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Flipped Classroom: uno sguardo approfondito

Vorrei chiarire cosa si intende per FLIPPED CLASSROOM o “classe rovesciata“. La classe rovesciata è un modello di insegnamento in cui il “compito per casa” assegnato allo studente consiste nella tradizionele “spiegazione” ma vista FUORI dalla classe in un “vodcast” o VIDEO PODCAST cioè un video creato dall’insegnante e messo a disposizione degli studenti online – via mail o inserito nel Blog o in una classe virtuale; in alternativa si può usare un video già presente in rete sull’argomento trattato, cosa utilissima per noi insegnanti di lingua straniera in quanto possiamo avvalerci di materiale autentico con parlanti nativi e diversi accenti. Lo studente quindi si guarda la lezione (dove, come, quante volte  e quando preferisce) e il giorno seguente IN CLASSE il tempo che una volta era dedicato alla correzione dei compiti assegnati, viene dedicato alla risposta di domande, soluzione di problemi, esecuzione di esercizi, discussione di tematiche o lavori di gruppo. Ho trovato alcune immagini che chiariscono visivamente:

flipped1

flipped2

E’ ovvio che anche tale metodologia presuppone alcuni  elementi imprescindibili e irrinunciabili per il successo di una lezione e del processo stesso di apprendimento: 1) la passione e convinzione del docente sulla validità del metodo;  2) la preparazione accurata di contenuti, tempi di esecuzione ed attività;  3) l’impegno e la fiducia degli studenti. Tale modello si inserisce nel più ampio approccio di  BLENDED LEARNING  apprendimento misto o apprendimento ibrido, cioè ad un mix di ambienti d’apprendimento diversi dove lo studente ha un ruolo attivo e non passivo. Secondo la definizione di Wikipedia “esso combina il metodo tradizionale frontale in aula con attività mediata dal computer (ad esempio e-learning, uso di DVD, ecc.) e/o da sistemi mobili (come smartphone e tablet). Secondo i suoi fautori, la strategia crea un approccio più integrato tra docenti e discenti.”

Questo articolo in inglese preso dall’online community Edutopia chiarisce i pro e i contro di tale metodologia. Pro & Con of the Flipped Classroom.

Personalmente, poichè credo sempre meno nella lezione frontale e nella sua validità con i “nativi digitali”  e da anni la uso pochissimo o al massimo per introdurre con presentazioni un autore o un argomento e mai per più di 10/ 20 minuti (comprensivi di immagini, video e lezione dialogata), vorrei aumentare e incrementare l’uso della flipped classroom; nutro però alcuni dubbi nella consapevolezza che se resta utilizzata solo in una materia la sua ricaduta educativa sia limitata e talvolta anzi controproducente in quanto può generare confusione nei ragazzi e collisione con i metodi più tradizionali usati nelle altre materie. Posso inoltre affermare che qui in Italia o almeno a Pordenone dove vivo io, c’è ancora il digital divide ovvero il divario digitale tra gli studenti che in famiglia hanno accesso alle tecnologie digitali più avanzate e quelli che ne sono esclusi in modo parziale o totale. Questo fattore infatti è uno dei difetti della lcasse rovesciata e si applica anche alle strutture inadeguate di certe istituzioni scolastiche. Sull’argomento e sulle sue cause non mi soffermo in quanto c’è ampia letteratura al riguardo.

Ecco un video di un’ insegnante di matematica che spiega perché ha “capovolto la sua classe”

Si sottolinea la necessità di differenziare le attività e il senso di frustrazione e sopraffazione del docente che con i metodi tradizionali deve omogeneizzare la lezione, creando studenti annoiati (i più veloci e con livelli avanzati) e altri invece in difficoltà senza un recupero efficace. IL 90% del tempo della lezione tradizionale era dedicato alla spiegazione uniforme senza mai poter dedicare tempo sufficiente al recupero e alle esigenze dei singoli studenti. Con la classe capovolta gli studenti seguono i loro tempi di apprendimento, si autoregolano cioè. In classe i gruppi hanno assegnate loro attività diverse e si dedicano all’applicazione di contenuti individualizzati. Ecco che  tutti gli studenti sono così impegnati e seguiti dal docente che può lavorare in modo efficace tra i gruppi con abilità diverse.

Le scuole di oggi non devono più  essere organizzate come catene di montaggio. Sottostiamo già a  tempi poco flessibili scanditi dal suono della campanella, quando nel mondo e nella vita reale si richiede sempre di più flessibilità. Dobbiamo iniziare ad educare i nostri ragazzi a lavorare in gruppi, a collaborare in base alle loro capacità ed interessi, non soltanto in base all’età anagrafica. Mi duole dirlo ma noto spesso che nel corso degli studi superiori i ragazzi sembrano perdere la loro creatività. Io non voglio ragazzi che rispondono alle mie domande, voglio studenti che le domande se le pongono, me le pongono. E che magari trovano essi stessi la risposta on-line o all’interno del gruppo. Ovvio che l’insegnante deve abbandonare il ruolo di unico trasmettitore delle conoscenze ma deve mettersi in gioco, farsi organizzatore e  facilitatore pronto a imparare cose nuove. Questo è fantastico e mi invoglia a crederci :)

Concludo con un video molto chiaro sulla Flipped Classroom.

E riassumo con un video What is a Flipped Classroom in 60 seconds.

FLIPPED CLASS SESSION

Flipped-Classroom-table

 

http://www.lacimetta.com

Flipped Classroom: materiali di matematica

Dal sito: http://www.matematicapovolta.it/

Insiemi

I Numeri Naturali

 

 

Operazioni con i Numeri Naturali

 

 

 

Fattori e Multipli

 

 

 

Ordine delle Operazioni

 

 

 

Numeri Interi

 

 

 

Le Frazioni

 

 

 

I numeri relativi

 

 

 

Proprietà delle potenze

 

 

 

Proporzioni

 

 

 

Le percentuali

 

 

 

I numeri periodici

 

 

 

Il calcolo letterale

 

 

 

Esercizi risolti

 

 

 

 

Equazioni e disequazioni

 

 

Geometria di Base

 

Intervista a Fabio Biscaro sulla Flipped Classroom

1) cosa è in breve una flipped classroom ?

Una flipped classroom è una classe in cui si lavora con l’ottica di fare fare ai ragazzi il maggior numero di attività significative e motivanti in modo da aumentare la loro partecipazione e il desiderio di imparare. Sono loro che devono “spingere” l’apprendimento piuttosto che i docenti a “tirare”.
2) quale è l’innovazione di questo modello?

L’innovazione del modello consiste nel capovolgere le attività: a casa vengono fatte le lezioni e in classe le esercitazioni. In sostanza si danno ai ragazzi i materiali, soprattutto video, da guardare a casa in cui possono studiare in anticipo gli argomenti delle lezioni o verificare lo svolgimento di alcuni esercizi. In seguito in classe i ragazzi svolgono gli esercizi seguiti dal docente che li aiuta, corregge e verifica il loro impegno e la loro preparazione. I ragazzi a scuola sono così coinvolti in attività che svolgono in prima persona e nelle quali apprendono anche tramite try & error, che è una delle modalità che tutti noi usiamo spontaneamente: si pensi ad esempio al fatto che i manuali di istruzioni sono sempre più rari perché viene permesso alle persone di imparare a tentativi.

Spesso inoltre i ragazzi vengono fatti lavorare in gruppo, anche semplicemente a coppie , in quanto il lavoro in gruppo li stimola molto. Gli studenti di una stessa classe lavorando singolarmente tendono a distrarsi e a comunicare tra di loro. Quando sono in gruppi di due invece, non hanno più bisogno di socializzare con altri, e si concentrano nella risoluzione del problema. E’ importante anche separare i banchi a due a due per evitare troppe discussioni tra gruppi diversi che solitamente non centrano nulla con l’argomento della lezione.

3) in che modo cambia il ruolo del docente?

I ragazzi arrivano in classe avendo già visto un video o del materiale in precedenza. Il docente così entra la mattina in classe e, dopo avere verificato che abbiano visto il video, assegna un esercizio. Quindi passa tra i banchi e segue gli studenti mentre lavorano e li aiuta se sono in difficoltà.

Le  lezioni preparate dal docente devono diventare il più possibile delle piccole scatole che contengono al loro interno tutto il necessario per svolgere l’esercizio.  Come se fossero una scatola di un gioco che al suo interno ha le istruzioni per imparare a giocare. Solo che il gioco avrà come obiettivo l’acquisizione di una abilità o competenza.

4) di quali strumenti necessita una fc?

Qui vorrei un attimo stupire… nel senso che si pensa che per fare una buona didattica ci sia per forza bisogno di LIM, di tecnologia e di computer. Non nego che siano molto utili e aiutino. Ma nessuno strumento è veramente necessario. Per lo meno nessuno strumento a pagamento oltre quelli che si hanno già. E’ molto utile, ad esempio, pubblicare online le esercitazioni in modo che siano sempre reperibili da tutti.

Ma in Italiano ad esempio si potrebbe anche consegnare alla fine dell’ora un testo da leggere per la volta successiva e sul quale i ragazzi devono anche solo rispondere ad un paio di domande che accertino la lettura del testo. Poi in classe si farà la discussione e il lavoro vero e proprio seguiti dal docente. Anche su un pezzo di carta.

Ovviamente qualunque strumento tecnologico è bene accetto e può dare una mano: un video è più interessante da seguire di un testo da leggere e fare una presentazione di powerpoint, arricchita di immagini e quant’altro, è per molti più motivante che scrivere su un pezzo di carta. Ma non è tanto la tecnologia utilizzata quanto il metodo: farli lavorare seguiti e aiutati su attività per loro interessanti e su cui hanno un minimo di autonomia.

5) quali sono i vantaggi?

I vantaggi consistono in:

  • I ragazzi sono maggiormente motivati e, anche se non ci sono ancora  molti studi a riguardo, è sufficiente provare per rendersene conto. Uno  dei motivi è che mentre la lezione fatta da spiegazione+interrogazione+compito presenta come unico motivatore il voto,  che è un motivatore esterno, la flipped learning introduce dei motivatori interni che sono:
    • Il lavoro sociale/di gruppo
    • Un obiettivo da raggiungere
    • L’autonomia necessaria a potere raggiungere l’obiettivo

Inoltre il feedback immediato da parte del docente che segue il ragazzo durante il lavoro, lo aiuta a non perdersi e non rimanere bloccato.

  • Vengono sfruttate tutte le tecnologie disponibili: ad esempio anche tramite il loro cellulare possono guardare in qualunque momento il video del docente e seguire le istruzioni. Si può finalmente utilizzare uno strumento dichiarato nemico giurato in molti pof per fare qualcosa di costruttivo e positivo e che i ragazzi fanno volentieri.
  • Possibilità per il ragazzo di integrare la disciplina con le sue conoscenze: i compiti possono essere strutturati e pensati in modo da lasciare al ragazzo una  certa libertà  nel risolverli in modo che abbia la possibilità  di esprimersi. E’ una caratteristica molto importante nel mondo attuale un      po’ in crisi in cui, soprattutto in Italia, a volte ci manca un po’ di intraprendenza per cominciare un nuovo lavoro e una nuova attività. Abituiamoli a farlo!  Magari riusciranno a sbloccare qualche ingranaggio che in Italia si è incagliato.
  • Un ragazzo può rivedere più volte i video se necessario e anche chi  è stato assente non avrà problemi a riagganciarsi al resto della classe.

6) e quali gli svantaggi?

  • Le lezioni vanno preparate in modo diverso, come dei piccoli compiti da svolgere, e questo richiede tempo e soprattutto non è pensabile  di diventare flipped teacher dall’oggi al domani. Bisogna darsi del tempo, sperimentare  e imparare dai propri  errori. Meglio cominciare da una classe e un po’  alla volta provare e vedere come ci si trova e perfezionare il nostro      metodo preferito.
  • Come non mai sarebbe importante fare  rete con altri per aiutarsi e scambiarsi idee, esperienze e materiale. E anche per crescere più velocemente.
  • E’ importante organizzarsi per riuscire a verificare ogni lavoro che i ragazzi fanno, anche solo evidenziandolo come “fatto” e “non fatto” perché noi siamo le uniche persone che controllano il loro lavoro e se nemmeno a noi interessa il loro lavoro perdono facilmente la motivazione

Bene, un grazie al dott. Biscaro

http://www.erickson.it/Libri/Pagine/Scheda-Libro.aspx?ItemId=40635

http://www.ibs.it/code/9788859004882/maglioni-maurizio/classe-capovolta-innovare.html

Cinque strumenti utili per la creazione di flip book per i propri studenti

Nei mesi scorsi ci siamo già occupati del fil teaching, l’insegnamento capovolto, riassumendone le caratteristiche nei due articoli:

Di seguito vengono presentati cinque strumenti per la costruzione di risorse per le classi capovolte.

1 – Pageflip Flap

PageFlip Flap è uno strumento che permette di trasformare i file doc, pdf, word e i filmati in un flipbook interattivo. Basta caricare il file sul sito e si riceverà una e-mail con l’URL con la risorsa creata. Si può anche condividere ogni file con gli utenti tramite e-mail, sul proprio blog, oppure su Twitter.

2 – Flip Snack

FlipSnack permette di trasformare i file PDF in libri interattivi. Strumento ideale per insegnanti e studenti che vogliono collaborare e condividere il proprio lavoro con i genitori e i colleghi. Facile da integrare in qualsiasi sito web o blog. Le lezioni si presentano con un look divertente e sono semplici da scaricare.

3 – Issuu

Issuu è una piattaforma plublishing dove si possono caricare i propri documenti o PDF e trasformarli in un semplice flipbook.

4 – Mixbook

Questo è uno strumento che può essere utilizzato per creare album fotografici con pagine di svolta. Carica le immagini dal tuo computer o dal web. È possibile incorporare il vostro lavoro finale in qualsiasi pagina web.

5 – Bookr

Bookr è un altro strumento web semplice da utilizzare per la creazione di un album fotografico per la classe. Se si dispone di immagini in Flickr si può utilizzare questo strumento per creare agevolmente una miriade di album.

Ancora sulla Flipped Classroom: un powerpoint ci spiega cosa sia

Flipped classroom: cosa è?

Un po’ di tempo è passato da quando due insegnanti di chimica Aaron Sams e Jonathan Bergmann hanno cominciato, nel 2007, a realizzare video-lezioni che gli studenti guardavano a casa via video-podcast per poter avere più tempo per poter fare maggiori esperienze di apprendimento attivo in classe. Da allora, grazie alla popolarità della Khan Academy l’idea della didattica “capovolta” (da to flip, capovolgere) negli Stati Uniti è letteralmente esplosa e sta acquistando sempre maggiore popolarità e credibilità anche negli ambienti educativi europei.

Si tratta di utilizzare video-lezioni da far vedere agli studenti al di fuori dal tempo scuola in modo da poter disporre in classe di un tempo maggiore per attività sperimentali, esercizi, lavoro di gruppo, discussioni, per quel lavoro di approfondimento e di riflessione, quindi, che spesso viene sacrificato proprio per mancanza di tempo, capovolgendo così il consueto approccio didattico.

Grazie all’insegnante che crea video-lezioni, la didattica che solitamente si faceva in classe ora è accessibile da casa, anche prima della lezione in aula.

La classe diventa, così, il luogo in cui lavorare attraverso la soluzione di problemi, la riflessione e il coinvolgimento in attività di apprendimento cooperativo e/o per lavorare con nuovi approcci didattici, come per esempio l’IBSE (Inquiry-Based Science Education), che essendo di matrice costruttivista richiedono molto tempo per le attività in classe. In questo modo, inoltre, ognuno può apprendere secondo il proprio stile di apprendimento e col proprio ritmo. Gli studenti hanno il controllo del medium e la possibilità di rivedere la parti che non hanno compreso bene, che necessitano di maggiore rinforzo e/o quelle parti che sono di particolare interesse. Ma la cosa più interessante è che tutti gli aspetti dell’istruzione possono essere ripensati per massimizzare la risorsa che sempre scarseggia a scuola:  il tempo.

È chiaro che il vantaggio non è il video in sé, ma a fare la differenza sono il modo in cui si integrano questi video con le attività in aula e il fatto che i contenuti stessi, che spesso costituiscono la base della nostra lezione frontale, diventano maggiormente accessibili e controllabili da parte dell’alunno.

Ma funziona veramente?

In un sondaggio effettuato dal sito web americano  Classroom Window che ha analizzato le risposte di oltre  500 insegnanti è risultato che oltre il 90% degli insegnanti che hanno provato a “capovolgere” l’insegnamento hanno migliorato la propria motivazione, il 70% circa ha riportato miglioramenti nei punteggi dei test finali standardizzati e l’80% ha riportato un miglioramento nell’atteggiamento degli studenti.

Il Dott. Lodge McCammon del Friday Institute for Educational Innovation della North Carolina State University, che ha sviluppato un approccio di insegnamento chiamato FIZZche ha lo scopo di fornire formazione alle scuole per trasformare l’insegnamento e l’apprendimento attraverso la flipped classroom, sostiene che la flipped classroom è efficiente anche per il fatto che un video può trasmettere i contenuti delle lezioni possono in modo più efficace rispetto a una lezione “in presenza”, in quanto in circa 10 minuti di un video ben fatto si possono spiegare gli stessi contenuti svolti durante una lezione che in classe dura 60 minuti. Inoltre, sempre secondo McCammon, anche la qualità dell’insegnamento migliora in quanto dovendo registrare contenuti e riflessioni in un video, ogni insegnante perfeziona anche la propria capacità di comunicazione. L’utilizzo di questo approccio consente di avere più tempo in classe per attività in cui gli studenti devono collaborare tra loro, permettendo  un approccio all’insegnamento blended (online e in presenza) e un apprendimento degli studenti secondo il proprio passo e più in linea con le modalità con cui gli studenti di oggi imparano.

Più tempo per cosa?

Ci si lamenta sempre, a ragione, del poco tempo che abbiamo per fare tutto ciò che dobbiamo o vorremmo. Una delle obiezioni che spesso viene sollevata quando, per esempio, si parla di insegnamento attraverso l’approccio IBSE, è proprio il fatto che, essendo un approccio di matrice costruttivista, richiede molto tempo per le attività in classe e come tale pare improponibile quando abbiamo solo due o tre ore settimanali. Se noi, invece, capovolgiamo l’insegnamento attraverso le video lezioni, ci troviamo ad avere più tempo per lavorare, per esempio,  con l’approccio IBSE per un apprendimento che sia realmente significativo per i ragazzi.

Certo, però, bisogna tenere in considerazione anche i probabili problemi. Il primo che mi viene in mente, e che si presenta ogni volta che si cerca di introdurre qualche innovazione, è il fatto che i docenti abituati da sempre a una didattica trasmissiva, centrata sull’insegnante, non sanno bene come fare a passare a un approccio più attivo e centrato sullo studente.

Il vero grande problema legato all’introduzione di questo “capovolgimento” forse è proprio questo. In fondo, la lezione frontale è uno “strumento” che conosciamo bene e che ci fa sentire a nostro agio in classe. Quando per anni si è seguita, a torto o a ragione, la cosiddetta logica del completamento del programma di cui abbiamo parlato nel post precedente, è difficile e spiazzante pensare di cambiare punto di vista improvvisamente. Eppure sono certa che, come spesso accade, se si prova a cambiare prospettiva, una volta visti i risultati ogni sforzo fatto ci viene ripagato ampiamente.

Non solo video

A questo punto penso sia ormai chiaro che il capovolgimento non consiste semplicemente nella produzione e/o somministrazione di video a sostituzione della preziosa figura dell’insegnante, “rimpiazzato” banalmente da una macchina come accade in altri ambiti lavorativi come qualcuno a volte ipotizza, ma che si tratta di realizzare video ad hoc da utilizzare sì come compito domestico ma al fine di poter cambiare la didattica verso un insegnamento/apprendimento maggiormente significativo e attivo.

Ma anche video

Altro problema: come si fa a realizzare i propri video? Quali abilità tecnologiche servono? Quali strumenti utilizzare? È una impresa impossibile se non ho una specializzazione in informatica?

Una soluzione possibile è quella del dott. McCammon che promuove l’utilizzo dei cosiddetti “one take” video che possono essere realizzati con una videocamera digitale poco costosa, un treppiede, una lavagna bianca e pennarelli colorati. In pratica, gli insegnanti abbozzano la loro presentazione su una serie di piccole lavagne bianche. Poi, registrano semplicemente se stessi mentre parlano utilizzando questa serie di lavagne.

 

Secondo McCammon il beneficio di questo approccio semplice è che i  video possono essere realizzati molto velocemente. Inoltre, vedendo il proprio insegnante nel video, lo studente è connesso sia all’insegnante che al contenuto.

Questa è una possibilità. Un’altra opzione altrettanto semplice, per chi per esempio utilizza già delle presentazioni in powerpoint per le proprie lezioni, prevede di partire da una presentazione che già abbiamo nella nostra “cassetta degli attrezzi” quotidiana, e da un “copione” scritto della lezione.

Scriversi esattamente ciò che intendiamo dire durante la spiegazione è importante per vari motivi. La durata ottimale di un video didattico dovrebbe essere di circa 10 minuti, sia per una questione di possibile caduta di attenzione negli studenti sia  perché un video più lungo occuperebbe troppo spazio (soprattutto se vogliamo caricarlo per esempio su YouTube). Se non scriviamo il nostro discorso e andiamo a braccio rischiamo non solo di allungare troppo i tempi ma anche di non essere efficaci come vorremmo (provare per credere!). Una volta preparato lo storyboard della nostra lezione potremmo semplicemente registrare la nostra voce narrante mentre facciamo scorrere la presentazione sullo schermo e metterlo online.

Per la videoregistrazione potrebbe bastare uno dei programmi già in dotazione in qualsiasi computer (come per esempio Quicktime scaricabile gratuitamente) ma esistono alcuni programmi che ci consentono non solo di videoregistrare le nostre lezioni, ma anche tagliare le parti sbagliate, unire video, foto… migliorando molto la qualità del nostro video. Questi programmi sono per lo più a pagamento (per esempio Camtasia Studio, per windows e mac, o Screenflow per utenti Apple per citarne un paio) ma ci sono anche software opensource come Screencast-o-matic, sia per Windows che per Mac, che vi consentono di fare un ottimo montaggio gratuitamente e direttamente online.

Per cominciare, però, si potrebbero utilizzare anche video di buona qualità realizzati da altri docenti. I video della Khan Academy, per esempio, sono in inglese ma alcuni sono sottotitolati anche in italiano. I miei preferiti, in realtà, sono quelli del Prof. Paul Andersenche di recente sta inserendo, con un progetto di collaborazione internazionale, i sottotitoli in tutte le lingue ai suoi video.

 

Interessanti risorse italiane, in relazione alla chimica per esempio, sono quelle della Prof.ssa Romina Papa che è proprio la persona che, insieme al Prof. Graziano Cecchinato, ha tenuto una lezione sulle flipped classroom nella mia scuola e ispirato anche questo post.

 

Non resta che provare.

Per approfondire:

 

http://ingredientesegreto.linxedizioni.it/2013/04/02/flipped-classroom/

Flip teaching, la diffusione dell’insegnamento capovolto

Il flip teaching è una metodologia didattica che sta prendendo campo all’estero negli ultimi anni. Le classi coinvolte in questa metodologia, dette flipped classroom, sono protagoniste di una inversione delle modalità di insegnamento tradizionale in cui il docente è il dispensatore del sapere e l’allievo recepisce, esercitandosi prevalentemente a casa.

Le attività avvengono in modalità blended e, di conseguenza, è fondamentale l’uso delle nuove tecnologie per fornire le adeguate risorse agli allievi al di fuori del contesto classe. Infatti, gli allievi hanno a disposizione una ingente quantità di materiali didattiche, che possono condividere, annotare, modificare o addirittura creare in maniera collaborativa. Fondamentale è il ruolo dei forum di discussione, in quanto si permette all’allievo di imparare in maniera costruttiva e di raggiungere diversi obiettivi trasversali afferenti all’area delle relazioni.

Si utilizza il termine “flip” in quando viene ribaltata la modalità in cui vengono proposti i contenuti e i tempi utili per l’apprendimento. In una flipped classroom la responsabilità del processo di insegnamento viene in un certo senso “trasferita” agli studenti, i quali possono controllare l’accesso ai contenuti in modo diretto, avere a disposizione i tempi necessari per l’apprendimento e la valutazione. L’insegnante diventa quindi un supporto alla comprensione di quanto appreso a mano a mano dagli allievi e dovrà impiegare il proprio tempo in questo processo di passaggio dall’ampliamento delle conoscenze all’acquisizione di capacità e competenze.

Come per tutte le metodologie didattiche, anche il flip teaching presenta punti di forza e punti di criticità. Di certo tale modalità di insegnamento favorisce l’individualizzazione e la personalizzazione dei percorsi di insegnamento, in quanto gli insegnanti possono dare delle precise indicazioni agli allievi su come muoversi e sulle risorse che ciascuno di loro può utilizzare. Verranno certamente penalizzati i rapporti interpersonali, in quanto l’allievo avrà un contatto molto stretto con il computer sia a scuola che a casa! Inoltre, gli educatori saranno costretti a riflettere su come strutturare e proporre i contenuti, rischiando di focalizzare l’attenzione sul contenuto, piuttosto che sull’apprendimento.