipped classroom. Pensare di utilizzare le tecnologie negli ambienti consueti significa creare “uffici postali” o nuovi laboratori a pollaio in cui ognuno è al suo posto con l’unica novità di avere in mano un dispositivo. Se ci riflettiamo anche nella disposizione degli spazi casalinghi non esiste più quella sacralità dei vari ambienti, dove alcuni addirittura erano inaccessibili ai minori di casa. Creare spazi diversi per l’apprendimento  sempre connessi significa creare nuove occasioni di apprendere in modo diverso.

– Ho letto che il progetto Libr@ è funzionale anche per interventi di didattica inclusiva, non è vero?

Su questo non influisce tanto il progetto in sé quanto la forza inclusiva delle tecnologieche permettono di personalizzare più facilmente gli interventi e le richieste didattiche, nonché di valorizzare tutte le intelligenze e non solo quelle tradizionalmente testate a scuola dello scritto e dell’orale. Poi, certo, avere tutti lo stesso strumento e nello strumento servizi per l’accessibilità come ingrandimento, lettura vocale, costruzione di mappe, annotazioni, uso dell’immagine e del video, significa che tutti calzano la tecnologia in base alla propria esigenza e bisogno.

– Quali consigli ti senti di dare a tutte quelle scuole che volessero replicare la vostra esperienza?

Di partire dalla propria situazione. Di capire su che cosa investire. Tipicamente 2 sono gli ambiti imprescindibili per partire e maturare: l’accesso al web, internet sicuro e garantito in tutta la scuola ed alla formazione per i docenti. Magari iniziando da un plesso, una sezione, un ordine di studio, un dipartimento disciplinare, ma con l’obiettivo di mettere tutto a sistema, di creare un sistema anche se in anni di lavoro. Quello che è accaduto a Cadeo è frutto di una semina lunga ed intensa che ha permesso il “precipitare” delle azioni in questi 2 anni. Infine, un altro suggerimento, è quello di creare occasioni sostenibili con il contributo del territorio e delle famiglie. Aspettarsi che in futuro dalla scuola possano dipendere le dotazioni individuali in un mondo in cui questi strumenti sono davvero individuali e personali significa a mio parere non aver colto il senso di questa rivoluzione digitale in cui passare dallo straordinario delle tecnologie alla quotidianità della loro integrazione negli apprendimenti.

Per sapere di più su Libr@ http://www.istitutocomprensivocadeo.it/2013/06/05/libr-sperimentazione-nelle-classi-prime-della-secondaria/

http://profdigitale.com/libr-la-scuola-fa-innovazione-con-le-proprie-forze/

School Raising: strumento di finanziamento collettivo per la realizzazione di progetti didattici

Il progetto

School Raising è la prima piattaforma italiana di crowdfunding che finanzia progetti scolastici attraverso l’azione di cittadini responsabili. E’ un nuovo modo di far interagire scuola e cittadini, supportando le scuole nel costruire e comunicare campagne di raccolta fondi per finanziare e realizzare i propri progetti. Sono i cittadini (genitori, professori, ex alunni, ecc.) a decidere quali progetti sviluppare, investendo piccole somme che vanno a comporre il budget totale. Nel breve periodo School Raising si rivolge soprattutto alle scuole del Sud Italia; nel lungo periodo intende diffondersi su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo le imprese nel finanziamento di almeno l’80% dei progetti. Integrare le imprese come soggetti attivi e propositivi del sistema di crowdfunding vuol dire creare sinergia tra scuole, imprese e cittadini, garantendo un’offerta scolastica dove l’innovazione sia la chiave. Il risultato è una maggiore coesione sociale nei territori e nelle comunità e un più equo accesso della collettività alla cultura.

 

Chi siamo

School Raising è nato nel 2010 in seno allo start-up week-end di Milano dove è stato proclamato vincitore. Partendo da idee che richiedono di affrontare costi contenuti, vuole realizzare risultati che migliorino il benessere di quanti più attori possibili. Dal 2010 il team di School Raising è composto da esperti di comunicazione e di crowdfunding, tutti sotto i 32 anni, equamente ripartiti in base al genere: l’ing. Esperto di crowdfunding Luca Talarico, gli esperti di comunicazione Dr. Guglielmo Apolloni, Dr.ssa Dolma Bornengo e l’esperta di fundraising Dr. Marianna Moller. Il progetto ha già raccolto il plauso delle istituzioni pubbliche calabresi, che si sono rese disponibili per collaborazioni, del mondo del no-profit e di 2 istituti calabresi.

http://schoolraising.it/blog/

Il crowd funding o crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni.
È un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all’arte e ai beni culturali, al giornalismo partecipativo, fino all’imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica. Oggi a Soverato, in provincia di Catanzaro, studenti e professori affidandosi al crowdfunding vogliono avere uno strumento in più per dare una svolta al “Sistema Istruzione”. Questo strumento si chiama School Raising, una nuova piattaforma di crowdfunding, la prima in Italia, tutta dedicata alle scuole, per finanziare i loro progetti, raccontarne le storie e promuoverli sul web. Nel comunicato stampa riguardante questa iniziativa si dice: “Raccogliere fondi per progetti da realizzare nelle scuole, raccontandone la storia e promuovendoli sul web: è quanto si propone di fare School Raising, la prima piattaforma dedicata al crowdfunding per le scuole.
L’idea, nata dall’impegno di un team di giovani professionisti italiani, si è sviluppata tra Berlino e Milano, muovendo i primi passi in Calabria. Il primo step, infatti, vede e vedrà come protagonisti due istituti di Soverato, in provincia di Catanzaro, a cui – nei prossimi mesi – si aggiungeranno altre scuole del sud Italia e, successivamente, dell’intero territorio nazionale. Uno degli obiettivi del team di sviluppo è infatti quello di coinvolgere anche le imprese italiane nei finanziamenti ai progetti caricati sulla piattaforma. School Raising vuole fare leva sul supporto alla scuole, offrendo loro:
• – uno strumento di raccolta fondi, ovvero la piattaforma di crowdfunding schoolraising.it;
• – un affiancamento nel racconto e nella comunicazione del progetto sulla piattaforma e sui canali sociali.
Il team di School Raising si muove così, in maniera “agile”, implementando passo per passo i propri servizi ed il proprio modello di business in base ai feedback di utenti e nuovi portatori di interesse. Sono infatti previste ed in fase di avviamento nuove collaborazioni per sfruttare a pieno le possibilità della piattaforma. Si tratta di un processo aperto alle proposte dei portatori di interesse legati alla scuola, siano questi promotori di progetti scolastici, associazioni di genitori, imprese o singoli. L’unico vincolo: essere già in contatto con una o più scuole del territorio italiano.

 

Ebook glue: convertire blog, pagine web e documenti in formato EPUB o MOBI

Se state cercando un programma per  convertire il vostro blog in  formato epub,  “Ebook glue”potrebbe essere una soluzione. Si tratta di una web app gratuita che permette di convertire siti web in epub o mobi.

In che modo?

La modalità è davvero a portata di tutti, basterà inserire l’url  del blog oppure caricare il file, scegliere se epub o mobi, e in un attimo avremmo la possibilità di leggere il nostro blog con il formato desiderato.

Quali sono le sue caratteristiche?

  • esiste la versione gratuita (25 conversioni al mese) e quella premium

  • puoi convertire siti web

  • puoi convertire i feed RSS

  • puoi convertire file documenti (. Doc,. Docx,. Html o. Odt)

  • il file generato può essere letto offline

  • I file convertiti possono essere EPUB oppure MOBI

La versione premium presenta altre opzioni interessanti, visto però il prezzo non proprio economico , personalmente opterei per quella gratuita.

Ovviamente l’utilizzo didattico  è davvero vasto di Ebook Glue, perciò, vi consiglio di provare a convertire i vostri file.

Anche per oggi  è tutto.

 

http://anisadedej.com/2013/09/27/ebook-glue-convertire-blog-pagine-web-e-documenti-in-formato-epub-o-mobi/

LA LUNGA STRADA DELLA LIM

Un progetto di ricerca biennale voluto da Pearson per indagare i risultati, le pratiche e l’efficacia dell’uso della lavagna interattiva multimediale nelle scuole italiane.

Le lavagne interattive multimediali (LIM) sono entrate in molte aule ma non esistono oggi analisi su quanto siano utilizzate e ritenute vantaggiose nella pratica didattica. Per rispondere a queste e altre domande, Pearson Italia ha commissionato a Gfk Eurisko, il più importante istituto di ricerche sul consumatore in Italia, un progetto di ricerca biennale che analizzerà l’evoluzione nell’uso e nell’efficacia della LIM nelle scuole.

La prima fase dell’indagine si è svolta attraverso una serie di focus group a Milano. Attualmente è in corso la seconda fase, che comprende un numero maggiore e più eterogeneo di insegnanti su tutto il territorio nazionale e che prevede, oltre ai focus group, ulteriori analisi, forum online e tavoli di lavoro. I risultati saranno pubblicati nella newsletter mensile iS Espresso e nei prossimi numeri di questa rivista.

I RISULTATI DEL PRIMO FOCUS GROUP

La prima rilevazione, eseguita tra il 25 e il 28 ottobre 2011, ha coinvolto i docenti delle scuole di Milano che possiedono almeno una LIM e che sono stati invitati a discutere dell’uso della lavagna in alcuni focus group. Il quadro che si è delineato appare incoraggiante; la LIM riscuote infatti crescenti consensi sia tra gli insegnanti che tra gli studenti, ma i tempi, da quanto è emerso, non sono del tutto maturi e i docenti dichiarano di non conoscere ancora adeguatamente le effettive potenzialità delle LIM, peraltro destinate a cambiare ed evolversi.

I professori durante i focus group hanno indicato numerosi elementi a favore dell’uso della LIM, ma anche qualche elemento sfavorevole. Per esempio, è stata sottolineata positivamente l’immediatezza e l’efficacia dell’insegnamento, che favorisce una maggiore vicinanza degli insegnanti agli studenti e una accresciuta possibilità di coinvolgerli durante le lezioni.

I docenti raccontano che si riesce ad ottenere più collaborazione, talvolta si verifica addirittura un ribaltamento dei ruoli, anche grazie alla cultura tecnologica dei ragazzi, che spesso – e abbastanza naturalmente – è più avanzata di quella dei docenti: gli studenti si sentono sul proprio terreno, prendono l’iniziativa e collaborano attivamente. D’altra parte questo fatto porta con sé qualche problema di gestione della classe; un più alto grado di distrazione negli alunni e una certa dose di “caos” appaiono inevitabili.

Diversi usi del computer nella didattica: con la LIM tutti gli studenti si concentrano su un percorso didattico, nell’aula computer ogni studente segue un proprio percorso formativo. Foto: © Fabio Cuttica/contrasto

Diversi usi del computer nella didattica: con la LIM tutti gli studenti si concentrano su un percorso didattico, nell’aula computer ogni studente segue un proprio percorso formativo. Foto: © Fabio Cuttica/contrasto

LA NECESSITA’ DI COSTRUIRE PERCORSI RODATI

È stato notato che gestire una classe utilizzando questi strumenti è più faticoso per i docenti, perché cambiano le dinamiche e perché una accurata e specifica preparazione delle lezioni è imprescindibile. Mancando ancora percorsi rodati, si rischia di scivolare nella superficialità e che le spiegazioni, pur divertenti e interessanti, non forniscano una preparazione sufficientemente approfondita.

Il pericolo è che passando da un tipo di trattazione ad un altro servendosi di mezzi diversi (animazioni, video, siti web, immagini), vengano stimolati negli studenti un pensiero associativo e un apprendimento in pillole, a discapito della capacità di ragionamento analitico. Per questo i docenti ribadiscono la necessità di una loro idonea formazione, non solo tecnica ma anche didattica, e sollevano con urgenza la questione di poter disporre nei primi tempi di percorsi didattici consolidati.

Quanto ai cambiamenti introdotti dalla LIM nel lavoro in classe viene osservato che le lezioni acquistano un taglio quasi televisivo, di intrattenimento. Si tratta di un metodo più informale e dinamico, comunque più prossimo alla sensibilità dei ragazzi. Sotto questo profilo, anche per l’insegnante esposizione e spiegazione diventano meno faticose: non deve contare solo sulla propria voce e sulla propria competenza, ma può sfruttare strumenti che integrano la sua figura.

QUANTO TEMPO PER FARE LEZIONE CON LA LIM?

In assenza di uno studio approfondito sul corretto utilizzo delle LIM, oggetto delle future tappe del progetto di ricerca, i docenti intervistati da Eurisko hanno sostanzialmente convenuto che in condizioni ottimali utilizzerebbero le LIM per un terzo delle ore a loro disposizione. Questa media varia in ragione del tipo di disciplina: gli insegnanti di lingua, storia, geografia e scienze dichiarano che potrebbero arrivare anche al 50%, ma chi tiene lezioni di italiano o antologia si limiterebbe a un quinto del tempo. Dai dati emersi, la mancanza di esperienza da parte degli insegnanti e di cultura innovativa da parte di alcuni dirigenti scolastici, oltre alla carenza di fondi, hanno finora confinato l’uso di questo particolare strumento a poche aule soltanto. Ed è opinione comune che l’efficacia della LIM possa manifestarsi solo nell’uso quotidiano in classe, non con un utilizzo saltuario in aule laboratorio dedicate.

Il maggior investimento in Italia è sull’ignoranza! La verità dei numeri

Se l’andamento statistico attuale verrà confermato, nel 2020 7 italiani su 10 saranno a “rischio esclusione sociale”(OCSE 9 ottobre 2013); questa è la conseguenza della mancanza di investimenti nell’istruzione. I recenti provvedimenti governativi per sostenere la scuola non sono in grado di convertire questo trend: infatti scomponendo matematicamente le cifre stanziate, purtroppo le risorse risultano inadeguate ad affrontare una tale emergenza.

Le competenze linguistiche e matematiche della popolazione italiana sono al minimo storico – e forse siamo pure fortunati che ci sia un minimo nella scala di valutazione OCSE! – (V. Gallina, 9/10/2013 su “Il Corriere della sera”/Canale Scuola).
Eppure, quand’anche sofferenti per il colpo subito, dobbiamo riconoscere che non ci si può meravigliare del triste risultato.
L’Isfol documenta la seguente distribuzione dei titoli di studio della popolazione italiana:
– non diplomati 54%;
– diplomati 34%;
– con titolo superiore al diploma 12%;
– laureati in calo dal 19,8% al 12%, rispetto a due anni fa (dati MIUR);
– abbandoni scolastici con un ritorno al 20%, fino a punte fino del 30%.

Ancora oggi, nel 2013, più della metà della popolazione italiana non possiede un livello di studi pari a quello previsto dal diritto all’istruzione; attestandosi cioè sotto la soglia dell’obbligo d’istruzione e rimanendo priva del diploma di scuola secondaria superiore o di qualifica professionale.

Secondo, poi, quanto predice un recente modello gaussiano sull’istruzione della popolazione italiana, la caduta tendenziale del livello di alfabetizzazione è destinata ad aggravarsi sempre più (vedi Fig.1): nel 2020 i “non istruiti” – calcolati includendo il fattore catalizzante dell’analfabetismo di ritorno – raggiungeranno circa il 66,6% della popolazione dai 16 ai 64 anni. Cioè esattamente i 2/3 degli italiani!
In altri termini, il trend indicato nella Fig. 1 predice che nel 2020 (quando si farà il “check up” sugli Obiettivi UE 2020), circa 7 italiani su 10 saranno considerati dall’OCSE cittadini in via di “esclusione sociale”.
Non c’è molto da essere ottimisti.

Ciononostante, assistiamo ancora a profuse ostentazioni di esagerata demagogia sui finanziamenti alla scuola.
Si dirà che è il massimo che in questo momento si può fare o che, rispetto a quanto “non fatto”, queste iniziative sono un segnale positivo e forte per le direttrici che la politica del prossimo futuro dovrà seguire.

Il mondo della scuola credo sia molto stanco di queste promesse, oggi si dice, elettorali.
Il punto è che non è più questione di “direttrici” e di “messaggi”, ma è solamente una questione di dignità.
Alla dignità segue la centralità di una definita identità. La scuola le ha perse entrambe.

All’inaugurazione dei “Tre giorni per la scuola” (Città della Scienza, 9-11 ottobre 2013), è stato ribadito che il governo ha stanziato 15 milioni di euro per la dispersione scolastica.

Mi è venuto spontaneo prendere lo smartphone e fare un calcolo immediato, dividendo la cifra per 8.644 scuole: si tratta di circa1.750 euro a scuola.
Nel caso in cui le scuole interessate alla dispersione scolastica fossero solamente 1/3 di tutte le sedi italiane, diventerebbero circa 5.000 euro a istituto.

Comunque, viene da chiedersi perché con i dati appena ricordati sull’analfabetismo – freschi freschi di sfornata OCSE – alcune scuole non ne avrebbero bisogno?

Poco tempo fa, un vice-ministro del nostro governo ha sottolineato che il Fondo di Istituto delle scuole sarà di 763 milioni di euro.
Di nuovo, riprendiamo velocemente lo smartphone: 763 milioni diviso 8.644 scuole e, poi, ancora diviso per circa 100 docenti (a scuola) e, infine, per 365 giorni, sono esattamente:
– 0,46 centesimi a docente (al giorno).
Cioè 0,46 centesimi al giorno per lavorare tutto l’anno:
– sulle attività progettuali con le aziende, le università, gli enti locali e le associazioni territoriali;
– sulla ricerca didattica e l’innovazione digitale;
– sui bisogni educativi speciali (Bes);
– sul piano delle attività per l’inclusione;
– sulla gestione didattica nel rapporto scuola-famiglia.

Mi chiedo se si tratta di una questione di scale, dirlo in milioni appaga di più che dirlo in centesimi?
E poi, il conto della serva fatto in contrattazione d’istituto, laddove si paventa un ulteriore taglio del Fondo del 25%.

Sì, i conti tornano purché ai 763 milioni si applichi “la divisione dei pani e dei pesci”.

Insomma, abbiamo stimato il taglio linearissimo di circa il 75% del Fondo d’istituto negli ultimi tre anni. Mi chiedo come Andrea Ichino (“Perché (ora) sono inutili più fondi alla scuola” sul “Corriere della sera” del 10/10/2013) riesca a dire che il problema italiano non sia un problema di finanziamenti.

L’analisi comparata è molto complessa e non si riduce alla scelta di parametri su macro-scale, che poco raccontano di quel che accade sulle micro-scale.
Tutti siamo convinti che il “problema istruzione” non è solo un semplice problema di investimenti – basti pensare alla valutazione nei test Invalsi o al registro elettronico –, ma i 46 centesimi di euro la dicono lunga sullo stato di precarietà della scuola pubblica.
Quel che succede ai flussi finanziari sulla macro-scala non accade assolutamente sulle micro-scale, dove le scuole sopravvivono.

Perché tanti palesi paradossi?

È come se le sorti dell’istruzione, nel bene o nel male, non avessero comunque nessuna efficacia sui destini politici.
La frammentazione è d’obbligo. “Divide et impera”. E la scuola vive sempre di più quell’”io diviso” che tanto ci deprime.

Giorni fa, su “Il Sole 24ore” ho letto: “Fuori dai tagli la ricerca, la scuola e la sanità” e sembrerebbe una buona notizia se non avessimo fatto questi calcoli. E rifletto.
Anche il cittadino più ingenuo – con i figli che vanno a scuola – ormai ha sotto gli occhi il fatto incontestabile che la scuola non è assolutamente al centro degli obiettivi politici.
Basta forse qualcuno che semplicemente dica “alla scuola non saranno operati tagli lineari” o “creerò un milione di posti di lavoro”?

Se non si vuole fare demagogia, occorre “investire”, e con urgenza, molte risorse sulla scuola. Non c’è scampo!

Fare un tirocinio nelle aziende, per il triennio delle superiori, costa; e sappiamo che non è di qualità se lasciato al volontariato.
Ragionare in termini di tagli non significa semplicemente ridurre investimenti, ma anche introdurre subdolamente innovazioni – obbligatorie o facoltative – “a carico delle scuole” come quelle dell’Agenda digitale e della smaterializzazione dei documenti.
Ecco un primo esempio: eliminare i registri (per intendersi, quelli dei professori) e sostituirli con i registri elettronici.
Ebbene, fatelo… o peggio sperimentatelo; la responsabilità della gestione e della perfetta tenuta dei registri, in caso di contenzioso, è della scuola che valida (perché se lo sceglie) il software e le sue dinamiche relative alla trasparenza e alla privacy.
I docenti che si espongono e volessero utilizzare il registro elettronico chiedono una formazione. Quando? Come?
Altre ore della loro vita per una formazione “facoltativa”?

Un altro esempio: eliminiamo i libri di testo cartacei. Bene!
Con cosa li sostituiamo?
Fate vobis, diceva il grande Giovanni Boccadoro, o lasciate che l’editore torni al suo monopolio.
E di nuovo mi chiedo se questo è il modo di mettere la scuola – ma sarebbe meglio dire l’istruzione e la formazione delle generazioni future, la crescita sociale e civile del cittadino europeo – al “centro”? E di cosa?

http://www.educationduepuntozero.it/didattica-e-apprendimento/maggior-investimento-italia-sull-ignoranza-verita-numeri-4085591022.shtml