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Corsi LIM gratuiti per docenti precari

Cari miei lettori, di certo non vi sarà  sfuggito l’annoso e triste problema di (noi) precari. Nell’ambito lim accade una cosa a dir poco vergognosa. I precari NON POSSONO AVERE FORMAZIONE SULLE LIM. Perchè? Semplice. I dirigenti devono individuare dei docenti per l’anno successivo che seguano il progetto, ragion per cui i precari sono esclusi, senza contare che essendo giovani i precari sono anche quelli più esperti di nuove tecnologie. Per questo motivo invito i vari ambiti territoriali e voi tutti a sensibilizzare rispetto al problema e, possibilmente, ad organizzare corsi per i nostri colleghi che non hanno avuto modo di ricevere formazione.

Io per l’umbria do la mia disponibilità a tenere, per quel poco che so, dei corsi. Se c’è qualcuno interessato mi scriva pure!

 

lim.tutor@gmail.com

I precari saranno senza pensione, parola di INPS

Oggi un articolo più importante delle lim, ahimè:

Riporto dal sito

http://contintasca.blogosfere.it/2010/10/inps-e-ufficiale-i-precari-saranno-senza-pensione-silenzio-dei-media-o-scatta-la-rivolta.html

La notizia è arrivata e conferma la peggiore delle ipotesi. Rimarrà sotto traccia per ovvi motivi, anche se in Rete possiamo farla circolare. Se siete precari sappiate che non riceverete la pensione. I contributi che state versando servono soltanto a pagare chi la pensione ce l’ha garantita. Perché l’Inps debba nascondere questa verità è evidente: per evitare la rivolta. Ad affermarlo non sono degli analisti rivoluzionari e di sinistra ma lo stesso presidente dell’istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua che, come scrive Agoravox, ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.

Intrage scrive che l’annuncio è stato dato nel corso di un convegno: la notizia principale sarebbe dovuta essere quella che l’Inps invierà, la prossima settimana, circa 4 milioni di lettere ai parasubordinati, dopo quelle spedite a luglio ai lavoratori dipendenti, per spiegare come consultare on line la posizione previdenziale personale. Per verificare, cioè, i contributi che risultano versati.

La seconda notizia è che non sarà possibile, per il lavoratore parasubordinato, simulare sullo stesso sito quella che dovrebbe essere la sua pensione, come invece possono già fare i lavoratori dipendenti. Il motivo di questa differenza pare sia stato spiegato da Mastrapasqua proprio con quella battuta. Per dire, in altre parole, che se i vari collaboratori, consulenti, lavoratori a progetto, co.co.co., iscritti alla gestione separata Inps, cioè i parasubordinati, venissero a conoscenza della verità, potrebbero arrabbiarsi sul serio. E la verità è che col sistema contributivo, i trattamenti maturati da collaboratori e consulenti spesso non arrivano alla pensione minima.

precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l’INPS gli “imprenditori di loro stessi” creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l’INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.

L’unico sistema che l’INPS ha trovato per affrontare l’amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.

Quindi paghiamo i nostri contributi che non rivedremo sotto forma di pensione. Se reagiamo adesso, forse, abbiamo ancora la speranza di una pensione minima.

SE POSSIBILE DATE MASSIMA DIFFUSIONE. GRAZIE

lim.tutor@gmail.com

Ancora sulle cose SERIE: precari e la ignobile risposta del ministro

Riporto da http://www.ilfattoquotidiano.it

Una conferenza per rispondere ai precari Il gioco delle tre carte del ministro Gelmini

Una conferenza stampa per rispondere ai precari. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha scelto questa modalità per “dialogare” a chi ha organizzato un sit in di protesta davanti a Montecitorio. E qui, come in diverse parti d’Italia, ci sono anche precari che stanno facendo lo sciopero della fame. Ha cercato di giocare d’attacco, dunque, il ministro, spiegando: “Noi capiamo la sofferenza di molti docenti che hanno studiato per avere un posto che poi non hanno. Ma ereditiamo una situazione dai governi precedenti, sono il frutto di politiche dissolute. Oggi contiamo che siano 229 mila i precari che hanno prestato servizio almeno per un anno, e non possiamo pensare di aggiungerli ai 700 mila insegnanti attualmente impiegati. Il nostro impegno morale è quello di non creare nuovi precari”.

Ammette, la Gelmini, che manca tuttavia uno strumento fondamentale di premessa: un nuovo sistema di reclutamento. “Lo faremo – dice – possibilmente dopo una contrattazione sindacale. E se non ci sarà accordo, attraverso un provvedimento legislativo. Per noi l’obiettivo è quello di costruire un sistema basato sul merito. Solo l’Italia e la Grecia non hanno ancora questo sistema. Non vogliamo contrapporre la qualità alle esigenze di chi lavora nella scuola. Il merito è ormai una richiesta diffusa degli stessi insegnanti”. E allora la sorte dei precari che stanno allargando sempre di più la loro contestazione? Secondo la Gelmini un decreto salva precari e gli accordi con le Regioni saranno gli strumenti per assorbire al massimo i perdenti posto. Ma quanti si salveranno? Il ministro non lo sa: “Non siamo ancora in grado di sapere – ha detto testualmente – chi perderà il posto”. Insomma, naviga a vista. E soprattutto, per mettere in evidenza la bontà dell’operato del governo sulla scuola ha elencato una serie di dati a dir poco sorprendenti.

Sui tagli, innanzitutto. Riducendo al minimo il numero dei posti persi controbilanciandoli con il numero dei pensionamenti. Secondo questo calcolo, negli ultimi due anni i 77 mila posti già tagliati si ridurrebbero a 12 mila. Un vero gioco delle tre tavolette. Un gioco che continua quando il ministro afferma che quest’anno  “sono stati recuperati 10 mila nuovi posti di lavoro”. Ma si dimentica di dire come. E cioè che, a parte i posti per il sostegno per i disabili imposti da una sentenza della Corte costituzionale, buona parte sono ore curriculari assegnati “a spezzoni” che sono stati organizzati in cattedre vere e proprie. Posti, insomma, che già c’erano e che non poteva sopprimere. Per non parlare del tempo pieno alle elementari, che la Gelmini insiste nel dire che è aumentato. Ma continua a confondere le sue 40 ore settimanali con il tempo pieno vero e proprio, che prevede le compresenze, ossia la possibilità di arricchire l’offerta formativa per tener conto delle esigenze degli alunni in difficoltà come di quelli che più talentuosi a cui dare strumenti culturali più adeguati. Insomma il contrario della qualità che ripetutamente il ministro ha vantato.

Un pò di sana polemica vs Ministero e Ansas

Oggi polemica.

In molti, durante questi mesi, si sono collegati a questo blog pensando fosse l’EDULAB di Ansas connesso al piano di diffusione delle Lim. Questo Blog non ha nulla a che fare con Ansas, come ho scritto più volte. Tuttavia non ignora, anzi si accompagna, al suddetto piano. Ma con tanti però.  I però già discussi possono essere riassunti cosi:

– si finanziano le Lim ma si lasciano a casa tanti precari (chi scrive è un precario)

– si fa un piano di diffusione Lim SENZA metodologia (a Montecatini, durante la formazione dei formatori futuri tutor, hanno mostrato, per altro pochissimo e caoticamente, le Lim ma NON hanno mostrato una metodologia, ma solo tecnologia. Come dire: vi abbiamo comprato il giocattolo e ora vedete di farlo funzionare.

Oggi vi voglio parlare del piano MIRACOLOSO escogitato dal ministero per trasformare gli insegnanti della primaria in docenti di inglese. Il piano di formazione, affidato ad Ansas, prevede 50 ore, di cui 20 online, cosi da consentire ai docenti che NON hanno mai insegnato (e forse studiato) inglese, di insegnarlo: una vergogna. Il fine? Semplice: ridurre di 4500 unità (si, quattromilaecinquecento) il personale specializzato in inglese.

Che c’entra tutto questo con la Lim? Nulla, direttamente. Ma il blog si chiama Lim e Dintorni, ecco questi sono i dintorni vergognosi! Ecco perchè scrivo in rosso. Di seguito l’approfondimento dal sito flc cgil scuola:

Da tempo l’importanza di insegnare la lingua inglese fin dalla scuola primaria è riconosciuta in modo pressochè generalizzato.

Nella scuola primaria finora questo insegnamento è stato assicurato o da insegnanti specializzate che insegnano inglese nelle stesse classi dove sono anche insegnanti “generaliste” o da maestre specialiste che insegnano solo lingua inglese in più classi.

Peraltro tale insegnamento ha costituito un’occasione importante di conoscenza ed uso del “Quadro Comune Europeo di Riferimento”, di innovazione didattico-metodologica, di confronto con un interessante dibattito.

Sarebbe quantomai opportuno che chi di dovere si occupasse di come implementare e/o migliorare tale insegnamento. Anche attraverso adeguati piani di formazione destinati ai docenti della scuola primaria.

Ma non è davvero quello che sta accadendo, anzi.

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