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Gelmini: Il pacchetto Profumo sulla scuola non è una riforma

Maria Stella Gelmini – Si tratta di provvedimenti a costo zero che vanno nella direzione della qualità

Non siamo di fronte a una riforma. Si tratta di provvedimenti a costo zero che vanno nella direzione della qualità“. Lo ha affermato la parlamentare del Pdl Mariastella Gelmini, intervenendo durante la  trasmissione del mattino di Rai radio 1 ’Prima di Tutto’.

L’ex ministro dell’istruzione del governo Berlusconi vede con interesse l’attenzione del governo sul tema dell’orientamento: “Si tratta di un importante ruolo che deve avere la scuola. Non sottovalutiamo questo aspetto a lungo trascurato. Come Paese e collettività paghiamo una disattenzione che favorisce l’abbandono scolastico“.

http://www.orizzontescuola.it/node/24099

Fare causa alla Gelmini per mancate risorse al sostegno

In questo blog ci siamo spesso occupati della lim e del sostegno. Ritengo quindi utile riportare un articolo del Fatto Quotidiano (http://is.gd/gYBqJ) relativo ad una causa legale intentata contro il ministro Gelmini per le mancate promesse relative ai fondi dedicati al sostegno:

 

“Alunni disabili senza diritti”
I genitori portano la Gelmini in tribunale

A settembre il ministro prometteva 2700 insegnanti di sostegno in più. “Non è vero, la riforma riduce drasticamente i fondi”. Così parte a Milano la prima azione collettiva contro il ministero dell’Istruzione, accusato di discriminare gli studenti con disabilità

“Abbiamo incrementato gli insegnanti di sostegno di 2700 unità”. Solo due mesi fa, il 2 settembre 2010, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini rassicurava le famiglie con i figli disabili in vista dell’avvio dell’anno scolastico. Ma le cose non sono andate come promesso.

“Siamo costretti a tenere i nostri figli a casa, perché la riforma Gelmini ha ridotto drasticamente le ore di sostegno alla disabilità”. Parte da un disagio profondo la protesta di 30 genitori di alunni disabili che hanno deciso di intentare la prima azione collettiva (intrapresa con la collaborazione di Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità, e il sostegno dell’associazione Avvocati per niente) contro il ministero dell’Istruzione e gli Uffici scolastici locali, accusati di discriminare gli alunni disabili. “La scarsità delle risorse non può giustificare una lesione del diritto all’istruzione. Lo dice il diritto internazionale, ma anche la nostra Corte Costituzionale”.

L’iniziativa è stata illustrata nella sede del Comune di Milano, in occasione di un incontro pubblico sul diritto all’istruzione dei minori con disabilità al quale erano presenti alcune delle famiglie in causa. “Un Paese non può negare il diritto all’istruzione dicendo che non ci sono risorse”, dichiara Livio Neri di Avvocati per niente. “La Convenzione ONU del 2006 sui diritti dei disabili”, spiega l’avvocato, “afferma che il sostegno va garantito nella misura in cui è necessario”. E ancora: “Il tetto al numero di insegnanti di sostegno previsto dalla Finanziaria del 2007 è stato dichiarato incostituzionale perché – stabilisce la Consulta – lesivo di un diritto fondamentale”.

In Lombardia c’è un insegnante di sostegno ogni 2,34 alunni. Il dato, peggiorato rispetto all’anno scorso, mette la regione agli ultimi posti della classifica nazionale, seguita solo dal Lazio. La falce della riforma Gelmini ha messo in ginocchio moltissime famiglie, costringendole a tenere i figli a casa nelle ore di scuola non coperte dal sostegno. “La socialità in classe e l’affetto dei compagni è fondamentale”, assicura la pedagogista Sonia Mazzitelli, che avverte: “Emarginare il disabile nell’età scolare significa emarginarlo nel suo futuro di lavoratore e di cittadino”.

Nonostante le gravi difficoltà, c’è ancora scarsa consapevolezza dei propri diritti. Fino ad ora i ricorsi hanno riguardato singoli casi, che troppo spesso venivano risolti assegnando ore di sostegno sottratte ad altri. “Ecco il perché di un’azione collettiva”, spiega Marco Rasconi, disabile e presidente di Ledha Milano, “per impedire che una coperta troppo corta venga semplicemente tirata da una parte all’altra”. Tra i più restii a intraprendere vie legali sono gli stranieri, che preferiscono non aggiungere problemi a quelli già esistenti. “Un genitore straniero che aveva sottoscritto il ricorso”, racconta ancora l’avvocato Neri, “ha preferito fare marcia indietro”. In tal senso i ricorrenti si augurano che l’iniziativa contribuisca a una maggiore informazione, soprattutto per le famiglie che non possono difendersi o non sanno di poterlo fare. “Certo, nelle nostre condizioni”, sostiene Maria Spalloni, uno dei genitori che hanno fatto ricorso, “dovremmo essere invitati a un tavolo. Invece siamo costretti a rivolgerci a un tribunale”.

“Le risorse ci sono”, protesta Patrizia Quartieri, consigliere comunale e promotrice dell’incontro di ieri. “Il Comune di Milano”, racconta la Quartieri, “concede indistintamente a tutti gli studenti un bonus libri che costa 5 milioni di euro l’anno, mentre la spesa per il sostegno alla disabilità è di 3,7 milioni”. E rilancia: “Senza ledere alcun diritto”, propone, “basterebbe ripensare l’allocazione di queste risorse”. La questione riguarda anche i fondi regionali, che per il novanta per cento finiscono alle scuole private, e soprattutto quelli stanziati a livello nazionale, dove, ricorda la Quartieri, “si preferisce spendere quaranta miliardi in armamenti”. Ne fa una questione di civiltà anche il costituzionalista Valerio Onida, candidato alle primarie del centrosinistra per le prossime comunali di Milano, che ha assistito all’incontro. “Il fatto che non si possa o non si voglia soddisfare i diritti fondamentali delle persone più deboli fa di questa una società non civile”. E precisa: “Siamo di fronte a uno di quei diritti che possono definirsi assoluti, e in quanto tali devono essere soddisfatti. Non può essere una questione di risorse: non ci sono scuse”.

Mettiamo le lim e togliamo i libri…il paradosso italiano!

Riporto un articolo da Il fatto Quotidiano del 28 ottobre 2010

Niente soldi ai libri di scuola. Il governo riprova il blitz fallito nel 2009 e cancella il fondo da 103 milioni. Lo scorso anno le risorse erano ricomparse nel decreto di Natale, ma questa volta sarà più difficile

 

Nel 2011 il governo non ha previsto i fondi per rendere gratuiti i libri testo delle scuole dell’obbligo. Dopo il tentativo fallito in extremis dodici mesi fa, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ci riprova e cerca di far saltare una delle misure caratteristiche della scuola pubblica dal 1967, cioè il fondo per i libri destinato ai bambini provenienti da famiglie meno abbienti, che serve a garantire il diritto allo studio a tutti i ragazzi. Il capitolo di bilancio della legge Finanziaria che prevede lo stanziamento di 103 milioni per la gratuità dei libri scolastici è stato nuovamente tagliato e ridotto a zero per il prossimo anno.  Se le cose resteranno come sono, e non ci sarà uno stanziamento ulteriore nell’annunciato decreto di Natale, tutte le famiglie che mandano i bambini alle primarie (o che sfruttano il comodato d’uso gratuito nella scuola superiore) saranno costrette a sborsare i soldi per i libri di tasca propria.

Ma quella dei libri non è l’unica misura del piano governativo: il fondo per il diritto allo studio nelle scuole dell’obbligo viene ridotto di oltre il 70 per cento. In questo modo solo il 30 per cento di chi non può permettersi di studiare potrà farlo, per i bambini delle altre famiglie in difficoltà economiche l’istruzione sarà a rischio. Nello stato di previsione del ministero dell’Economia, alla voce “sostegno all’istruzione” sono calcolati solo 33,1 milioni di euro tra le somme da trasferire alle Regioni per le borse di studio. La riduzione rispetto all’anno scorso è quindi di 84,2 milioni di euro. Mentre in quello del ministero dell’Università e la Ricerca, il diritto allo studio nell’istruzione universitaria viene ridotto a 25,7 milioni da 100, tagliando 74 milioni. Con l’aggravante che le Regioni, a loro volta, stanno riducendo i finanziamenti a questo genere di misure a causa dei tagli agli enti locali. Il computo dei tagli che la Finanziaria porterà a scuola e università è stato calcolato dai deputati del Partito democratico che fanno parte della commissione Cultura e che ieri si sono visti respingere tutti gli emendamenti che rifinanziavano questi fondi. Nello specifico hanno registrato una riduzione di 123,3 milioni di euro per l’istruzione prescolastica e di 780,1 milioni di euro per l’istruzione primaria. Per l’istruzione secondaria di primo grado e di secondo grado vengono ridotte rispettivamente di 208,3 milioni e di 841,6 milioni di euro, mentre per l’istruzione post-secondaria, (quella per gli adulti) il taglio è di 7,8 milioni di euro.

In commissione Cultura, a Montecitorio, la discussione ieri è salita di tono e l’Italia dei Valori ha deciso di abbandonare i lavori per protesta. “É stato l’ennesimo atto di arroganza da parte di questo governo – racconta Pierfelice Zazzera, capogruppo Idv in commissione – e di questa maggioranza nei confronti del Parlamento e delle minoranze. Non solo il rappresentante del governo si è presentato con un’ora di ritardo ma, fatto ancor più grave, è stato impedito alle minoranze di parlare. Per questo, abbiamo abbandonato i lavori”. Il Partito democratico denuncia: “Con un colpo secco – dice la capogruppo in commissione Cultura Manuela Ghizzoni – il governo ha abolito la gratuità dei libri di testo nella scuola elementare per il 2011 e ridotto di oltre il 75 per cento i fondi per le borse di studio nelle università. Abbiamo dovuto lottare per ottenere dieci milioni per l’edilizia delle residenze universitarie. É inaccettabile”.

Anche lo scorso anno le proteste erano state analoghe e, sotto pressione, alla fine il governo aveva trovato i 103 milioni di euro mancanti nel decreto milleproroghe natalizio. Questa volta sarà più difficile, perché il decreto di fine anno varrà sette miliardi ma gran parte di questi soldi sono già stati promessi in quello che Tremonti definisce “Piano sviluppo”. Al ministro della Cultura Sandro Bondi servono soldi per il fondo per lo spettacolo, Stefania Prestigiacomo reclama 100 milioni per il dicastero dell’Ambiente, poi ci dovranno essere gli 800 milioni di copertura finanziaria della riforma universitaria. E trovare le risorse per i libri di testo gratuiti sarà ancora più arduo che nel 2009.

 

lim.tutor@gmail.com

Ancora sulle cose SERIE: precari e la ignobile risposta del ministro

Riporto da http://www.ilfattoquotidiano.it

Una conferenza per rispondere ai precari Il gioco delle tre carte del ministro Gelmini

Una conferenza stampa per rispondere ai precari. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha scelto questa modalità per “dialogare” a chi ha organizzato un sit in di protesta davanti a Montecitorio. E qui, come in diverse parti d’Italia, ci sono anche precari che stanno facendo lo sciopero della fame. Ha cercato di giocare d’attacco, dunque, il ministro, spiegando: “Noi capiamo la sofferenza di molti docenti che hanno studiato per avere un posto che poi non hanno. Ma ereditiamo una situazione dai governi precedenti, sono il frutto di politiche dissolute. Oggi contiamo che siano 229 mila i precari che hanno prestato servizio almeno per un anno, e non possiamo pensare di aggiungerli ai 700 mila insegnanti attualmente impiegati. Il nostro impegno morale è quello di non creare nuovi precari”.

Ammette, la Gelmini, che manca tuttavia uno strumento fondamentale di premessa: un nuovo sistema di reclutamento. “Lo faremo – dice – possibilmente dopo una contrattazione sindacale. E se non ci sarà accordo, attraverso un provvedimento legislativo. Per noi l’obiettivo è quello di costruire un sistema basato sul merito. Solo l’Italia e la Grecia non hanno ancora questo sistema. Non vogliamo contrapporre la qualità alle esigenze di chi lavora nella scuola. Il merito è ormai una richiesta diffusa degli stessi insegnanti”. E allora la sorte dei precari che stanno allargando sempre di più la loro contestazione? Secondo la Gelmini un decreto salva precari e gli accordi con le Regioni saranno gli strumenti per assorbire al massimo i perdenti posto. Ma quanti si salveranno? Il ministro non lo sa: “Non siamo ancora in grado di sapere – ha detto testualmente – chi perderà il posto”. Insomma, naviga a vista. E soprattutto, per mettere in evidenza la bontà dell’operato del governo sulla scuola ha elencato una serie di dati a dir poco sorprendenti.

Sui tagli, innanzitutto. Riducendo al minimo il numero dei posti persi controbilanciandoli con il numero dei pensionamenti. Secondo questo calcolo, negli ultimi due anni i 77 mila posti già tagliati si ridurrebbero a 12 mila. Un vero gioco delle tre tavolette. Un gioco che continua quando il ministro afferma che quest’anno  “sono stati recuperati 10 mila nuovi posti di lavoro”. Ma si dimentica di dire come. E cioè che, a parte i posti per il sostegno per i disabili imposti da una sentenza della Corte costituzionale, buona parte sono ore curriculari assegnati “a spezzoni” che sono stati organizzati in cattedre vere e proprie. Posti, insomma, che già c’erano e che non poteva sopprimere. Per non parlare del tempo pieno alle elementari, che la Gelmini insiste nel dire che è aumentato. Ma continua a confondere le sue 40 ore settimanali con il tempo pieno vero e proprio, che prevede le compresenze, ossia la possibilità di arricchire l’offerta formativa per tener conto delle esigenze degli alunni in difficoltà come di quelli che più talentuosi a cui dare strumenti culturali più adeguati. Insomma il contrario della qualità che ripetutamente il ministro ha vantato.

Sciopero della fame – Oggi parliamo di cose serie

Oggi parliamo di cose serie. E – potreste dire voi- la lim non è una cosa seria? No. Non lo è.


Non ho tentennamenti nel dirlo. Mi piace la tecnologia, mi piace l’innovazione, ma non si può tacere su argomenti di sconttante attualità che quasi nessun tg vuole rimarcare, tanto meno il vergognosissimo tg1 divenuto ormai strumento di bieco potere in cui ascoltare soltanto notizie di nani e puttane.

Il signore che vedete sopra è un prof, Pietro di Grusa, che da giorni ormai ha iniziato lo sciopero della fame ed è in condizioni gravissime. E cosa fa il ministro che nemmeno è stato in grado di prendere l’abilitazione alla avvocatura è dovuta correre in calabria (chissa come mai? intanto baciamo le mani…vero marcello?) il ministro NEMMENO risponde a coloro che rischiano la vita ormai per tutti i docenti. Rischiare la vita vuol dire lottare per se stessi, ma anche per i nostri ragazzi, per una società più civile che non sia fatta solo da puttane e corrotti, come il nostro parlamento mafioso. Il ministro, dopo i tagli insensati, ora sta per uccidere dei prof che chiedono soltanto di lavorare, con buona pace del nord razzista che ritiene i prof meriodionali solo dei nullafacenti, anche grazie ad un altro nano che parla di fannulloni.

Questo post per rendere omaggio a chi ha coraggio, coraggio non tanto di non mangiare, quanto di vedere una società diversa che io, forse noi, nemmeno più abbiamo il coraggio di scorgere.

E allora vadano affanculo le lim e tutte le cazzate varie, sono fumo negli occhi. Continueremo ad occuparcene, ma sempre convinti che rispetto al lavoro, quello vero, sono cazzate.

Perdonate lo sfogo.

W la liberta!

lim.tutor@gmail.com

Petizione contro i tagli dei laboratori

Oggi vi presento una petizione importate. Come saprete sono state tagliate molte ore dalla vituperata riforma Gelmini (che riforma non è). Molte di queste erano dei laboratori. Ora, si fa tanto parlare di didattica laboratoriale grazie proprio alla lim, ma come è possibile tagliare le ore dei veri laboratori? Come altre volte ho avuto modo di dire, la lim, per il governo, è fumo negli occhi. Ecco il testo della petizione:

Gentilissima Redazione, vorrei segnalare l’avvio di una petizione in web contro i tagli dei laboratori previsti dalla riforma Gelmini, che penalizza tutti sia studenti che insegnanti , in un ‘ottica puramente economica.
Vi sarei grata se voleste segnalare questa iniziativa sul vostro sito con il link:
www.firmiamo.it/insegnantitecnicopraticiinlotta

Caterina Galletta

Statuto della petizione

Contro i tagli dei laboratori nelle scuole superiori previsti dalla riforma Gelmini

Ai Sig. Onorevoli e Senatori del Parlamento Italiano
e a tutte le Organizzazioni Sindacali

La riforma Gelmini non è stata partorita per ottimizzare l’offerta formativa scolastica, ma per distruggere e peggiorare la scuola pubblica italiana.

Questa riforma ha operato tagli dell’orario scolastico e quindi dei posti di lavoro dei docenti e del personale ATA per un mero motivo economico.

La misura della civiltà di un Paese è quantificata dalle risorse investite per il futuro dei giovani e quindi della Nazione,per i quali giovani invece è stata destinata una riforma penalizzante.

Dal prossimo anno scolastico le ore negli istituti tecnici e professionali passeranno da 36 a 32 ore settimanali, con una decurtazione dell’orario di materie scientifiche , tecniche e professionali.

Le ore di tutti i laboratori saranno dimezzate, cio’ significa maggiore teoria e minore attività sperimentale.

L’attività didattica dei laboratori costituisce una risorsa per gli studenti perché offre loro la possibilità di dedurre leggi ed enunciati teorici ,difficilmente accessibili per giovani menti, a partire dall’attività pratica,facilitando così l’apprendimento, in ossequio alla massima :”SE ASCOLTO DIMENTICO, SE VEDO RICORDO, SE FACCIO CAPISCO”( Confucio).

La riforma ha voluto minimizzare la differenza tra i licei ( dove l’attività sperimentale è sempre stata un miraggio) e gli istituti tecnici e professionali, senza peraltro migliorare la qualità del servizio e dell’offerta formativa in questi ultimi.
I giovani che scelgono di iscriversi negli istituti tecnici e professionali non saranno piu’ in grado di costruire una preparazione ottimale per affrontare il mondo del lavoro ,che richiede invece maggiore preparazione concreta e meno astrattezza.

A partire dall’anno scolastico 2010/2011 saranno tagliati migliaia di cattedre di cui sono titolari gli insegnanti tecnico- pratici, meglio noti come ITP , che sono i depositari e i trasmettitori di una cultura tecnico-scientifica veramente professionalizzante.

Senza questi docenti tutti i laboratori diventeranno delle vetrine di scienza, dove gli alunni saranno ammessi solo per guardare, ma non per esercitare una attività sperimentale.Basti pensare che la riforma taglia del 50% le ore dedicate ai laboratori di fisica e chimica nelle prime e nelle seconde classe dei tecnici, che sono discipline altamente specializzanti.

Infatti queste materie , che sono sempre state impartite per due ore settimanali accoppiate, saranno svolte in 1 ora settimanale soltanto, insufficiente a permettere operativamente l’esecuzione di un esperimento.

Per questo motivo chiediamo a tutte le forze politiche e alle massime autorità governative di rivedere la riforma, reintegrando le codocenze esistenti, restituendo così credibilità alla scuola pubblica e dignità all’istruzione tecnica e professionale.

lim.tutor@gmail.com

Io sto con la Busi

Voi direte, che c’entra la conduttrice del TG1 Luisa Busi con un blog sulle Lim? E’ presto detto. La conduttrice ha di recente inviato una lettera al direttore del TG1 Minzolini dichiarando di non essere più in linea con la conduzione, diciamo così, “ideologica” del tg. Le sue argomentazioni sono varie e ben documentato, e chi volesse leggere la lettera della conduttrice clicchi qui. In generale la sintesi è questa: “Caro (insomma!) direttore, la realtà che racconti nel tg è FALSA, non nel senso che alteri la realtà, ma nel senso che NASCONDI la vera realtà, fatta di disoccupazione, crisi, malcontento post terremoto, dubbie collusioni con la camorra…e scuola”. E qui arriviamo alla lim, ecco cosa dice in modo SACROSANTO la Busi:

Dov’è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale”.

Che dire? Semplice, che ciò che la Busi critica del tg1 noi possiamo estendere a quasi tutta l’informazione italiana. La scuola versa in condizioni pietose e in alcuni casi drammatiche, il governo taglia posti, cattedre e sostegno però in compenso ci dona la lim che, in tale contesto, appare essere un mero strumento di bieca, quanto inutile, propaganda. Che dire dunque? La lim è certo uno strumento dalle grandi potenzialità, e lo sappiamo, ma di certo da sola non basta a risollevare le critiche condizioni in cui si trova la nostra scuola. Per correttezza inserisco di seguito la replica di Brunetta, che si segnala come sempre di basso livello per il suo infimo grado di supponenza:

“Non sappiamo quanto la signora Busi sia produttiva ma di sicuro ha una memoria prodigiosa…”

Non conosciamo il tasso di produttività in redazione della signora Busi ma di certo, glielo riconosciamo volentieri, possiede il dono di una memoria prodigiosa. Apprendiamo infatti che nel motivare le sue storiche dimissioni dalla conduzione del Tg1 ricorda ancora con malcelata sofferenza l’ingrata corvée di dover informare gli italiani (addirittura nell’edizione delle 20!) sul progetto di digitalizzazione della scuola italiana presentato a Palazzo Chigi dai ministri Brunetta e Gelmini. Era il lontano 25 settembre 2009 e quella mattina avevano dato conto dell’avvenuta distribuzione di 10.000 lavagne interattive multimediali ad altrettanti classi così come di un corso di formazione, appena conclusosi, per oltre 30mila docenti. Sapevamo già allora che si trattava di una notizia importante (soprattutto per gli studenti e le loro famiglie) ma non potevamo immaginare che sarebbe rimasta così impressa nella memoria di chi quella sera, con buona dose di stoicismo, la stava leggendo davanti alle telecamere…


Si commenta da solo.

lim.tutor@gmail.com